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Sakineh, Frattini: fermare mano del boia

Il titolare della Farnesina chiede a Teheran "un gesto di clemenza e di dialogo verso la comunità internazionale"

29 settembre, 09:44
Manifestazione in favore di Sakineh
Manifestazione in favore di Sakineh
Sakineh, Frattini: fermare mano del boia

ROMA  - "Fermare la mano del boia". E' questo che il ministro degli esteri Franco Frattini chiede all'Iran, dopo il "grandissimo risultato" raggiunto di evitare "l'orrore della lapidazione" per Sakineh ora serve un passo in più: bloccare "la tragedia dell'esecuzione". Intervenendo a Uno Mattina, il titolare della Farnesina ha chiesto a Teheran "un gesto di clemenza e di dialogo verso la comunità internazionale", ricordando che quella per salvare Sakineh è "una battaglia per tutte le donne e gli uomini che rischiano di essere uccisi" e ribadendo che il governo italiano é "contro l'esecuzione di ogni condanna a morte", ovunque essa sia.

SARA' IMPICCATA',ANNUNCI E SMENTITE DA IRAN
di Alberto Zanconato

Sakineh "é stata condannata a morte" per l'uccisione del marito e sarà impiccata. L'annuncio, riportato oggi dal Tehran Times citando il procuratore generale iraniano, è sembrato far cadere ogni speranza di salvare la vita della donna, per la quale si sono mobilitati governi e organizzazioni umanitarie in Occidente. Ma la situazione è ancora tutt'altro che chiara, con il portavoce del ministero degli Esteri che ha parlato di un procedimento "non ancora concluso" e il figlio dell'imputata che ha sottolineato di attendersi un annuncio ufficiale della sentenza "fra due settimane".

Lo stesso figlio di Sakineh Mohammadi Ashtiani, Sajjad Ghaderzadeh, ha comunque rivolto in lacrime un appello all'Italia, che è stata tra i Paesi più attivi nelle iniziative per cercare di fermare il boia. "Chiediamo alle autorità italiane di intervenire e aiutarci", ha detto Sajjad. Pronta la risposta della Farnesina: "Auspichiamo fortemente che la condanna possa essere rivista", ha affermato il portavoce, Maurizio Massari, aggiungendo che il governo "continuerà ad adoperarsi con la massima determinazione, come fatto finora". Sakineh Mohammadi-Ashtiani, 43 anni, di Tabriz, nel nord-ovest dell'Iran, si era vista sospendere nel luglio scorso una condanna alla lapidazione per adulterio. Ma ora, ha detto il procuratore generale Gholamhossein Mohseni-Ejei, citato dal Tehran Times, "la Corte l'ha riconosciuta colpevole di omicidio e la sua condanna a morte (tramite impiccagione, ndr) ha la precedenza sulla punizione per adulterio (tramite lapidazione, ndr)". Tuttavia, ad una domanda di un giornalista straniero durante la sua conferenza stampa settimanale, il portavoce del ministero degli Esteri, Ramin Mehman-Parast, ha detto solo che Sakineh è ora processata per omicidio, ma ha sottolineato che il procedimento non è ancora concluso. "Le procedure legali non sono finite - ha affermato Mehman-Parast - e il verdetto sarà annunciato quando saranno concluse". Secondo il figlio della donna, tuttavia, le parole del procuratore generale sono state un preannuncio ufficioso di una sentenza già decisa che, ha detto, "sarà resa ufficiale fra due settimane". Sajjad ha aggiunto che l'avvocato della madre, Javid Hutan Kian, si recherà sabato da Tabriz a Teheran per colloqui con le autorità giudiziarie centrali, nel tentativo di fare fermare o modificare il verdetto.

Il legale, contattato dall'ANSA, non ha voluto fare per ora alcun commento sul caso. Le autorità iraniane, tra le quali, secondo diversi osservatori, vi sarebbero diversità di opinioni sul modo di agire nella vicenda, hanno più volte denunciato come interferenze negli affari interni del Paese le iniziative occidentali per salvare la vita di Sakineh. Lo ha ribadito nelle dichiarazioni riportate oggi dalla stampa il procuratore generale Mohseni-Ejei, quando ha affermato che "la questione non deve essere politicizzata e la magistratura non sarà influenzata dalla campagna propagandistica lanciata dai media occidentali". La stessa opinione era stata espressa la scorsa settimana dal presidente, Mahmud Ahmadinejad, durante una missione a New York per l'Assemblea generale dell'Onu, quando si era chiesto perché la stessa mobilitazione non ci fosse stata per Teresa Lewis, una donna con lievi disabilità mentali giustiziata il 23 settembre negli Usa perché ritenuta colpevole di essere stata la mandante dell'uccisione del marito e del figliastro. "Se è sbagliato - aveva affermato Ahmadinejad - dovrebbe essere sbagliato ovunque".

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