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No a minareti, polemica. Lega: ascoltare il popolo

Allarme Consiglio Europa, Vaticano preoccupato

30 novembre, 20:41
Svizzera: no a nuovi minareti
Svizzera: no a nuovi minareti
No a minareti, polemica. Lega: ascoltare il popolo

BRUXELLES - "Nonostante sia espressione della volontà popolare, la decisione di vietare la costruzione di nuovi minareti in Svizzera suscita in me grande preoccupazione". Lo afferma Lluis Maria de Puig, presidente dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, commentando i risultati del referendum svizzero. "Se da un lato questa decisione riflette le paure della popolazione svizzera e dell'Europa, nei confronti del fondamentalismo islamico, dall'altra, mentre non aiuterà ad affrontare le cause di questo fondamentalismo, è molto probabile che incoraggi sentimenti di esclusione e approfondisca le spaccature all'interno della nostra società", sottolinea de Puig. I risultati di questo referendum, conclude il presidente dell'Assemblea parlamentare, "sono contrari ai valori di tolleranza, dialogo e rispetto per chi professa un altro credo, valori da sempre sostenuti con forza dal Consiglio d'Europa, che come istituzione rimane pronta ad aiutare i propri Stati membri a far fronte alle sfide che emergono dalle diversità all'interno delle società europee".

FINI, CON NO SVIZZERA A MINARETI PIU' FORTE FANATISMO - "Dopo il voto in Svizzera contro i minareti il fanatismo islamico è più forte". Lo ha detto Gianfranco Fini intervenendo alla registrazione Porta a Porta. Secondo il presidente della Camera "si è trattato di un voto non ragionato che è diventato un formidabile regalo per l'islamismo più aggressivo". "Credo - ha proseguito - che gli elvetici dovrebbero riflettere su quanto è successo". Il presidente della camera ha poi detto che se fosse stato chiamato a votare il referendum avrebbe votato a favore del diritto di culto per gli islamico. Fini ha poi ricordato che a Roma la più grande moschea d'Europa è stata costruita con il consenso del Papa.

MARONI:  UTILE SENTIRE IL POPOLO - "E' utile sempre ascoltare in democrazia ciò che vuole il popolo e non ciò che vogliono le elite più o meno illuminate". E' quanto ha affermato il ministro dell'Interno Roberto Maroni, rispondendo ai giornalisti sul referendum svizzero sui minareti e rilevando che altrimenti si rischia quanto avvenuto in Svizzera dove "tutti dal governo federale in giù erano convinti di essere in sintonia col popolo e poi il popolo ha detto una cosa diversa e tutti sono rimasti sorpresi".

La presa di posizione del ministro dell'Interno segue quella del collega Calderoli, che aveva annunciato l'intenzione della Lega di presentare una proposta per consentire anche in Italia un referendum come quello in Svizzera. La proposta sara' presentata - ha spiegato Calderoli - nel dibattito sulle riforme in programma mercoledi' al Senato.

Sul refendum svizzero,  su cui il Consiglio d'Europa ha oggi espresso la sua preoccupazione, si e' pronunciato il ministro degli Esteri Franco Frattini. L'Italia - ha detto Frattini - "difende il diritto di esporre il crocifisso nelle scuole, quindi guardiamo con preoccupazione a certi messaggi di diffidenza o addirittura proibizione verso un'altra religione".

Il ministro ha sostenuto che bisogna rifarsi alle ultime scelte del Consiglio europeo che sanciscono la "libertà di tutte le religioni" quindi il messaggio arrivato dalla Svizzera desta preoccupazione.

VATICANO PREOCCUPATO - Prende posizione anche il Vaticano che condivide l'allarme lanciato dai vescovi elvetici. Il presidente del Pontificio consiglio dei migranti, mons. Veglio', ha fatto sapere di essere sulla stessa linea dei vescovi svizzeri, che ieri hanno espresso preoccupazione: un duro colpo all'integrazione. Lo stesso Veglio' aveva espresso il suo pensiero sul referendum tre giorni fa: non si puo' impedire la liberta' religiosa di una minoranza.

Lo stesso Vegliò, del resto, aveva espresso con chiarezza il suo pensiero sul referendum tre giorni fa, in occasione della presentazione del messaggio del Papa per la Giornata mondiale per i migranti. "Non vedo come si possa impedire la libertà religiosa di una minoranza, o a un gruppo di persone di avere la propria chiesa", aveva detto il presidente del Pontificio consiglio. "Certo - aveva aggiunto - notiamo un sentimento di avversione o paura un po' dappertutto, ma un cristiano deve saper passare oltre tutto questo, anche se non c'é reciprocità". Mons.Vegliò, vissuto a lungo in Paesi islamici, aveva poi sottolineato come "noi cristiani non possiamo accettare una logica di esclusione. Essere amici per noi non è un optional, se uno vuol essere un cattolico, deve essere aperto agli altri, non naif, certo, qualche volta bisogna anche saper tirare fuori le unghie, ma senza far troppo del male". A cose fatte, il presidente del Pontificio consiglio afferma di condividere in pieno il commento espresso ieri dalla Conferenza episcopale svizzera. Il segretario generale mons. Felix Gmur, ha espresso ieri, a caldo, in una intervista alla Radio Vaticana, il disappunto dei vescovi elvetici per il no alla costruzione di nuovi minareti, che ha associato alla sentenza della Corte europea sui Crocifissi in Italia: "Entrambe le posizioni si basano sulla convinzione, errata, - ha spiegato - che la religione debba essere solo 'un fatto privato', e 'per un cristiano questo non e' possibilé. Su questo - ha affermato - occorre aprire un dibattito che faccia chiarezza, perché la società è disorientata, c'é una contraddizione in tutte le sue società europee".

MINISTRO SVIZZERO, NON E' VOTO CONTRO ISLAM - "Spiegherò all'Ue che questo voto non è contro la religione islamica, ma contro i minareti come edifici". Lo ha affermato il ministro per la giustizia svizzero Evelyne Widmer Schlumpf, al suo arrivo al consiglio europeo per partecipare ad una riunione con i ministri dell'Interno e della giustizia Ue, a proposito del referendum col quale gli svizzeri hanno bocciato la costruzione di minareti sul loro territorio. "In Svizzera si rispetta la libertà di fede che è un diritto molto importante per noi", ha affermato il ministro svizzero, la quale ha riconosciuto che dalle urne non è uscito "un bel segnale per la Svizzera". "Sono convinta che si possa spiegare che nella nostra democrazia c'é la possibilità di votare e che questo è il risultato di questo voto", ha indicato il ministro insistendo che non si tratta di un voto "contro la religione musulmana".

COMMISSIONE UE, TUTELARE LIBERTA' RELIGIOSA - Le decisioni su dove e come costruire edifici religiosi spettano esclusivamente agli Stati ma per la Commissione europea è necessario rispettare il più possibile la libertà di religione. Così la Commissione Ue commenta oggi il referendum con il quale gli svizzeri hanno detto 'no' alla costruzione di nuovi minareti sul loro territorio. "La Commissione non può intervenire né commentare la decisione di un Paese terzo", ha detto oggi Michele Cercone, portavoce del commissario alla Libertà e Giustizia Jaques Barrot. Ma, ha aggiunto il portavoce, "in generale Bruxelles ritiene che lo Stato sovrano debba rispettare il più possibile la libertà di religione".

ONU, PREOCCUPATA DAL BANDO - Le Nazioni Unite sono "preoccupate per il bando" dei minareti in Svizzera, ha affermato oggi a Ginevra un portavoce dell'Alto commissariato dell'Onu per i diritti umani. "Siamo preoccupati per il bando e stiamo esaminando le implicazioni", ha detto il portavoce Rupet Colville. L'iniziativa della destra nazional-conservatrice elvetica "Contro la costruzione di minareti", approvata ieri in referendum dal 57,5 % dei votanti, era già stata criticata dal comitato dell'Onu per i diritti umani in occasione dell'esame della situazione in Svizzera a fine ottobre. "Il comitato è preoccupato per l'iniziativa che mira a vietare la costruzione di minareti e per la campagna discriminatoria di manifesti che l'accompagna", avevano affermato gli esperti dell'Onu.

STAMPA, HA VINTO LA PAURA - Hanno vinto la paura dell'Islam e le semplificazioni. Così commenta la maggioranza dei quotidiani svizzeri all'indomani del chiaro sì degli elvetici al referendum anti minareti. Gli editorialisti non risparmiano critiche alle autorità che - affermano - non hanno risposto in modo adeguato alla campagna dei promotori del referendum "Contro la costruzione di minareti". "I musulmani della Svizzera non meritano l'ingiustizia di questo voto sanzione, ispirato dalla paura, i fantasmi e l'ignoranza" scrive il quotidiano della Svizzera francese Le Temps. "L'avvenire dirà se i rapporti finora pacifici tra Svizzeri e musulmani si deterioreranno dopo questo segnale brutale di ostilità", aggiunge. La Tribune de Geneve si interroga sulle conseguenze per la politica estera del Paese. Questo "affronto all'Islam" potrebbe costar caro: "vendetta, boicottaggio, ritorsione..", scrive. I nostri diplomatici avranno molto lavoro, predicono i giornalisti svizzeri. Per il Tages-Anzeiger il sì all'iniziativa costituisce una "amara sconfitta per la pace religiosa" in Svizzera. "Ma che brava la Svizzera multiculturale", ironizza Le Matin che si chiede "da quando in qua, quattro minareti sperduti possono mettere in pericolo" il Paese. Le critiche al governo non mancano. Così come alla maggioranza dei partiti, agli ambienti economici e alle Chiese, che pur essendosi chiaramente espressi contro l'iniziativa della destra nazional-conservatrice non si sono fatti sentire molto, accusa La Liberté. Per L'Express e L'Impartial, "invece di contare sull'impossibile saggezza popolare", governo e parlamento avrebbero fatto meglio ad assumersi le loro responsabilità e a ricusare una simile iniziativa" .

LA RUSSA, NO AL CROCEFISSO SUL TRICOLORE - "Non abbiamo bisogno di mettere il crocefisso all'interno della bandiera". Lo ha detto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, replicando alla proposta di Roberto Castelli, secondo il quale sarebbe necessario inserire il crocefisso nel tricolore. La Russa, commentando il voto di ieri in Svizzera contro l'apertura delle moschee, ha spiegato: "La Svizzera non è mai stato un Paese particolarmente aperto ma ha fatto bene ad esprimere un'opinione, che conferma che non bisogna mai discriminare ma nemmeno mai arrendersi ad un futuro, non dico multietnico, ma multiculturale". Quindi ha aggiunto: "Da questa considerazione non si può però far discendere un cambiamento della bandiera. Lo può fare solo chi non ama la bandiera. Credo che Castelli abbia fatto una battuta. Penso non sia neppure una provocazione ma una battuta propagandistica, che può fare chi non capisce che le bandiere non sono bandierine, che si possono sventolare ogni giorno una diversa dall'altra". All'osservazione se, per il cambio della bandiera con l'inserimento della croce, sarebbe necessaria una riforma costituzionale, La Russa ha replicato: "Non abbiamo bisogno del crocefisso all'interno della bandiera, lo dobbiamo portare dentro la nostra cultura e la nostra tradizione cristiana".

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