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Bangkok conta i danni, coprifuoco dopo resa

Evacuati gli insorti dal tempio buddista

20 maggio, 20:12
Bangkok all'indomani di un'altra giornata di scontri
Bangkok all'indomani di un'altra giornata di scontri
Bangkok conta i danni, coprifuoco dopo resa

di Alessandro Ursic

BANGKOK - A violenza rientrata, Bangkok conta i danni. Ma l'emergenza in cui la capitale thailandese è precipitata nell'ultima settimana non è ancora terminata: mentre altri leader delle 'camicie rosse' si sono consegnati alla polizia, le aree off-limits da giorni rimangono nelle stesse condizioni, con la presenza di gruppi sparsi di manifestanti. Impegnato nel laborioso sgombero dell'ex accampamento e ancora in controllo delle posizioni esterne ad esso, l'esercito ha inoltre esteso il coprifuoco ad altre tre notti, a Bangkok e in 23 province. Dopo una nottata calma, gli abitanti della capitale hanno potuto vedere gli effetti dell'anarchia di ieri. L'enorme centro commerciale Central World, adiacente al palco dei 'rossi' durante la protesta, è ora una carcassa crollata nella parte centrale. Altri due 'mall' minori e rivolti a una clientela più popolare - il Centre One e il Big C Ratchadamri - sono anche distrutti. Il cinema Siam Theatre è devastato, mentre il palazzo della Borsa ha riportato danni solo al piano terra. Le zone dove nei giorni scorsi si sono verificati i peggiori scontri presentano colpi d'occhio apocalittici, con l'asfalto annerito e bancomat, cabine telefoniche, piccoli esercizi commerciali distrutti: in tutto sono una quarantina i roghi appiccati. Anche durante il giorno, gli spostamenti nella capitale continuano a essere problematici: un'area del centro ampia dieci chilometri quadrati è in sostanza intransitabile, e le metropolitane continueranno a essere sospese domani. Dalle 21 alle 5, inoltre, fino a domenica sarà attivo il coprifuoco, con una forte presenza di militari e polizia nelle strade. Oggi si sono segnalati sporadici episodi di vandalismo - come l'incendio a una piccola filiale di una banca a Din Daeng - a riprova di una situazione non ancora completamente sotto controllo. Il bilancio finale delle vittime dall'inizio della protesta é salito a 82 morti e circa 1.800 feriti (14 e 91 solo ieri, tra cui il fotografo italiano Fabio Polenghi): gli ultimi cadaveri sono stati scoperti in mattinata nel tempio Wat Pathumwanaram, dove un migliaio di manifestanti erano ostaggio di alcuni irriducibili asseragliati e impegnati in sparatorie con l'esercito, che hanno causato anche il ferimento dell'inviato dell'Independent. Il movimento fedele all'ex premier Thaksin Shinawatra vede tutti i suoi maggiori leader nelle mani della polizia, dopo la consegna di altri due leader oggi. Veera Musikhapong, il "moderato" del gruppo, ha esortato i suoi sostenitori alla calma: "La democrazia non si può costruire sulla vendetta e il rancore", ha detto. Ma considerando che violenze ieri si sono estese anche nelle roccaforti dei 'rossi' nel nord-est, è evidente che il rancore dei filo-Thaksin è diffuso. Nel 'day after', non è ancora chiaro quali saranno gli strascichi degli eventi degli ultimi due mesi. La sensazione condivisa da molti osservatori è che abbiano perso tutti. In attesa degli sviluppi politici - tra cui la scelta o meno di andare a elezioni anticipate, che dieci giorni fa sembravano altamente probabili - l'incognita principale è l'opinione dei moderati, magari attratti dai 'rossi' ma spaventati dalle violenze. A Bangkok, intanto, è evidente la rabbia dei residenti di classe medio-alta, che dalla distruzione della città vedono confermate le loro impressioni sulla violenza insita nel movimento di estrazione in prevalenza rurale.

CENTRAL WORLD DISTRUTTO, SIMBOLO PAESE DIVISO - La simbologia era evidente da quando le 'camicie rosse' occuparono la Ratchaprasong Intersection: 30 mila persone provenienti dalle province rurali, o comunque delle classi più basse, a bivaccare di fronte al centro commerciale più grande della Thailandia, dove probabilmente non erano mai entrate. Ma oggi il Central World - punto di riferimento della Bangkok medio-alta - non c'é più: nell'anarchia seguita all'annuncio di resa, gruppi di manifestanti lo hanno dato alle fiamme, sfogando la loro rabbia. L'edificio ha ceduto nel mezzo, dal lato dell'entrata principale. La parte posteriore si è salvata, ma il fuoco è arso per ore senza che i pompieri potessero accorrere sul posto, a causa dei cecchini posizionati lì attorno. La struttura è troppo indebolita, tanto che un funzionario dell'autorità metropolitana di Bangkok ha già dichiarato che dovrà essere demolita. Una perdita enorme per la famiglia Chirathiwat, secondo la rivista Forbes la terza più ricca in Thailandia, proprietaria del complesso che fino ai primi anni del Duemila si chiamava World Trade Center. Il secondo centro commerciale più grande del sud-est asiatico non era quello di più alta fascia nella capitale; il Paragon, l'Emporium e il Gaysorn - risparmiati dalle violenze di ieri - sono quelli della vera elite, eternamente irraggiungibili nell'immaginario dei 'rossi'. Ma il Central World raggrupprava in un unico 'mall' - 550 mila metri quadrati, il doppio se si conta l'intero complesso con adiacente hotel - le marche di abbigliamento alla moda, un cinema multisala, negozietti trendy: non per tutti, ma per molti. Ora ne rimane solo lo scheletro, annerito e semicrollato.

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