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Grecia, sangue e violenze. Papoulias: su orlo abisso

Tre morti ad Atene nel secondo giorno di sciopero. Papandreou invoca l'unita' nazionale

06 maggio, 08:11
Atene, l'esterno della banca dove sono morte tre persone
Atene, l'esterno della banca dove sono morte tre persone
Grecia, sangue e violenze. Papoulias: su orlo abisso

ATENE - Le manifestazioni in Grecia contro il piano di austerità, le più imponenti viste da anni, si sono macchiate di sangue, in seguito all'esplosione di violenza sfociata in un attacco incendiario che ha provocato tre morti e un clima di scontro armato ad Atene. E il presidente della repubblica, Karolos Papoulias ha affermato che il paese "é sull'orlo dell'abisso".

In una drammatica dichiarazione Papoulias ha avvertito che senza la necessaria responsabilità e unità il paese rischia di fare l'ultimo "passo verso il vuoto". In mezzo ad una grande allerta della polizia e delle forze armate, e con la borsa che ha subito una nuova forte flessione di quasi il 4%, il premier Giorgio Papandreou, isolato nel paese e in parlamento alla vigilia del voto sulle dure misure annunciate nei giorni scorsi nel quadro dell'accordo con Ue-Fmi, aveva poco prima anche lui invocato "l'unità nazionale". Ed ha rinnovato l'invito a un vertice di tutti i partiti, rifiutato nei giorni scorsi dalle altre forze politiche. Antonis Samaras leader del principale partito di opposizione, Nuova Democrazia (ND, centrodestra) si è però ora mostrato aperto alla proposta allo scopo, ha detto, di 'forgiare la necessaria unita'' di fronte alla crisi. Papandreou ha sottolineato che "le morti ingiuste" di oggi sono la conseguenza della "violenza incontrollata e dell'irresponsabilità politica": Un tentativo apparente di mettere sotot accusa la sinistra radicale, principale critica, in piazza e in parlamento, della sua linea. Mentre sembra segnalare l'intenzione del premier di continuare a cercare a tutti i costi un'intesa con ND. Intesa resa impossibile sinora dall'esigenza di creare una Commissione d'inchiesta sulle responsabilità politiche della crisi, che colpirebbe inevitabilmente l'ex premier Costas Karamanlis già leader di ND.

Decine di migliaia di persone erano scese stamane in piazza ad Atene, Salonicco ed altre città paralizzando la Grecia in occasione dello sciopero generale contro il piano di austerità. Scontri sono avvenuti in varie parti del paese e soprattutto ad Atene, davanti al parlamento, sfociate poi nell'attacco incendiario. Dopo le manifestazioni e l'astensione dal lavoro proclamate ieri dal sindacato dei dipendenti pubblici Adedy e da quello comunista Pame, la protesta oggi si era estesa e trasformata in sciopero generale con la discesa in campo della confederazione del settore privato, Gsee. Lo sciopero generale, il terzo dall'inizio della crisi e il primo dopo l'annuncio delle nuove misure di austerità, ha fermato il paese con lo stop al traffico aereo, ferroviario, marittimo e urbano. Sono rimasti chiusi inoltre ospedali, scuole, banche e uffici pubblici. Il piano di austerità è criticato, oltre che dai sindacati, da tutta l'opposizione politica che, a cominciare da ND, ha annunciato che voterà contro in parlamento. E benché il Pasok sulla carta abbia i voti per far passare il piano, Papandreou continua a voler rompere l'isolamento convincendo ND, anche alla luce dell'attacco assassino di oggi, ad appoggiare il governo isolando non il premier ma le sinistre radicali. Una scommessa difficile, in quanto Samaras su una cosa del genere si gioca la sedia. Il leader di centrodestra ha infatti condannato fermamente il coinvolgimento del Fmi nel piano che prevede una riduzione della spesa per 30 miliardi grazie al congelamento dell'impiego e a pesanti tagli su salari e pensioni per i dipendenti pubblici, riforma fiscale con aumento dell'Iva e delle imposte su carburanti, alcolici, sigarette e beni di lusso. Oltre alla riduzione di diritti e benefici nel settore privato. Per cercare di fermare il piano, con slogan contro il governo l'Ue e il Fmi ma anche per chiedere la punizione dei responsabili della crisi, sono scesi oggi in piazza operai, impiegati, agricoltori, studenti, professori e pensionati, insieme all'intera sinistra parlamentare ed extraparlamentare e al movimento anarchico, con marce e concentrazioni in tutto il paese.

PER EURO NUOVI MINIMI, BORSE MONDO ANCORA GIU' - Mentre Atene è sconvolta dalle proteste contro il piano di austerity varato dal governo di George Papandreou, i mercati continuano a restare in balia della speculazione, alimentata dalla paura di un contagio della crisi greca ad altri Paesi dell'Eurozona. A nutrire i timori di 'infezione' ha contribuito oggi la decisione di Moodys di mettere sotto osservazione il rating del Portogallo in vista di un possibile taglio. Sulle Borse europee è stata così un'altra giornata di tensione e di altissima volatilità, segnata dalla caduta dell'euro e dall'aumento dei differenziali di rendimento dei titoli di Stato di tutti i Paesi 'periferici' (Portogallo, Irlanda, Spagna e Italia) rispetto ai bund decennali tedeschi. Segno che il mercato percepisce il loro debito come sempre meno sicuro. Ma è tutta l'area euro che continua ad essere messa in discussione, come dimostra la caduta della moneta unica. A fine seduta le Borse del Vecchio Continente hanno limitato le perdite rispetto ai minimi di metà seduta (superiori in media ai due punti percentuali), toccati dopo la decisione di Moody's sul Portogallo.
Wall Street limita i danni grazie ai dati congiunturali che, per una breve periodo spingono gli indici americani in territorio positivo durante la seduta. Poi il timore-Grecia torna però ad avere la meglio: il Dow Jones chiude in calo di 59,94 punti, o lo 0,6%, a 10.866,83 punti. Il Nasdaq lascia sul terreno lo 0,9%. Lo S&P 500 arretra dello 0,7%, appesantito dal settore energetico in calo sulla scia della flessione del petrolio. I listini peggiori in Europa sono stati ancora una volta quelli di Grecia (-3,9%) e Spagna (-2,3%) mentre il Portogallo ha contenuto le perdite all'1,4%.
Solo Francoforte e Zurigo sono riuscite a limitare il calo sotto il punto percentuale. I listini hanno bruciato altri 46 miliardi di capitalizzazione, portando il conto delle ultime due sedute a 190 miliardi. Intanto lo spread tra i titoli di stato decennali iberici e quelli tedeschi sono schizzati ai massimi dall'introduzione dell'euro, quelli del Portogallo ai massimi storici mentre il rendimento del debito tedesco è sceso ai minimi da dieci anni.
Ad alimentare la volatilità dei mercati anche le dichiarazioni dei politici: mentre il cancelliere tedesco Angela Merkel si spendeva a favore del piano di alla Grecia (in gioco c'é "il futuro dell'Europa") e il commissario Ue agli Affari Economici, Olli Rehn, bollava come speculazioni le voci di una richiesta di aiuto da parte della Spagna, risuonavano le preoccupanti dichiarazioni del governatore della Bundesbank, la banca centrale tedesca, Axel Weber, che parlava di "seri rischi di contagio" per altri Paesi dell'Eurozona.
Euro ancora in calo. La moneta unica scende, per la prima volta dal marzo 2009, sotto quota 1,28 dollari a 1,2797 dollari.

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