Immigrazione: giudice Arizona, stop a nuove norme razziste
Giudice boccia punti chiave della norma, come richiesto dalla Casa Bianca
29 luglio, 08:10
WASHINGTON - Joe Arpajo può attendere. Il controverso sceriffo di Maricopa County che ama definirsi "il poliziotto più tosto d'America", domani non potrà mettere le manette ai clandestini dell'Arizona. La nuova legge che entrerà in vigore tra 24 ore non conterrà infatti quelle norme severissime approvate lo scorso 20 aprile che per mesi hanno provocato la protesta delle associazioni di immigrati e la secca reazione della Casa Bianca. A fermare 'Arpajo il giustiziere' ci ha pensato una donna, la giudice Susan Bolton, della Corte di Phoenix che dopo giorni d'attesa ha detto la sua, accogliendo in modo preliminare il ricorso presentato degli avvocati del Dipartimento di Giustizia. Secondo Bolton, la polizia locale e federale non ha il diritto di chiedere i documenti a un passante solo basandosi "sul ragionevole sospetto" che sia un clandestino, così come recitava il testo. Tantomeno sarà possibile arrestare chi magari ha dimenticato il passaporto a casa.
Con questo parere della Corte, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, figlio di un africano, ha vinto il primo importantissimo round nella battaglia giudiziaria che la sua amministrazione ha ingaggiato contro il governo dello stato frontaliero a guida repubblicana, accusato da più parti di "razzismo". Si tratta solo di un primo passo. Bolton, motivando la sua decisione, ha detto che "molto probabilmente", dopo un'analisi più approfondita delle carte, si convincerà definitivamente del ricorso presentato dal governo. Cauto anche il primo commento del ministero della Giustizia: "La decisione del giudice è corretta. Tuttavia continueremo a impegnarci per portare a termine una riforma organica dell'immigrazione al livello federale". Ed è proprio un nuovo ordinamento dell'intera questione che tanti elettori immigrati, soprattutto latini, chiedono a Obama, sin dal giorno in cui, anche grazie al loro voto, è entrato alla Casa Bianca. Negli ultimi mesi, al grido "sì se puede", hanno manifestato con forza la loro insoddisfazione. Ormai le elezioni di medio-termine, in programma a novembre, sono alle porte e difficilmente il Congresso riuscirà a varare un testo per tempo. Chissà, però, se l'impegno con cui la Casa Bianca s'é battuta contro la legge dell'Arizona possa convincere i 'latinos' a ridare fiducia a Barack Obama, così come accadde nel 2008.







