Onu: in Afghanistan si rischia eccessivo militarismo
Talebani: dialogo sì, ma su Stato islamico. Scontri in Helmand
06 febbraio, 22:28 KABUL - L'anno che si è aperto in Afghanistan si propone come il più difficile dall'intervento della Coalizione internazionale nel 2001 e secondo il responsabile della missione Onu nel paese, Kai Eide, il rischio é che non si riesca ad imporre una soluzione politica dalla crisi e si cada invece in una eccessiva militarizzazione. L'intervento preoccupato di Eide, che presto lascerà il posto al diplomatico italo-svedese Staffan de Mistura, è stato pronunciato nella riunione dei ministri della Difesa della Nato di ieri a Istanbul e diffuso oggi poche ore prima che i Talebani - dal loro sito internet - dichiarassero una volontà di "dialogo e negoziato" ma per raggiungere obiettivi tra cui "l'introduzione di un sistema islamico che rappresenti le volontà e le aspirazioni della gente afghana". Insomma un emirato. Sempre oggi la Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf) e l'esercito afghano hanno annunciato una imminente ed importante offensiva in Helmand. Il vice-governatore di questa esplosiva provincia meridionale afghana, Abdul Sattar Mirzakwal, ha indicato già oggi all'agenzia di stampa Pajhwok che negli ultimi due giorni militari afghani e dell'Isaf hanno ucciso almeno 16 talebani nell'area di Baba Jee.
Intanto il presidente Hamid Karzai, dopo la visita in Arabia Saudita dove ha chiesto a re Abdullah di intervenire nel processo di riconciliazione con i talebani, è a Monaco per una conferenza internazionale sulla sicurezza e per chiedere alla comunità internazionale maggior coordinamento con il governo di Kabul sul piano di stabilizzazione del paese. A Istanbul Eide, dopo aver sostenuto che "la Conferenza di Londra è stata un successo più grande di quanto ci aspettassimo", ha ribadito che il 2010 sarà l'anno più pericoloso dal 2001 in termini politici e militari". "Siamo nel mezzo di una impennata bellica - ha aggiunto - ed abbiamo di fronte a noi la più intensa campagna militare mai intrapresa. Il presidente Karzai ha annunciato una Loya Jorga (Assemblea popolare) di pace in primavera, vi sarà un seguito a Kabul della Conferenza di Londra e sono previste elezioni legislative a settembre". I talebani, in un'indiretta risposta negativa agli appelli di Karzai alla pacificazione, hanno sostenuto che il governo afghano ed "i paesi invasori" annunciano la riconciliazione a parole ma intanto preparano la guerra ponendo inoltre condizioni come "l'abbandono delle armi da parte dei Mujaheddin" e "l'accettazione della Costituzione" le quali "sembrano puntare più ad una escalation" del conflitto "che non alla sua fine".
Nel riferirsi alle scadenze dei prossimi mesi, il rappresentante dell'Onu ha detto che questa pesante agenda "ci offre una reale possibilità che questo sia l'anno della svolta", ma per ciò ci vorrà "una straordinaria orchestrazione di sforzi politici e militari". Per Eide questa strategia deve avere "una maggiore guida politica e non una maggiore guida militare". "Sono preoccupato - ha sottolineato in relazione alla imminente offensiva annunciata nel sud del paese - che l'approccio complessivo sia ancor più concentrato sull'aspetto militare, ancor più impegnato su obiettivi a breve termine". In questo quadro, per l'inviato dell'Onu il rischio peggiore sarebbe che "non vi sia spazio sufficiente per il rafforzamento di una strategia politica e di una prospettiva a più lungo termine". Insomma, ha concluso, "sono scettico su una prospettiva in cui la parte militare - presa da impazienza a volte giustificata nei confronti delle componenti civili delle istituzioni afghane e delle strutture internazionali - assuma una parte ancora maggiore di compiti che invece spettano ai civili".






