Pio XII non sarà beato con Wojtyla
Visita papa a Sinagoga "evento di dialogo"
24 dicembre, 12:35
di Elisa Pinna
CITTA' DEL VATICANO - La beatificazione di Pio XII non avverrà in contemporanea con quella di Wojtyla e in ogni caso attiene alle sue virtù cristiane e non implica "la valutazione della portata storica di tutte le sue scelte operative". Con una lunga nota, firmata dal direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, la Santa Sede rassicura il mondo ebraico e, in particolare la comunità romana, che avevano chiesto chiarimenti sul significato del decreto, firmato lo scorso 19 dicembre da Benedetto XVI , per proclamare le virtù eroiche di Pacelli, un papa accusato - come riassume una targa del Museo della Memoria Yad Vashem a Gerusalemme - di non aver fatto abbastanza di fronte alla Shoah.
Il comunicato vaticano costituisce un gesto importante di distensione, richiesto peraltro dagli stessi ebrei romani, per togliere ogni inquietudine e polemica sulla programmata visita di papa Ratzinger alla Sinagoga di Roma, il prossimo 17 gennaio. La "firma del decreto non va in alcun modo letta come un atto ostile al popolo ebraico e ci si augura che non sia considerata un ostacolo sul cammino del dialogo tra l'ebrasimo e la Chiesa cattolica", afferma padre Lombardi. Anzi, "ci si augura che la prossima visita del Papa alla Sinagoga di Roma sia occasione per riaffermare e rinsaldare con grande cordialità questi vincoli di amicizia e di stima". Il paragrafo chiave della lunga dichiarazione del portavoce vaticano riguarda il significato per la Chiesa cattolica di una beatificazione. "Quando il Papa firma un Decreto 'sulle virtu' eroiché di un Servo di Dio, cioé di una persona di cui è stata introdotta la Causa di beatificazione, conferma la valutazione positiva che la Congregazione delle Cause dei Santi ha già votato - dopo attento esame degli scritti e delle testimonianze - sul fatto che il candidato ha vissuto in modo eminente le virtù cristiane e ha manifestato la sua fede, la sua speranza, la sua carità, in grado superiore a ciò che si attende normalmente dai fedeli. Perciò può essere proposto come modello di vita cristiana al popolo di Dio.
Naturalmente si tiene conto in questa valutazione delle circostanze in cui la persona ha vissuto, occorre quindi un esame dal punto di vista storico, ma la valutazione riguarda essenzialmente la testimonianza di vita cristiana data dalla persona (il suo intenso rapporto con Dio e la continua ricerca della perfezione evangelica - come diceva il Papa sabato scorso nel suo discorso alla Congregazione delle Cause dei Santi), e non la valutazione della portata storica di tutte le sue scelte operative". Dunque "rimane aperta anche nel futuro la ricerca e la valutazione degli storici nel loro campo specifico", promette padre Lombardi, ribadendo che gli archivi vaticani potranno aprirsi solo tra alcuni anni. Non si intende, in ogni caso, "minimamente limitare la discussione circa le scelte concrete compiute da Pio XII nella situazione in cui si trovava". Detto ciò, la Chiesa ha però una sua posizione chiara e inequivocabile: "l'attenzione e la preoccupazione di Pio XII per la sorte degli ebrei, cosa che certamente è rilevante per la valutazione delle sue virtù, sono largamente testimoniate e riconosciute da molti ebrei". Le scelte concrete di Pio XII "sono stata compiute con la pura intenzione di svolgere al meglio il servizio di altissima e drammatica responsabilità di pontefice".








