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Gaza, rientrano i sei attivisti italiani

Frattini, chiederemo chiarimenti su violenze

03 giugno, 20:28
Vaticano, la cupola di San Pietro
Vaticano, la cupola di San Pietro
Gaza, rientrano i sei attivisti italiani

CITTA' DEL VATICANO  - L'incidente accaduto con l'attacco israeliano alla flottiglia pacifista è la riprova che "la politica adottata di questo isolamento della Striscia di Gaza non può funzionare, perché bisogna prima di tutto dare una risposta positiva ai diritti fondamentali di cibo, di acqua, di medicinali, di educazione per la popolazione di Gaza". Lo afferma, in un'intervista alla Radio Vaticana, l'arcivescovo Silvano Maria Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede presso l'Ufficio Onu di Ginevra.
"E' evidente dopo questo incidente - dice mons. Tomasi - che la politica adottata di questo isolamento della Striscia di Gaza non può funzionare, perché bisogna prima di tutto dare una risposta positiva ai diritti fondamentali di cibo, di acqua, di medicinali, di educazione per la popolazione di Gaza. Dobbiamo considerare l'incidente dei giorni scorsi come uno dei tanti eventi che sono allo stesso tempo causa e risposta all'instabilità politica e militare del Medio Oriente". "Quindi - aggiunge l'osservatore permanente della Santa Sede -, dobbiamo tutti incoraggiare la comunità internazionale e i Paesi più direttamente interessati a lavorare per una soluzione di lunga durata che non può essere altro - a questo punto - che quella di uno Stato palestinese e di uno Stato israeliano sicuro, in modo che tra i due si possa eventualmente non solo rispettare le regole dell'indipendenza ma anche aprire la porta alla collaborazione".

9 MORTI CERTI MA FORSE CORPI IN MARE - Dopo giornate di incertezze, è oggi possibile tracciare un quadro più preciso delle espulsioni di attivisti filopalestinesi catturati dalle forze israeliane durante il blitz sulla nave turca 'Mavi Marmara', mentre, secondo alcuni attivisti e testimoni, le vittime sarebbero più numerose delle nove accertate finora. Tuttavia il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato stasera che nessun passeggero della nave manca all'appello. "Sappiamo dove si trovano tutti quelli che erano sulla lista che ci è stata consegnata", ha detto Erdogan alla stampa dopo aver incontrato 19 feriti turchi in un ospedale di Ankara. Il premier ha precisato che altri cinque attivisti sono ricoverati in ospedali israeliani e saranno rimpatriati quanto prima. Intanto si è appreso che le nove vittime accertate - tutti turchi di cui uno, il più giovane, anche con la cittadinanza americana - erano di età compresa fra 19 e 61 anni. Secondo alcuni attivisti il bilancio si aggirerebbe invece fra i 16 e i 20 morti. Alcuni corpi potrebbero essere stati buttati in mare dai militari israeliani, sostengono. Per quanto riguarda le espulsioni, esse sono iniziate subito dopo l'attracco forzato della Marmara nel porto israeliano di Ashdod, quando una cinquantina di attivisti di varie nazioni hanno accettato di essere rimpatriati con aerei di linea verso i loro Paesi di origine. Gli altri attivisti sono stati tenuti agli arresti nel carcere di Beer Sheba (Neghev). Un primo scaglione di 124 attivisti originari di dodici Paesi islamici sono stati poi inoltrati verso la Giordania. La scorsa notte Israele ha espulso, con aerei diretti verso la Turchia e la Grecia, altri 527 attivisti, fra cui cinque italiani. Tre persone (fra cui un cittadino italiano) sono rimaste fuori dalle liste di partenza per motivi vari e sono partiti da Israele solo oggi. Sempre ieri Israele ha inviato in aereo in Turchia 18 attivisti che erano stato ricoverati in diversi ospedali perché necessitavano cure mediche urgenti. A quanto risulta restano ancora in Israele sei (o sette) attivisti le cui condizioni non consentono loro, per il momento, il trasferimento in patria. Nessun attivista risulta più essere agli arresti in Israele. Un'attenzione a parte è stata dedicata dalle autorità a cinque esponenti politici arabi israeliani che erano a bordo della Marmara. La parlamentare Hanin Zuabi, del partito nazionalista Balad, è stata interrogata dalla polizia al porto di Ashdod e subito rilasciata per la sua immunità parlamentare. Per gli altri quattro (fra cui lo sceicco Raed Sallah, leader del Movimento islamico in Israele) sono stati ordinati oggi arresti domiciliari di cinque giorni e il divieto di recarsi all'estero per un mese e mezzo.


RIENTRANO I SEI ATTIVISTI ITALIANI - E' atterrato all'aeroporto di Milano Malpensa il volo della Turkish Airlines da Istanbul con a bordo tre degli attivisti italiani rilasciati da Israele dopo il blitz, si tratta di Angela Lano, Giuseppe Fallisi e Awin Qaraqe. Numerosi parenti dei tre e attivisti pro Palestina sono in attesa al terminal 1, oltre a un muro di telecamere e fotografi. Tante le bandiere palestinesi sventolate in attesa dell'arrivo dei tre volontari, fra cui quelle dell'Associazione di sostegno alla popolazione palestinese di Milano, i cui rappresentanti egiziani mostrano uno striscione di 'bentornati', e hanno scandito brevemente alcuni cori "Nethanyau e Barak assassini".

FRATTINI, CHIEDEREMO CHIARIMENTI SU VIOLENZE - "Vi sono stati degli episodi su cui occorre fare luce e noi chiederemo chiarimenti sulle violenze denunciate". Lo ha detto il Ministro degli esteri Franco Frattini, rispondendo, da Prato, ad una domanda su i maltrattamenti riferiti dagli attivisti italiani coinvolti nel blitz.

"La posizione della Farnesina è molto chiara ed è stata espressa in più occasioni in questi giorni: noi riteniamo che qualunque tipo di violazione dell'incolumità fisica delle persone e a maggiore ragione l'uccisione di civili è qualcosa che nessuno potrà mai accettare o giustificare". Lo ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini, oggi a Prato, rispondendo ad una domanda sulle violenze denunciate dai cinque italiani liberati dopo il blitz di Israele contro la flotta filo-palestinese diretta a Gaza. Frattini ha specificato che ciò vale anche nell'"ipotesi di percosse, di maltrattamenti" e ha poi sottolineato che gli stessi italiani hanno tuttavia "dichiarato che nella prigione sono stati trattati bene con quello che avevano richiesto, compresa la possibilità di una doccia e di servizi normali".

GUL, LEGAMI TURCHIA-ISRAELE MAI PIU' UGUALI - Il presidente turco Abdullah Gul ha detto che i legami della Turchia con Israele "non saranno mai più gli stessi" dopo il blitz contro la flotta di attivisti filo-palestinesi diretti a Gaza. "Israele - ha aggiunto il capo di Stato turco - ha commesso un errore di cui dovrà pentirsi. Quanto è accaduto è un fatto molto importante e sarà ancora seguito a lungo" (dall'opinione pubblica). L'assalto al convoglio navale degli attivisti filo-palestinesi, ha detto ancora Gul,"non è un argomento che si può dimenticare, o che si può far dimenticare o che si può nascondere. Ha innescato delle conseguenze irreparabili e d'ora in poi i rapporti tra Turchia e Israele non saranno mai più come prima".

ITALIANI A ISTANBUL, 'RAPITI E PICCHIATI' - Un sacchetto per il vomito di quelli che ti danno sugli aerei, una bandana blu, due pacchetti di sigarette vuoti, due batterie per la telecamera, ma senza telecamera. E' tutto quello che e' rimasto a Manuel Zani, videomaker di 30 anni, dopo il blitz israeliano contro il convoglio di attivisti filo-palestinesi diretti a Gaza.

Al suo arrivo a Istanbul questa notte, insieme con gli altri cinque attivisti italiani - Angela Lano, Giuseppe Fallisi, Ismail Abdel Rahim Qaraqe Awin e Marcello Faracci - Zani, il piu' giovane del gruppo, e' piu' arrabbiato che provato: ''Avevo con me 10mila euro di attrezzature - racconta all'ANSA - le hanno sequestrate, chissa' se le riavro' mai indietro''. Un'esperienza dura quella che ha vissuto insieme con gli altri connazionali: prima l'assalto alla nave su cui viaggiavano, la '8.000', poi l'arresto e la permanenza in prigione. ''L'assalto dei soldati israeliani che si sono avvicinati alla nostra nave a bordo dei gommoni sembrava una scena di 'Apocalypse now''', racconta citando il film di guerra di Francis Ford Coppola. Ora che e' arrivato in Turchia, Zani si dice ''sollevato'', ma ''in Israele non ci torno neanche morto''.

Sollevato, ma visibilmente piu' stanco, e' il tenore Giuseppe Fallisi, 50 anni. Nei suoi occhi, ancora un velo di paura e incredulita' per cio' che ha visto e sentito sulla sua pelle: ''Siamo stati picchiati dalla polizia, prima sulla nave dai militari e poi ancora poco fa all'aeroporto di Tel Aviv'', racconta. ''Ci picchiavano ad esempio se non ci sedevamo, e dopo averci picchiati mandavano i medici a visitarci''.

Chi, invece, pur essendo molto provata dall'esperienza, non vuole denunciare le violenze subite e ribadire invece le motivazioni profonde che l'hanno portata sul quel convoglio e' la giornalista torinese Angela Lano, 47 anni: ''Siamo stati rapiti - si sfoga -, sia sulla nave che in prigione, dove non avevamo nessun tipo di diritto: non potevamo fare telefonate, chiamare i nostri avvocati. Sono anni che mi occupo di Palestina. A bordo non c'erano terroristi. Solo persone normali, disarmate armate solo del loro corpo'', prosegue.

E c'e' chi, a solo pochi minuti dal suo rilascio, gia' pensa al prossimo viaggio. Come l'italo palestinese Ismail Abdel-Rahim Qaraqe Awin: ''Abbiamo fatto questo sacrificio per la gente di Gaza - dice con rabbia -, per quel milione e mezzo di palestinesi che sono in galera. Vogliamo farlo ancora. Vogliamo che il governo italiano e di tutto i Paesi del mondo capiscano. Basta con il silenzio: end the siege on Gaza''.

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