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No di Lula, e' scontro tra Italia e Brasile

Berlusconi, ricorso. Richiamato ambasciatore, si punta su Dilma

02 gennaio, 13:32
Rousseff e Lula
Rousseff e Lula
No di Lula, e' scontro tra Italia e Brasile
di Eloisa Gallinaro
 
BRASILIA -  Un no secco, senza neppure la prevista comunicazione 'riservata' alle autorita' italiane. Cesare Battisti non sara' estradato e il presidente brasiliano Lula, che oggi lascia il testimone a Dilma Rousseff, consegna la sua decisione a una nota letta alla stampa dal ministro degli Esteri Celso Amorim nel palazzo del Planalto. Ma la vicenda e' ''tutt'altro che chiusa'' e L'Italia ''fara' valere i propri diritti in tutte le sedi'': e' durissima la reazione del premier Silvio Berlusconi ed esplicita la ''delusione, amarezza e contrarieta''' del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, mentre la Farnesina decide di richiamare a Roma per consultazioni l'ambasciatore d'Italia in Brasile, Gherardo la Francesca, impostando immediatamente il contropiede diplomatico.
 
L'ambasciatore, prima di lasciare - domani - il Paese, ha infatti consegnato un messaggio del ministro degli Esteri Franco Frattini alla neo presidente Dilma Rousseff nel quale si sottolinea la''ferma determinazione'' del governo italiano ad ''esperire tutte le possibili vie legali per ottenere l'estradizione in Italia di Battisti '' e auspica che ''il nuovo presidente possa rivedere la decisione del suo predecessore''. Anche Napolitano, al quale la decisione ''appare incomprensibile'', afferma di ''confidare in una seria considerazione, nelle competenti sedi brasiliane, delle nuove istanze che saranno prodotte dalle autorità italiane''. La battaglia giuridica e' quindi ancora aperta. E anche se, sottolinea il ministro della Difesa Ignazio La Russa, ''la fiducia che avevamo nei confronti del governo brasiliano'' viene ''completamente meno'', il dopo Lula cambia, almeno in parte, le carte in tavola.
 
Era stata la stessa Rousseff, nei mesi scorsi, a fare aperture sull'estradizione dell'ex terrorista dei proletari armati per il comunismo che, ora, il titolare della Farnesina mette in campo. ''Non dimentichiamo le parole di Dilma Rousseff'' ricorda Frattini, che disse: ''se saro' eletta rimandero' Battisti in Italia''. E' dunque sull'era Rousseff che il governo italiano punta per riaprire la partita, partendo dal ricorso alla Corte suprema. Ma, mettendo sul piatto, anche, un possibile e sostanzioso contraccolpo economico: la mancata ratifica di una serie di accordi bilaterali, prevista inizialmente tra gennaio e febbraio. Sfumerebbero commesse e appalti per almeno dieci miliardi di euro che peserebbero, e' vero, sulle imprese italiane, ma sarebbero anche un problema per Brasilia e per il suo miracolo economico bisognoso di investimenti e di trasferimenti di tecnologie avanzate. Di tempo, ce ne' ancora un po'. Battisti non potra' essere scarcerato prima della formalizzazione dell'atto da parte dell'Alta Corte che, pero' e' chiusa fino a febbraio per la pausa estiva. Solo allora, l'ex terrorista forse sara' libero e forse avra' un passaporto. Non avra' lo status di rifugiato politico, ma verra' considerato un 'normale' immigrato.

SOLDI E COMMESSE A RISCHIO, DOSSIER APERTI Almeno dieci miliardi di euro a rischio: il no all'estradizione di Cesare Battisti potrebbe mettere a rischio commesse e investimenti previsti nel quadro degli accordi bilaterali firmati lo scorso giugno tra Italia e Brasile, e compromettere cosi' un rapporto economico privilegiato sul quale molto hanno scommesso Silvio Berlusconi e il gotha dell'imprenditoria italiana.

''Questo non e' un clima favorevole per ratificare'' Trattati, ha avvertito il ministro degli Esteri Franco Frattini subito dopo la decisione di Brasilia contraria all'estradizione dell'ex terrorista rosso. Una pessima notizia notizia per le imprese italiane che hanno incluso il Brasile nelle proprie opzioni strategiche. Dalla difesa ai trasporti, dall'energia all'agroindustria, alla costruzione di strutture sportive per i mondiali del 2014 e le Olimpiadi di Rio del 2016, potrebbe essere compromesso l'intero dossier economico firmato a San Paolo a fine giugno a conclusione del Forum imprenditoriale italo-brasiliano dall'ormai ex presidente Lula e dal premier. L'Italia, aveva sottolineato Berlusconi, puo' ''offrire al Brasile eccellenze della tecnologia d'avanguardia, ma anche capitali'' per aiutare il ''miracolo economico brasiliano''. I numeri dell'interscambio sono importanti. Nel 2009 l'Italia ha superato la Francia come partner commerciale di Brasilia, diventando l'ottavo Paese esportatore con una quota di quasi il 3%. E negli ultimi anni il numero di imprese che hanno aperto filiali in Brasile e' piu' che raddoppiato, da 120 a 300.

Fiat, Iveco, Pirelli, Telecom, Eni, Saipem, Impregilo, Finmeccanica, Fincantieri e Techint sono fra le aziende con una presenza significativa. E grazie all' Accordo di partenariato strategico firmato a Washington in aprile, gli spazi per nuovi appalti si sono allargati ulteriormente. Fincantieri e Finmeccanica sono interessate a un contratto per il rinnovamento della flotta marina e fluviale brasiliana che potrebbe valere 6 miliardi di euro. Per Fiat, il Brasile e' il secondo mercato piu' importante dopo l'Italia, aveva fatto notare l'ad Sergio Marchionne dopo la visita in Italia di Lula nel novembre 2008. Un'occasione nella quale erano stati siglate altre importanti intese. Tra l'altro, un accordo quadro di collaborazione nel campo della difesa tra il ministro Ignazio la Russa e l'omologo brasiliano Nelson Jobin: in ballo 5 miliardi di euro per quattro fregate e cinque pattugliatori Fincantieri con armamento Finmeccanica. In campo anche l'alta velocita', con Ansaldo Breda e Ansaldo Sps; la collaborazione Tra Agenzia spaziale italiana e brasiliana; i sistemi aeronautici con Alenia. La partita, ora, si riapre. E in molti rischiano di inciampare nell'ex leader dei Proletari armati per il comunismo divenuto scrittore di noir.

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