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Emergency: c'è attesa in Afghanistan

Strada: non è manifestazione contro nessuno

18 aprile, 16:02
Uno striscione con la scritta ''io sto con emergency'' esposto durante la manifestazione in piazza San Giovanni a Roma
Uno striscione con la scritta ''io sto con emergency'' esposto durante la manifestazione in piazza San Giovanni a Roma
Emergency: c'è attesa in Afghanistan

KABUL - C'é "ottimismo" alla Farnesina per uno sbocco positivo della vicenda dei tre operatori di Emergency arrestati in Afghanistan, ma allo stesso tempo si invita alla "cautela". Nessuna conferma, per il momento, delle voci circolate nelle ultime ore di un imminente rilascio dei connazionali.

C'é grande attesa oggi a Kabul per possibili nuove notizie riguardanti i tre operatori di Emergency da oltre una settimana in mano alla Direzione nazionale della sicurezza (Nsd) afghana, anche se le fonti locali non hanno elementi a disposizione per suffragarle.

Interpellato dall'ANSA, il portavoce del Consigliere per la sicurezza nazionale Rangin Spanta ha detto che apparentemente non è all'ordine del giorno oggi una riunione del Consiglio nazionale per la sicurezza, presieduto dal presidente Hamid Karzai, che è stato incaricato di esaminare la vicenda che coinvolge Marco Garatti, Matteo dall'Aira e Matteo Pagani. Da parte sua Abdullah Ibrahim Gil, portavoce del Procuratore generale afghano, ha dichiarato: "Non abbiamo ricevuto documenti riguardanti il caso di Emergency, e per questo non possiamo dichiarare nulla". Infine, uno dei legali designati da Emergency ha detto stamani di non aver "riscontro a queste voci che ci colgono di sorpresa. Noi stiamo insistendo, anche oggi, per ricevere l'autorizzazione da parte della Nsd per poter vedere i tre e ricevere da loro la conferma dell'incarico".

Ieri a Roma in piazza San Giovanni manifestazione di  Emergency per sostenere i tre operatori della ong arrestati in Afghanistan. "Siamo più di 50 mila, la piazza è piena", hanno detto i volontari di Emergency . E probabilmente non si aspettavano neanche loro di vedere così tanta gente a una manifestazione, organizzata in soli tre giorni, e da soli, senza l'apporto di partiti politici o sindacati. Emergency è riuscita dunque a rendere tangibile quello che in questi giorni, dopo l'arresto di Marco Garatti, Matteo Dell'Aira e Matteo Pagani, i suoi responsabili vanno ripetendo come un mantra: e cioé che il loro lavoro viene apprezzato, in barba ai tentativi di screditare l'organizzazione e i suoi operatori.

Un lavoro "al di sopra di tutte le parti" come ha tenuto a ribadire il fondatore Gino Strada: "curiamo tutti, talebani e talebini, osama e obama". E la pioggia di firme al loro appello per la liberazione dei tre operatori - più di 350 mila - ma anche le 11.000 firme di cittadini afghani della valle del Panshir sono un'altra valida prova - affermano - della loro 'reputazione' In piazza anche l'intera famiglia di Matteo Pagani, il ragazzo romano di 28 anni che lavorava come logista all'ospedale di Lashkar Gah quando è stato arrestato dalle forze di sicurezza afghane, sabato scorso, insieme al chirurgo Garatti e all'infermiere Dell'Aira. Il padre Massimo, la mamma Gabriella e i fratelli Iacopo e Simone sono lì insieme al segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, amico di famiglia. Raccontano di come Matteo non voglia mai stare fermo, e che se in seguito a questa vicenda sarà costretto a tornare a casa ne soffrirà. Sono fiduciosi in un esito positivo della vicenda e dicono che i tre di Emergency "hanno diritto a tornare a casa", ma non hanno mai creduto alla notizia che Matteo potesse essere liberato prima degli altri.

Alla domanda se si sentano sostenuti dal governo italiano, il padre risponde: "Ci ho messo tre giorni a capire se stavano lavorando per la liberazione. Ora sono convinto di sì". Emergency non ha voluto bandiere di partito né ha chiamato esponenti politici a intervenire alla manifestazione, per una scelta dichiarata di non schieramento e perché, aveva sottolineato Strada alla vigilia, "non è una manifestazione politica". Ma qualcuno è andato ugualmente, per portare la sua solidarietà. Si sono visti tra gli altri Walter Veltroni, Piero Fassino, Stefano Pedica, Nichi Vendola, Paolo Ferrero , Fabio Evangelisti, Sonia Alfano. Tutti esponenti di una sola parte politica, viene fatto notare a Strada: "questo bisogna chiederlo a loro - commenta - e soprattutto a quelli che non sono venuti. Noi non abbiamo fatto appelli selettivi, a nessuna forza politica. Non ci interessa". Mentre sul palco si succedono artisti e cantanti - Moni Ovadia, Daniele Silvestri, Fiorella Mannoia, Nicolò Fabi e altri - arriva anche la notizia che la vicenda dei tre operatori italiani verrà affidata alla procura di Kabul. E' una buona notizia, commenta Gino Strada.

"Se confermato, mi farebbe piacere, nel senso che almeno sapremmo di poter trattare con un procuratore, non con degli sconosciuti senza volto e senza nome. Se così fosse, da domani mattina gli avvocati che abbiamo già nominato giorni fa e ai quali è stato impedito di vedere i membri dello staff di Emergency, con un procuratore davanti, dovranno chiedere questa cosa e ottenerla. Perché tra l'altro é la legge che lo prevede". Strada rende anche noto che l'organizzazione umanitaria sta lavorando "in stretta collaborazione con le Nazioni Unite per risolvere questo brutto pasticcio" grazie all'interessamento particolare dell'inviato dell'Onu in Afghanistan, Staffan De Mistura. Ma questo non vuol dire che il governo italiano ora abbia un ruolo marginale: "Loro fanno il loro lavoro, che non giudico anche perché non so esattamente quale sia. Noi stiamo facendo il nostro. Sono due cose diverse". Ora Emergency spera solo di avere notizie positive dei suoi tre operatori. "Ma se non saranno liberi entro sabato prossimo ci ritroveremo di nuovo in piazza" annuncia la presidente, nonché figlia di Gino, Cecilia Strada, salutando tutti dal palco.

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