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Teheran minaccia. Dieci nuovi siti

L'Iran potrebbe decidere di arricchire da solo il suo uranio al 20%

29 novembre, 23:52
Una centrale di arricchimento dell'uranio in Iran
Una centrale di arricchimento dell'uranio in Iran
Teheran minaccia. Dieci nuovi siti

di Alberto Zanconato

TEHERAN - Annuncio della costruzione di dieci nuovi siti per l'arricchimento dell'uranio, possibile innalzamento del livello di arricchimento dal 3,5 al 20 per cento e minaccia di ridurre la cooperazione con l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) per il controllo dei suoi siti. Così l'Iran ha reagito ad una risoluzione approvata venerdì dall'organo direttivo dell'agenzia dell'Onu che gli chiedeva di fermare immediatamente i lavori per la messa in funzione del suo secondo sito per l'arricchimento, quello di Fordo, vicino alla città di Qom. La televisione di Stato ha detto che i siti per cinque nuovi impianti per l'arricchimento sono già stati decisi e i lavori di costruzione cominceranno entro due mesi. Per gli altri cinque saranno scelte le località più appropriate. La stessa fonte ha citato una dichiarazione del presidente Mahmud Ahmadinejad secondo la quale Teheran si pone come obiettivo quello di produrre 250-300 tonnellate all'anno di uranio arricchito, rispetto alle circa 1.500 tonnellate di materiale arricchito al 3,5 per cento di cui è già in possesso. Di queste, 1.200 avrebbero dovuto essere consegnate all'estero in cambio della fornitura di combustibile prodotto in Francia da uranio arricchito al 20 per cento in Russia, secondo una bozza d'intesa con questi Paesi e con gli Usa, avanzata dall'Aiea il mese scorso.

Il combustibile sarebbe dovuto servire per alimentare un reattore a Teheran con finalità mediche. Ma la Repubblica islamica non ha dato risposta positiva alla proposta e tra le iniziative annunciate oggi da Ahmadinejad vi é anche quella di discutere nella prossima riunione di governo, mercoledì, la possibilità di aumentare in proprio l'arricchimento fino al 20 per cento. Alcune ore prima 226 parlamentari su un totale di 290 avevano firmato una dichiarazione in cui si chiede al governo di "ridurre le relazioni" con l'Aiea. La presa di posizione è stata sostenuta con parole particolarmente dure dal presidente dell'assemblea, Ali Larijani, che in passato è stato capo negoziatore sul programma nucleare del suo Paese. Larijani se l'é presa in particolare con il gruppo dei Paesi 5+1, cioé Usa, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna e Germania, che hanno messo a punto la proposta di risoluzione.

"Se non mettete fine alla vostra ridicola politica del bastone e della carota, prenderemo nuove misure contro di voi", ha affermato il presidente del Parlamento. Nella dichiarazione i parlamentari affermano che la risoluzione dell'Aiea è "politica ed è stata adottata sotto la pressione degli Stati Uniti e della Gran Bretagna". Ma Teheran sembra aver accusato soprattutto il colpo del sostegno dato alla risoluzione da Russia e Cina, fino ad ora sempre restie ad adottare dichiarazioni troppo dure. "Il problema è sapere se l'Iran può ancora contare su Pechino e Mosca" si è chiesto oggi in un editoriale il quotidiano 'Iran News'.

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