Spianata moschee riaperta al pubblico
No di Israele alle condizioni di Obama su insediamenti
17 marzo, 09:12
GERUSALEMME - Nel tentativo di tornare gradualmente alla normalita' dopo una giornata di estesi scontri con dimostranti palestinesi, la polizia di Gerusalemme ha autorizzato stamane la riapertura al pubblico della Spianata delle Moschee. L'ingresso, ha precisato la radio militare, viene garantito sia ai musulmani sia agli ebrei. Al tempo stesso la polizia mantiene una forte presenza nelle strade di Gerusalemme est, per prevenire possibili disordini. In precedenza si era appreso anche della riapertura dei valichi di transito fra Gerusalemme e la Cisgiordania, dopo una chiusura di circa una settimana.
INSEDIAMENTI, NO DI ISRAELE ALLE CONDIZIONI DI OBAMA
(di Emanuele Riccardi).
NEW YORK - La tensione rimane molto alta tra Usa ed Israele, nonostante le dichiarazioni pubbliche concilianti del segretario di Stato americano Hillary Clinton e del premier israeliano Benyamin Netanyahu. Secondo il New York Times online, Israele ha infatti respinto le richieste del presidente Usa Barack Obama di rinunciare a costruire nuovi insediamenti a Gerusalemme Est. Il governo israeliano lo ha deciso poche ore dopo che George Mitchell, l'emissario in Medio Oriente di Obama, aveva rinunciato a recarsi in loco non essendoci più - aveva fatto sapere - i presupposti per l'avvio di negoziati, anche indiretti, tra israeliani e palestinesi. Mitchell intende aspettare l'esito di una riunione a livello ministeriale, il 19 marzo a Mosca, del Quartetto sul Medio Oriente (Usa, Ue, Russia, Onu), ma i tempi potrebbero essere più lunghi.
Secondo il quotidiano Usa, "il dissenso tra gli Stati Uniti ed Israele sugli insediamenti ebraici a Gerusalemme Est si è acuito martedì dopo che rappresentanti del governo israeliano hanno respinto le richieste di Washington e hanno espresso irritazione per il rimprovero pubblico da parte dell' amministrazione Obama nei confronti di Netanyahu". Il corrispondente del Nyt, Ethan Bronner, aggiunge che sul sito web della 'Israel Land Authority' è stato pubblicato un annuncio che chiede di presentare progetti per la costruzione di 309 nuove abitazioni nel quartiere di Neve Yaakov, nell'area nord orientale di Gerusalemme. Un portavoce del comune della città, Stephan Miller, ha dal canto suo indicato che "per noi tutto procede come al solito". Secondo il Washington Post, per rilanciare il processo di pace Obama ha posto tre condizioni ad Israele. Primo, una marcia indietro sui nuovi insediamenti a Gerusalemme est annunciati la scorsa settimana, provocando une delle più gravi crisi con Washington. Secondo, un gesto significativo e sostanziale nei confronti dei palestinesi; terzo una dichiarazione pubblica che accetti l'inclusione nei negoziati di tutte le questioni centrali, tra cui lo statuto di Gerusalemme.
Le tre condizioni di Obama, di cui le autorità Usa non parlano ufficialmente, erano state illustrate venerdì dalla Clinton a Netanyahu in una burrascosa telefonata di circa tre quarti d'ora. A meno di colpi di scena, i due dovrebbero incontrarsi la prossima settimana a Washington, quando parteciperanno al Congresso annuale dell'Aipac, la lobby pro-israeliana americana, una delle principali organizzazioni ebraiche degli Stati Uniti. Scambiando alcune battute con la stampa, la Clinton aveva ieri avuto su Israele parole più concilianti rispetto ai giorni scorsi, come anche il portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs. Gli Stati Uniti vogliono un impegno totale di Israele e palestinesi in favore del processo di pace, aveva detto il segretario di Stato Usa prima di ribadire l'impegno assoluto degli Usa a difesa della sicurezza di Israele, un paese con il quale i legami sono "forti e solidissimi". Del rinnovato sostegno a Israele, Netanyahu l'ha ringraziata in un comunicato, ma senza accennare alla ripresa dei negoziati. Alla Clinton aveva fatto eco Gibbs. Dopo avere ricordato che Netanyahu si è scusato, il portavoce di Obama ha detto che 'nelle relazioni di carattere adulto tra paesi amici esiste anche la possibilita' di disaccordi e quello di questi giorni è uno di quei disaccordi. Ma nulla rimette in questione i legami indistruttibili che abbiamo con Israele per la sua sicurezza.
L'ONU CHIEDE CALMA E MODERAZIONE
Ban Ki-moon, il segretario generale dell'Onu, ha lanciato un appello a "mantenere calma e moderazione" a Gerusalemme, dove si sono registrati violenti scontri tra israeliani e palestinesi. "Per avviarsi verso una risoluzione giusta di questo conflitto, è necessario che tutte le parti mantengano calma e moderazione", ha detto il segretario generale aprendo una conferenza stampa al Palazzo di Vetro.
GERUSALEMME: PROTESTE, SPARI E FERITI
Numerosi focolai di scontro sono stati appiccati ieri da dimostranti palestinesi a Gerusalemme e nei Territori nel quadro della 'Giornata della Collera', proclamata dal Movimento islamico arabo israeliano contro l'espansione ebraica nella parte orientale (a maggioranza araba) della 'citta' santà, e all'indomani dell'inaugurazione di una grande sinagoga appena restaurata.
Tafferugli con le forze di sicurezza israeliane - che hanno risposto con lacrimogeni e granate assordanti a lanci di sassi e di copertoni bruciati - si sono avuti in particolare alla periferia nord di Gerusalemme est, nonché nel rione di Ras el-Amud, di Isawya e in quello di Wadi Joz, al di fuori della città vecchia. Mentre all'interno delle mura l'ANSA ha potuto verificare una situazione di relativa calma, incluso nella zona della Spianata delle Moschee, polveriera al centro di disordini nelle ultime settimane. L'area in ogni caso permane blindata, con 2500 fra agenti e militari schierati nei punti chiave. Per ora si contano in totale una cinquantina di contusi o feriti lievi tra i manifestanti e tre poliziotti israeliani colpiti da sassate.
La tensione però resta viva, alimentata anche da incidenti registrati nel campo profughi di Kalandya (vicino a Ramallah) e in altre località della Cisgiordania. All'iniziativa ha aderito Hamas, la fazione integralista al potere nella Striscia di Gaza, che ha chiamato in piazza alcune migliaia di persone per esprimere da Gaza sostegno alla protesta di Gerusalemme, scandire slogan contro Israele e invocare una rivolta generalizzata: una nuova "intifada" di cui un sito vicino al movimento già preannuncia l'inizio. Le fibrillazioni coincidono con l'ennesima fase di stallo dei tentativi di rilancio dei negoziati israelo-palestinesi, tornati in alto mare (come conferma il rinvio di una prevista visita nella regione del mediatore americano George Mitchell) dopo il recente via libera del governo israeliano di Benyamin Netanyahu ad altri 1600 alloggi in un insediamento ebraico di Gerusalemme est (Ramat Shlomo).
Annuncio che ha innescato un'inusuale crisi diplomatica con Washington e che fa seguito ad altre decisioni fortemente contestate: come l'assorbimento nel patrimonio storico israeliano di due luoghi santi disputati (la Tomba dei Patriarchi e quella di Rachele, entrambe interne al territorio palestinese) o ancora la ricostruzione nella zona ebraica della Città vecchia di Gerusalemme di una maestosa sinagoga, denominata Hurvà, che - secondo un vaticinio cavalcato dai predicatori islamici - potrebbe preludere alla rinascita di un tempio ebraico addirittura sulla Spianata, al posto della moschea Al Aqsa. Commentando gli incidenti, il deputato arabo israeliano Ahmad Tibi ha accusato il governo Netanyahu di aver provocato le tensioni con gesti "irresponsabili". Avvertendo che, se non ci saranno colpi di freno, la "terza intifada" evocata da Hamas stavolta potrebbe diventare realtà.








