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Israele: 7 anni carcere a ex presidente Katzav

22 marzo, 22:28
Katsav
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Israele: 7 anni carcere a ex presidente Katzav

TEL AVIV - Sette anni dietro le sbarre: è questa la sorte inflitta oggi da un tribunale di Tel Aviv all'ex primo cittadino d'Israele Moshe Katzav, presidente della Repubblica fra il 2000 e il 2007, reo d'aver stuprato due donne quando sedeva sulla poltrona di ministro del Turismo e di avere perpetrato poi molestie sessuali addirittura nella residenza presidenziale. Un'infamia senza precedenti nella pur travagliata storia di scandali della classe politica israeliana. L'annuncio della pena, molto atteso dopo il verdetto di colpevolezza del 30 dicembre, ha scosso il Paese in diretta tv. Di qui a qualche settimana aprirà la porta del carcere all'uomo che solo tre anni e mezzo orsono era stato costretto a dimettersi dalla più alta carica dello Stato sull'onda delle prime avvisaglie della bufera giudiziaria.

La corte, composta da un arabo cristiano (il presidente del collegio George Kara) e da due giudici-donna ebree, ha rigettato i proclami d'innocenza dell'imputato e non ha ceduto alla clemenza: salvo rinviare all' 8 maggio l'esecuzione della condanna. Con un voto di due a uno, ha deciso che il 65.enne Katzav non potrà dismettere i panni del galeotto prima del 2018. E ha imposto risarcimenti complessivi per 125.000 shekel (25.000 euro) alle parti lese. "Non mi avete fatto parlare, la menzogna ha vinto", si è ribellato durante la lettura del dispositivo Katzav, dando sulla voce al presidente del tribunale. Poi, impotente, si è abbandonato ai singhiozzi fra le braccia di un figlio. Epilogo patetico per un uomo politico che aveva costruito la sua carriera all'insegna dei valori del più rigido tradizionalismo sefardita, nelle file della destra nazionalista del Likud.

E che da capo dello Stato aveva respinto senza remissione ogni istanza di grazia approdata dalle carceri al suo scranno. Gli avvocati difensori, fra i più illustri principi del foro d'Israele, hanno già preannunciato lo scontato ricorso alla Corte suprema. Ma la posizione del loro assistito, che si definisce vittima d'un oscuro "complotto", appare in realtà largamente compromessa. I giudici hanno infatti riconosciuto la credibilità di almeno due delle accusatrici-chiave, entrambe ex dipendenti del ministero del Turismo, retto da Katzav dal 1988 al '99. E non hanno fatto sconti. ''L'accusato - si legge nelle motivazioni - ha infranto in modo grave i valori più elevati del rispetto dell'Uomo, della inviolabilità del suo corpo... nonché il principio del corretto funzionamento dello Stato".

Parole a cui il premier, Benyamin Netanyahu, ha fatto eco, descrivendo quella odierna come "una giornata di dolore e vergogna" per il Paese, ma anche "di orgoglio" per un sistema giudiziario capace di mostrare come la legge possa essere uguale per tutti. E che tuttavia lasciano scie d'imbarazzo nei palazzi del potere per uno scandalo che va oltre il già visto. Tanto più se si considera che Katzav venne candidato a suo tempo ai vertici dello Stato - dopo anni di grigia esperienza ministeriale o di sottogoverno - proprio dal Likud, il partito di Netanyahu. E sostenuto in alternativa a una figura del peso di Shimon Peres (destinato poi comunque a succedergli) malgrado la sua autorevolezza apparisse in dubbio fin d'allora. "Non ci può essere compiacimento nel giorno in cui un ex presidente viene condannato per stupro", ha ammonito la leader di Kadima (opposizione centrista), Tzipi Livni, a sua volta ex esponente del Likud. Convinta che la sentenza debba almeno suggerire l'avvio di "un cambiamento profondo" nei sistemi di cooptazione dell'establishment del Paese.

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