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Libia, formato il nuovo governo

Gli Shabab libici del gruppo 17 febbraio hanno pubblicato la lista dei ministri

23 novembre, 10:37
Libia, festeggiamenti dopo la morte dell'ex rais
Libia, festeggiamenti dopo la morte dell'ex rais
Libia, formato il nuovo governo

ROMA - Gli Shabab libici del gruppo 17 febbraio hanno pubblicato la lista dei ministri del nuovo governo libico, annunciando la lista via Twitter. Nell'elenco, con 24 ministri, a cui si aggiungono il premier Abduraheem El-Keib e il vicepremier Mustafa AbuShagur vengono confermati i nomi di Osama al-Juwali, alla Difesa e Ibrahim Dabbashi, agli Esteri.  Hassan Ziglam, ministro del Petrolio; Ali Tarhouni, ministro Finanze.

MINISTRO, SAIF SARA' PROCESSATO A TRIPOLI - Il ministro della Giustizia libico del Consiglio di transizione nazionale (Cnt), Mohammed al-Allagui, ha confermato che Saif al-Islam Gheddafi, catturato nella notte tra venerdì e sabato e accusato di crimini contro l'umanità, dovrà essere giudicato il Libia. "Noi vogliamo che il processo a Saif al-Islam si tenga in Libia perché la giustizia libica è la regola mentre la giustizia internazionale è l'eccezione", ha detto al-Allagui. "Possiamo garantire (a Saif al-Islam Gheddafi) un processo equo - ha detto il ministro della Giusitizia del Cnt (Consiglio nazionale di transizione) Mohammed al-Allagui - Abbiamo garanzie necessarie ad un processo giusto, in particolare dopo l'emendamento di una legge che garantisca l'indipendenza della giustizia dal governo". Se la Corte penale internazionale (Cpi) insisterà per un processo all'Aja, "ci metteremo d'accordo - ha detto il ministro - in base alle leggi in vigore".

SAIF VOLEVA FUGGIRE SPACCIANDOSI PASTORE - Ha provato a scampare alla cattura vestito da tuareg, con la barba lunga, spacciandosi per ''un pastore di cammelli'' e sostenendo di ''chiamarsi Abdul''. Ma poi, quando la brigata del Cnt dopo una soffiata sulla presenza di un ''personaggio importante'', lo ha identificato si e' mostrato ''sicuro: ci ha sorpreso per la sua calma ed il suo coraggio'', riferisce uno dei ribelli del Cnt che ha partecipato all'arresto di Saif Al-Islam, il secondogenito di Muammar Gheddafi, suo 'delfino'. '''Sparatemi alla testa o portatemi a Zenten'', ha chiesto Saif - racconta Ahmed Amer della brigata che lo ha catturato - che forse temeva piu' il linciaggio. Anche quando e' atterrato a Zenten da Obari, citta' nei pressi della quale e' stato catturato, il figlio del Colonnello ha chiesto di rimanere nel veivolo: ''se esco da qui mi scaricano addosso i fucili'' avrebbe riferito a chi gli era vicino mentre la folla inneggiava fuori alla sua cattura, sparando in aria colpi di 'festeggiamento'. Saif ed i cinque ''compagni che erano con lui avevano solo armi leggere, dei kalashnikov, dei fucili automatici e qualche granata. Non hanno avuto il tempo per resistere'', ha aggiunto Amer ricostruendo il momento dell'arresto: ''avevamo avuto una soffiata della presenza di un personaggio importante, ma non sapevamo di chi si trattasse'', ha raccontato spiegando che la sua brigata si e' quindi appostata nel deserto. ''Abbiamo visto arrivare due auto. A quel punto abbiamo sparato dei colpi in aria per avvertimento e le auto si sono fermate. Da una e' sceso Saif. ''Ha provato a non farsi riconoscere'', vestito da Tuareg con il volto sporco, dicendo ''che era un pastore di cammelli'' ma abbiamo capito chi ''ci trovavamo di fronte''. A quel punto ''ci ha chiesto di sparargli alla testa o di portarlo a Zenten'', ha ribadito Amer spiegando che dopo la cattura ''la nostra missione e' terminata. E' finita con il trasferimento e la detenzione a Zenten. Ora dovra' decidere il nuovo governo cosa fare''. Durante il volo verso Zenten - riferiscono altre fonti - ''ha guardato per la maggior parte del tempo fuori dal finestrino'' e appena atterrato, quando l'aereo e' stato circondato, ha detto: ''io resto qui. Se vado fuori mi scaricheranno addosso i fucili: lo sapevo, sapevo che ci sarebbe stata una gran folla'', ha detto mostrandosi preoccupato anche per la vita dei ''suoi uomini''. Ma anche per il fumo passivo: ad un certo punto sembrava infatti essere combattuto tra il timore di affrontare la folla e l'aria di sigarette all'interno dell'aereo. E a chi gli fumava vicino avrebbe detto ''qui si soffoca''.

ARRESTATO SENOUSSI, EX CAPO SERVIZI GHEDDAFI - L'ex capo dei servizi di intelligence libico, Abdallah Al Senussi, ricercato dalla Corte penale internazionale (Cpi), è stato arrestato oggi nel sud della Libia. Lo ha annunciato un alto responsabile del Consiglio nazionale di transizione libico (Cnt). "Abdallah al Senussi è stato arrestato nella regione di al Guira, nel sud del Paese", ha dichiarato la stessa fonte sotto anonimato. La notizia è stata confermata anche dal corrispondente della Free Libya Tv

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