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Polonia, la camera ardente per Kaczynski

Salma esposta per l'addio accanto a quella della moglie, sabato i funerali

13 aprile, 22:04
Polonia, oggi la camera ardente per Kaczynski
Polonia, oggi la camera ardente per Kaczynski
Polonia, la camera ardente per Kaczynski

dell'inviata Flaminia Bussotti

VARSAVIA - Due giorni dopo la sciagura nazionale che ha decapitato i vertici del Stato, i polacchi piangono in silenzio, e uniti, il loro presidente Lech Kaczynski, morto in un incidente aereo sabato a Smolensk, in Russia, mentre si stava recando a Katyn per commemorare il massacro sovietico di ufficiali polacchi del 1940. Un silenzio che dice lo sgomento della gente e si stende come una cappa opprimente sopra Varsavia, malgrado le miti temperature e il sole tiepido che riscaldava la capitale. Oggi la salma del presidente sarà esposta al pubblico in una camera ardente, con accanto quella della moglie Maria, le cui spoglie torneranno in  mattinata a Varsavia.

I funerali di Stato si svolgeranno probabilmente sabato. Jacek Sasin, ministro di stato alla presidenza, ha precisato oggi che le esequie si terranno solo quando saranno arrivati tutti i resti dei corpi. L'opera di identificazione non é ultimata: oggi, dei 96 morti in tutto, nove mancavano ancora all'appello. Corpi dilaniati, disintegrati nello schianto, che rendono l'opera di riconoscimento difficile e in parte impossibile: l'esame del dna aiuta ma non serve se i corpi non si trovano. Secondo il ministero della difesa i parenti delle vittime vengono confrontati con cautela dalle autorità russe con l'orrore di identificare i loro cari: prima vengono mostrati loro gli oggetti personali ritrovati, poi delle foto e solo alla fine, se acconsentono, quel che rimane dei corpi. Ovunque per le strade, dall'aeroporto alla periferia, al centro storico e soprattutto attorno al Palazzo Presidenziale, sono allestiti altarini improvvisati con le foto di Kaczynski e della moglie, con candele e lumi, con mazzi di fiori e bandiere polacche.

Un oceano di fiori e lumini accesi si estende dal cancello del Palazzo Presidenziale, dove in una cappella è custodita la salma di Kaczynski, verso le vie vicine. Centinaia di migliaia di lumini accesi che bruciano e producono una cortina di calore passandoci vicino. Decine e decine di migliaia di persone, volti increduli e contriti, giovani, anziani, famiglie, bambini: tutti uniti in un silenzio doloroso che raccoglie le tante domande su questa immane tragedia nazionale e trascende tutte le risposte. Secondo voci, le esequie potrebbero addirittura durare due giorni, sabato e domenica ma non c'é nessuna conferma: fra gli ospiti da mezzo mondo attesi, anche i massimi rappresentanti dei due paesi che più di tutti hanno segnato la dolorosa storia della Polonia: dalla Russia il presidente Dimitri Medvedev, dalla Germania il presidente Horst Koehler e la cancelliera Angela Merkel. Si svolgeranno nella grande Piazza Pilsudski, o, se dovesse piovere, nella grande Cattedrale di San Giovanni. Davanti al Palazzo Presidenziale un picchetto d'onore monta la guarda e una folla sterminata attende immobile e silenziosa di entrare nella residenza per firmare i libri di condoglianze, otto grandi volumi che vengono subito sostituiti una volta pieni. "Giovanni Paolo II - recita un messaggio di cordoglio - da servo di Dio intercedi per tutti quelli che sono morti nella foresta di Katyn e prega per la tua e la nostra Polonia". In un altro si ringrazia Kaczynski "per il servizio reso alla patria".

"Ti ringrazio perché hai restituito alla Polonia la memoria e l'identità", si legge in un altro. Due studenti dell'Università di Varsavia, Monika e Michal Wasowski, raccontano all'ANSA di "essere scoppiati in lacrime" quando hanno sentito la notizia della tragedia aerea. "Non ci credevamo all'inizio", poi "abbiamo pianto per due giorni incollati davanti alla tv". Laggiù "é morta la nostra gente migliore, Katyn è accaduta due volte, una nel ricordo allora e una ora", dicono precisando di non essere politicizzati ma che ora voteranno probabilmente per il partito di Kaczynski alle presidenziali anticipate. "Non ho mai votato per loro ma era il mio Presidente, è il mio Paese, non importa come si chiamasse, era il primo cittadino della Polonia, continuerò a non votare per lui- dice Bartosz Barczyk, studente di scienze politiche - la mia è una testimonianza umana".

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