Pedofilia: Papa firma lettera irlandesi, mai più silenzi
Ribadira' linea trasparenza e fermezza, volonta' di rinnovamento
19 marzo, 19:47di Fausto Gasparroni
CITTA' DEL VATICANO - Mai più zone d'ombra. Mai più coperture. E soprattutto un'azione profonda - prima di tutto sul piano spirituale - per evitare che tali "gravissimi delitti", come li chiama la Chiesa, possano ripetersi in futuro. La Lettera pastorale ai cattolici d'Irlanda, che il Papa ha firmato oggi - nel giorno di San Giuseppe, "custode della Sacra Famiglie e patrono della Chiesa universale" -, oltre a ribadire i sentimenti di "condanna" e "vergogna" già espressi per lo scandalo-pedofilia che sta travolgendo il mondo ecclesiale sia in Europa che fuori, scandirà le linee guida di Benedetto XVI per un deciso cambio di rotta. "Pentimento", "guarigione", "rinnovamento", questi gli obiettivi indicati dallo stesso Pontefice, annunciando mercoledì scorso la firma del documento ai pellegrini anglofoni durante l'udienza generale, nella lotta agli abusi sui minori commessi da componenti del clero. In altre parole, per il Papa, che ha anche invitato i fedeli a leggere la lettera "con cuore aperto e in spirito di fede", senza un pentimento sincero non può esserci né purificazione né rinnovamento nella Chiesa. E questo riguarda tutti: sia chi ha commesso gli abusi, sia chi, pur essendone al corrente e avendo ruoli di responsabilità, ha taciuto e li ha coperti. Su questo non saranno più tollerate omissioni, né negligenze. D'altronde lo scandalo in Irlanda è esploso proprio dopo i rapporti-shock del governo di Dublino (prima il rapporto Ryan poi il rapporto Murphy) che hanno documentato decenni di abusi commessi in varie diocesi su centinaia di ragazzi, con il silenzio dei superiori. Lo stesso primate d'Irlanda, cardinale Sean Brady, ha ammesso in questi giorni di non aver avvertito la polizia sui comportamenti di un prete pedofilo recidivo a metà anni Settanta, annunciando di voler "riflettere" sulla possibilità delle sue dimissioni. Quello che sta a cuore a Ratzinger, comunque, oltre alla necessità di una collaborazione con le autorità civili e di una riorganizzazione all'interno della Chiesa dando più potere ai vescovi, oltre alla volontà di trasparenza e al contempo di fermezza, è anche il fronte della prevenzione, che a suo parere si incentra prioritariamente sull'aspetto spirituale. Il "tradimento" della missione sacerdotale, secondo Benedetto XVI, nasce in primo luogo da una crisi di fede, ed è su questo che bisogna lavorare per scongiurare la malattia. Dopo aver licenziato il documento, nel giorno del suo onomastico, questo pomeriggio papa Joseph Ratzinger ha assistito a un concerto in suo onore nella Sala Clementina, con musiche di Haydn, avendo al fianco il fratello Georg, sfiorato lui stesso dallo scandalo degli abusi come ex direttore del coro dei Piccoli Cantori del Duomo di Ratisbona. Il testo della lettera, di una decina di pagine, sarà poi diffuso domani mattina dalla sala stampa vaticana. Intanto negli Stati Uniti, proprio nel paese dove la pedofilia tra le file del clero ha portato alla bancarotta molte diocesi cattoliche, si è aperto un ampio dibattito sulla risposta del Vaticano ai casi emersi in tutta Europa. Il New York Times ha dato voce a una serie di esperti: tra questi Nicholas Cafardi, giurista della Duquesne School of Law ed ex presidente del National Review Board della Conferenza Episcopale americana, secondo cui il Vaticano dovrebbe "assumersi le responsabilità della crisi, facendo pubblicamente, spesso e sinceramente mea culpa. Suggerire che la Chiesa si dispiace ma che la pedofilia non è limitata alla Chiesa non è una buona idea". Per David Clohessy, direttore nazionale del Survivors Network of Those Abused by Priests, invece, "non c'é altra scelta che far intervenire l'autorità giudiziaria" perché "la cultura della Chiesa è fatta in modo che i prelati che proteggono i segreti vengono tollerati e perfino promossi".






