Sale tensione con l'Iran Attacco all'ambasciata
"A morte l'Italia e Berlusconi". Frattini: sventata azione Basiji. La tv di Stato: erano solo studenti
10 febbraio, 11:20Correlati
(di Paola Tamborlini)
E' ormai scontro tra Roma e Teheran. Tutto è iniziato con un'informativa letta in tempo reale dal Ministro degli Esteri davanti alle commissioni riunite di Camera e Senato sulla dura e "preoccupante" manifestazione contro l'ambasciata italiana a Teheran. E in poche ore si è trasformato in uno scontro diretto tra il regime degli Ayatollah e l'Italia, oggi nella persona di Franco Frattini. La Tv di stato iraniana non ha infatti gradito il riferimento del titolare della Farnesina ai miliziani di Baiji, responsabili, secondo il ministro, della "manifestazione ostile" organizzata davanti all'ambasciata, con lanci di pietre e gli slogan "morte all'Italia, morte a Berlusconi". Ed ha accusato Frattini di aver "offeso tutta la nazione iraniana", mancando di rispetto a "un'importante realtà delle forze difensive iraniane che si basa sul popolo".
Ad organizzare la manifestazione, secondo Teheran, sarebbero stati solo studenti universitari. E quell'ambasciata del resto, per Teheran, è 'colpevole' di aver dato rifugio a "un gruppo di facinorosi" durante gli ultimi disordini. Ma non è stato solo questo a far salire la tensione a Teheran. E quello slogan "a morte Berlusconi", non è casuale.
Domenica scorsa l'ambasciatore italiano a Teheran, Alberto Bradanini, è stato convocato dal ministero degli esteri iraniano, che ha così ufficializzato la sua protesta per le parole pronunciate dal premier Berlusconi durante la sua missione in Israele. Berlusconi aveva chiesto "sanzioni forti" contro Teheran e definito "inaccettabile" l'armamento atomico a disposizione di uno stato che intende distruggere Israele. Ma quello che per il regime ha suonato come un affronto sarebbe stato quel riferimento al "dovere di sostenere e aiutare l'opposizione".
Una frase letta in modo "strumentale", sottolineano i diplomatici, e chiaramente riferita alla necessità di rispettare i diritti umani, non certo ad un eventuale cambio politico, che è e resta un affare interno di Teheran. Un tema sul quale è tornato lo stesso Ministro al Senato, assicurando che l'Italia "non tollererà violenze contro i civili" giovedì prossimo.
La sensazione, secondo la diplomazia, è che il regime voglia alzare il tiro proprio in vista dell'11 febbraio (festa della rivoluzione islamica), cercando di intimidire la comunità internazionale. E non a caso oggi manifestazioni sono state organizzate anche contro le ambasciate tedesca, francese e olandese. L'Italia, ha sottolineato Frattini, è "dispiaciuta e preoccupata", ma, ha assicurato il ministro al Senato, "spera ancora nella strada diplomatica". Di certo Roma non invierà il suo ambasciatore alle celebrazioni dell'11 febbraio, al suo posto ci sarà il numero due, ma l'ambasciata a Teheran "non chiuderà ", ha detto. Ed ha aggiunto: "non pregiudichiamo le cose". Di "atto gravissimo" hanno parlato maggioranza e opposizione: Lorenzo Cesa (Udc) e Gianni Vernetti (Api) hanno chiesto al ministro di riferire in Parlamento, mentre il ministro Andrea Ronchi ha assicurato che "l'Italia non si farà intimidire". Parla di "gravissimo assalto" all'ambasciata italiana Margherita Boniver, mentre il Pd chiede a Frattini di prevedere "qualunque misura atta a scongiurare esiti drammatici" della manifestazione dell'11 febbraio. Mentre il Pdci si limita a dire che "il governo raccoglie i frutti di quanto seminato".









