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Il nuovo ministro brasiliano: giusto il no di Lula

Frattini: porteremo il caso alla Corte internazionale dell'Aja

02 gennaio, 20:56
Cesare Battisti
Cesare Battisti
Il nuovo ministro brasiliano: giusto il no di Lula

ROMA - L'Italia non intende lasciare nulla di intentato per ottenere l'estradizione di Cesare Battisti ed e' pronta anche a ricorrere alla Corte Internazionale dell'Aja. Ma dal nuovo esecutivo brasiliano arriva puntuale una secca precisazione: giusta e consona al diritto brasiliano la scelta di Lula, ha precisato in serata il nuovo ministro della Giustizia Jose' Cardozo. Poco prima il ministro degli Esteri Franco Frattini, che ha giudicato il no di Lula un ''precedente gravissimo'', aveva ribadito che la partita sul caso dell'ex terrorista rosso e' tutt'altro che chiusa. ''Non lasceremo niente di intentato per riportare Battisti in una prigione italiana, non ci fermeremo di fronte a nessuna difficolta''', ha assicurato. Resta alta quindi la tensione tra le due sponde dell'Atlantico: da Brasilia sono giunti quindi messaggi contraddittori ma che fanno capire che il nuovo esecutivo e' schierato sulla linea di Lula. Parole distensive dal nuovo ministro degli Esteri Antonio Patriota che ha apprezzato la presenza dell'ambasciatore italiano (attualmente in Italia per consultazioni) alla cerimonia di insediamento di Dilma Rousseff: ''la presenza dell'ambasciatore e' stata una manifestazione di desiderio dei due paesi per proseguire i propri rapporti ed enfatizzare le convergenze e un'agenda costruttiva'', ha spiegato il neoministro. Parole di chiusura da parte del nuovo ministro della giustizia brasiliano, Jose' Cardozo, che oggi ha detto di ''non aver alcun dubbio'' sul fatto che il 'no' all'estradizione di Battisti deciso dall'ex presidente Lula sia stata una decisione ''corretta''. Alle quali si aggiungono quelle dell'autorevole consigliere presidenziale di Lula (oggi confermato dalla Rousseff), Marco Aurelio: il governo brasiliano "non teme" l'eventuale ricorso dell'Italia alla Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja, ipotizzato oggi dal ministro degli Esteri Franco Frattini. Se il primo passo, come gia' preannunciato, sara' il ricorso al Tribunale supremo brasiliano da parte del governo italiano, la vicenda potrebbe quindi finire all'Aja, anche per evitare che ''dopo la dottrina Mitterrand, si diffonda l'idea che esiste una dottrina Lula'', ha spiegato Frattini. Dall'Italia intanto Adriano Sabbadin, figlio di Lino Sabbadin, il macellaio ucciso il 16 febbraio 1979 a Santa Maria di Sala (Venezia), ha scritto una lettera indirizzata alla neo-presidente Rousseff con la quale ripete che chiede ''solo giustizia''. Ma il fronte, oltre che politico e giuridico, e' economico. Con il no all'estradizione, ha sottolineato il ministro della Difesa Ignazio La Russa, tra Italia e Brasile si è creato un clima che mette a rischio "le relazioni commerciali". D'accordo il titolare della Farnesina che, pero', realisticamente ha spiegato che ''un governo sovrano e forte come quello brasiliano non e' condizionabile da azioni di ritorsione''. Su questo aspetto spinge anche il capogruppo alla Camera di Futuro e Liberta Italo Bocchino secondo il quale sul caso Battisti ''servirebbe adesso un passo ulteriore a tutela della nostra dignita' nazionale da parte del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che farebbe bene a recarsi immediatamente a Brasilia per incontrare la Rousseff comunicandogli l'interruzione di tutti i rapporti commerciali''. Mentre in Italia continuano le prese di posizione bipartisan contro la decisione di Lula, a Brasilia la nuova presidente Dilma Rousseff - ex guerrigliera di 63 anni con un passato in carcere durante la dittatura - si trova gia' impegnata in una girandola di incontri internazionali. Ma e' chiaro che su di lei grava ora il peso della decisione del suo predecessore. Sul nuovo presidente infatti si stanno concentrando le pressioni dell'Italia che continua a sperare che possa avere un ruolo nella vicenda e ribaltare il diniego di Lula.

 

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