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Islanda, nel referendum vince il no

Bocciata la legge sul rimborso dei risparmiatori Gb e olandesi colpiti dal crack della banca on line Icesave

07 marzo, 18:31

REYKJAVIK - Con il 90% circa delle schede scrutinate, risultano essere il 93,3% i "no" nel referendum tenuto ieri in Islanda sulla legge Icesave, che prevedeva il rimborso di 3,9 miliardi di euro ai circa 300.000 risparmiatori britannici e olandesi colpiti dal crack dell'omonima banca online. Secondo i risultati provvisori comunicati dalla tv pubblica Ruv, solo l'1,7% degli islandesi ha detto "sì" all'impopolare legge.

VITTORIA SCHIACCIANTE DEI NO
Tutto come previsto. La vittoria dei 'no' al referendum islandese sulla legge Icesave è stata schiacciante. A respingere il provvedimento che prevede il rimborso di 3,9 miliardi di euro ai circa 300.000 risparmiatori britannici e olandesi colpiti dal crack della banca on-line è stato oltre il 90% dei votanti. Lo stesso governo di Reykjavik, poco dopo la diffusione dei primi risultati, ha riconosciuto il risultato delle urne. Un risultato sul quale non esistevano dubbi e ampiamente anticipato dai sondaggi delle scorse settimane.

La maggioranza dell'opinione pubblica islandese, infatti, fin dal primo momento si è mostrata contraria ad una legge che prevede il rimborso di una somma pari a circa il 40% del Pil dell'isola, vale a dire 12.000 euro a testa per i suoi 317.000 abitanti. Un fardello da molti giudicato insostenibile in un Paese che fino al 2007 era considerato dall'Onu "il più vivibile" e che ora sta vivendo la peggiore recessione della sua storia, con una disoccupazione all'8,1%, un debito esterno pari al 300% e la corona islandese che in due anni ha perso la metà del suo valore. Per questo il presidente islandese, Olafur Ragnar Grimsson, fattosi portavoce del malcontento di gran parte della popolazione, non ha firmato la legge varata dal governo del primo ministro, Johanna Sigurdardottir, convocando il referendum. Con tutti i rischi che la vittoria del 'no' comporta. Innanzitutto per quel che riguarda i rapporti col Fondo monetario internazionale, il cui sostegno per Reykjavik è più che mai fondamentale per uscire dalla crisi.

Tutta in salita, poi, appare la strada verso l'adesione all'Unione europea, prevista per il 2012 insieme a quella della Croazia. Le speranze sono legate ai negoziati con Londra e L'Aja che il governo Sigurdardottir è riuscito a tenere in piedi nonostante il referendum. Tanto che la diplomazia islandese sarebbe già riuscita a strappare condizioni di rimborso migliori rispetto a quelle della legge Icesave. Il referendum, dunque, paradossalmente si sarebbe svolto su un provvedimento già superato. Come ammesso anche dallo stesso presidente Grimsson che così ha difeso l'ostinazione di voler andare alle urne: "Il referendum ha già avuto un effetto molto positivo: ha spinto Regno Unito e Paesi Bassi verso un accordo più giusto". Perché gli islandesi, ha spiegato, "sono d'accordo sulla necessità di rimborsare i risparmiatori colpiti dal fallimento di Icesave, ma non sono disposti a pagare un tasso di interesse molto elevato che permetterebbe ai governi britannico e olandese di trarre un enorme profitto da tutta questa vicenda". La trattativa tra Reykjavik, Londra e L'Aja potrebbe dunque riprendere già la prossima settimana, col premier islandese che ha assicurato di avere avuto garanzie dalle autorità britanniche e olandesi. Nonostante queste nelle ultime settimane abbiano ripetutamente accusato le autorità islandesi, a partire dai vertici della Banca centrale, di avere a suo tempo taciuto e poi mentito sulla reale situazione della Icesave e della sua casa madre Landsbanki.

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