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Rom, il Parlamento Europeo censura la Francia

La risoluzione presentata dal centrosinistra passa con 337 voti a favore

09 settembre, 18:38
Protesta contro le espulsioni in Francia
Protesta contro le espulsioni in Francia
Rom, il Parlamento Europeo censura la Francia

dell'inviato Marco Galdi

STRASBURGO - Le espulsioni dei Rom dalla Francia "violano i Trattati e le leggi della Ue". Il marchio della censura sulle politiche anti-immigrazione di Sarkozy e Fillon è stato impresso dall'Europarlamento, che ha approvato la risoluzione presentata dalla sinistra per una volta unita (Verdi, sinistra radicale e liberaldemocratici hanno aderito al testo presentato dai socialdemocratici di S&D). Ma, al di là della condanna politica (che include l'Italia: nelle premesse di motivazione della risoluzione sono citate anche le intenzioni del ministro dell'Interno Maroni di imitare le procedure adottate in Francia), poco cambierà per i Rom.

La sospensione delle espulsioni chiesta a Strasburgo "non è neppure in discussione", secondo quanto scandito da Bucarest (dove si trova in visita con singolare coincidenza) il ministro francese dell'Immigrazione, Eric Besson. Resta la vittoria politica del centrosinistra, che ieri - alla vigilia di un voto battagliato - ha ricordato di avere dalla sua parte anche la Chiesa cattolica. Scenario che, ad esempio, non ha impedito ai parlamentari Udc di votare a favore della risoluzione ("più equilibrata" secondo Carlo Casini) presentata da popolari e conservatori, nel cui testo non si criticava la politica francese ma si sollecitava da una parte la Commissione europea alla massima vigilanza sull'operato francese, dall'altra gli stati membri ad affrontare in modo serio la questione dei Rom, a favore dei quali esistono ingenti fondi europei per l'integrazione (15 miliardi di euro) che o non sono stati spesi, o sono finiti in oscuri rivoli o sono stati impiegati male. Aspetto, questo delle critiche alla Commissione di Bruxelles, presente anche nel testo del centrosinistra. Di fatto stamattina in aula era quindi in gioco soprattutto la condanna politica delle espulsioni che, pur definite di massa, hanno toccato finora poco più di 700 persone a fronte di una popolazione Rom che in Francia è per il 95% di passaporto francese e quindi non può in alcun caso essere accompagnata alla frontiera. Per difendere Sarkozy e Fillon, il Ppe ed i conservatori avevano promesso battaglia procedurale sin da martedì scorso, in sede di dibattito. Ma stamani nell'aula di Strasburgo il voto (anzi, esattamente 22 votazioni consecutive su una serie di proposte di emendamento) è scivolato via senza sussulti in poco più di una ventina di minuti.

Sin dalla prima votazione, sul testo presentato dal Ppe (respinto da 328 parlamentari, contro 287 favorevoli e 20 astenuti), è stato chiaro che la maggioranza dei 636 presenti era per la censura alla Francia, con i popolari di Romania e Bulgaria che probabilmente hanno deciso di astenersi, così come probabilmente hanno fatto gli euroscettici (come da dichiarazione di voto del leader Ukip: "Non ho votato perché non riconosco la legittimità del Parlamento su questi temi, ma mi chiedo come possa la Francia volere la botte piena e la moglie ubriaca: vuole essere in Europa, poi si lamenta che i Rom entrino in casa sua?"). "E' una battaglia di principio" aveva detto già alla vigilia il capogruppo del Pd, David Sassoli. Ed infatti nel testo - approvato con 337 voti a favore, 245 contro e 51 astensioni - i riferimenti più duri sono alla "xenofobia e al razzismo" che la politica dell'estate francese ha evocato. E dopo il voto - accolto dai leghisti italiani al grido di 'Si' alle espulsionì - i commenti di parte Pd (Sassoli: "Questo è un voto che impone uno stop alle politiche xenofobe dei governi di destra"), Idv (de Magistris: "Oggi si è scritta una pagina di democrazia e civiltà censurando le politiche di discriminazione e criminalizzazione delle minoranze") sono di soddisfazione per il principio affermato e per l'alt preventivo imposto all'Italia. Per i Rom, la vita nei campi di tutta Europa resterà quella di sempre.

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