Haiti, il dramma dei bambini
17 gennaio, 20:07Correlati
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ROMA - Ad Haiti esistono anche i miracoli. E' quello della piccola Winnie, di appena 18 mesi, salvata dalle macerie dove aveva sofferto 68 ore, senza acqua né viveri, dopo che il terremoto aveva distrutto la sua casa di Port-au-Prince. Le sue urla disperate hanno attirato l'attenzione di una troupe televisiva australiana che stava effettuando delle riprese vicino alla sede di Save the Children. L'interprete della tv ha immediatamente iniziato a scavare con le mani per tirarla fuori e dopo 45 minuti la piccola è emersa dalla macerie, terrorizzata ma viva. Winnie è stata immediatamente trasferita presso l'ufficio di Save the Children dove gli operatori dell'organizzazione hanno rilevato il suo stato di disidratazione.
I genitori della bambina sono morti nel devastante sisma e la piccola è ora affidata allo zio, che a sua volta ha perso la moglie, incinta, nel terremoto. Le immagini del suo salvataggio hanno fatto il giro del mondo, diventando un simbolo di speranza per i soccorritori impegnati a scavare, anche con le mani, per ritrovare altri sopravvissuti. Come Ariel, 17 anni, e un altro ragazzo, localizzati sotto le macerie del Caribe Market, distrutto dal sisma. Da due giorni i soccorritori stanno cercando di raggiungerli in una disperata corsa contro il tempo nella capitale devastata dal terremoto, dove adesso neanche le mascherine bastano a coprire l'odore dei cadaveri in stato di putrefazione. Il miracolo di Winnie ha riportato alla mente il dramma di un'altra bambina, Annaika Saint Louis, 11 anni, deceduta poche ore dopo essere stata estratta viva dalle macerie della sua casa. Era diventata un simbolo della speranza grazie anche alle immagini del suo salvataggio trasmesse in diretta dalla Cnn. Una speranza che è durata poco.
La bimba, che aveva passato due giorni inchiodata sotto una trave di metallo, è morta prima che i genitori la potessero portare in un ospedale attrezzato fuori da Port-au-Prince per curare le sue ferite. E il suo volto, incorniciato dalle treccine coperte di calce, gli occhi imploranti e stremati velati dagli occhiali, è diventato ora il simbolo della tragedia di Haiti dove la speranza di trovare altri sopravvissuti deve fare i conti con la terra che continua a tremare.








