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Attentato ai Pasdaran, minacce all'Occidente

Il capo delle milizie iraniane: "Rappresaglie contro Usa e Israele"

19 ottobre, 18:22

Un fermo immagine dalle riprese tv sui soccorsi

Un fermo immagine dalle riprese tv sui soccorsi

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TEHERAN - Il capo dei Pasdaran iraniani, generale Mohammad Ali Jafari, ha detto oggi che dietro all'attentato di ieri nel sud-est dell'Iran vi sono gli Usa e Israele e che "devono essere prese misure di rappresaglia". Lo scrive l'agenzia Isna.

Jafari ha accusato "i servizi di Intelligence di Usa, Gran Bretagna e Pakistan" di avere sostenuto il Jundullah (Soldati di Dio), il gruppo separatista sunnita accusato di vari attentati nella provincia del Sistan-Baluchistan negli ultimi anni. Ma per quanto riguarda in particolare l'attacco di ieri ha affermato che vi sono implicati gli Stati Uniti e Israele. "Misure di rappresaglia dovranno quindi essere prese", ha aggiunto il capo dei Pasdaran. Jafari ha detto che presto una delegazione iraniana si recherà in Pakistan per chiedere l'estradizione di Abdolmalek Rigi, capo del Jundullah.

Sull'argomento è tornato anche il presidente iraniano Ahmadinejad: "E' ingiustificabile la presenza di elementi terroristi in Pakistan", ha ribadito al suo omologo pachistano Assef Ali Zardari durante un colloquio telefonico. Zardari ha assicurato al suo collega iraniano che il Pakistan continuerà a sostenere e cooperare con l'Iran nel combattere il terrorismo e l'estremismo. Lo scrive l'agenzia di stampa Associated Press of Pakistan. Nella telefonata, Zardari ha definito "macabro e barbarico" l'attentato nel Belucistan iraniano che porta "la firma di codardi nemici".

 

ATTENTATO AI PASDARAN, INCERTO NUMERO MORTI

di Alberto Zanconato

Sei alti ufficiali dei Pasdaran, tra i quali il comandante vicario delle forze di terra, sono rimasti uccisi oggi in un attacco suicida nel sud-est dell'Iran nel quale hanno perso la vita in tutto 49 persone (ma ancora manca un bilancio ufficiale) e altre decine sono rimaste ferite. Molte delle vittime sono civili.

Teheran ha accusato potenze "nemiche", e in particolare gli Stati Uniti, di essere dietro all'attentato, avvenuto quando non sono ancora sopite le tensioni seguite alle proteste post-elettorali dell'estate scorsa. Washington ha invece smentito, condannando l'atto terroristico. Inoltre il ministro degli Esteri ha convocato l'incaricato d'affari pachistano informando di "avere le prove" che gli autori dell'attentato venivano dal paese confinante e il presidente Mahmud Ahmadinejad ha chiesto alle autorità di Islamabad di "stringere i tempi per la cattura dei principali responsabili dell'attacco terroristico".

I miliziani del gruppo ribelle sunnita Jundallah che ha rivendicato il sanguinoso attentato sono addestrati dai servizi segreti di Usa e Gb, ha detto il generale Mohammad Pakpur, comandante delle forze di terra dei Pasdaran. "Le basi dei ribelli sono nei paesi vicini ed è là che i miliziani vengono addestrati e equipaggiati - ha detto - in questi paesi operano i servizi segreti americano e britannico e il gruppo è addestrato da loro". Alcuni dirigenti iraniani oggi avevano già chiamato in causa Stati Uniti e Gran Bretagna quali ispiratori della strage. I due paesi hanno tuttavia condannato l'attentato smentendo qualsiasi coinvolgimento.

Le accuse agli Usa sono state lanciate dall'Iran alla vigilia di un incontro, in programma domani a Vienna, in cui esperti iraniani, americani, russi, cinesi, britannici, francesi e tedeschi (nel cosiddetto "formato 5+1") devono tornare ad incontrarsi per colloqui sul programma nucleare di Teheran. Un kamikaze, scrivono i mezzi d'informazione iraniani, si è fatto esplodere nella città di Sarbaz, nella provincia del Sistan-Baluchistan, mentre i Pasdaran e notabili di gruppi etnici locali si avviavano a tenere una riunione al fine di favorire una riconciliazione nella popolazione, divisa da tensioni interreligiose tra sciiti e sunniti. Tra i morti figurano il generale Nurali Shushtari, comandante vicario delle forze di terra dei Guardiani della rivoluzione, e il generale Rajab-Ali Mohammadzadeh, comandante dei Pasdaran per il Sistan-Baluchistan.

Secondo testimoni citati dalla televisione iraniana in lingua inglese PressTv, l'esplosione è avvenuta quando i Pasdaran e i notabili locali, appartenenti sia alla comunità sciita sia a quella sunnita, si sono avvicinati ad una esposizione di artigianato locale. Non si esclude che l'attentatore potesse trovarsi tra un gruppo di uomini intento a fabbricare canestri. Mohammad Marzieh, il procuratore di Zahedan, che è il capoluogo del Sistan-Baluchistan, ha detto che l'attentato è stato rivendicato da Jundullah (Soldati di Dio), un gruppo separatista sunnita che negli ultimi anni ha messo a segno altri attacchi e rapimenti di agenti dei servizi di sicurezza iraniani. Nel febbraio di due anni fa 11 Pasdaran furono uccisi e 30 feriti nell'attacco all'autobus su cui viaggiavano. Il 28 maggio scorso, invece, 25 persone morirono quando una bomba fu fatta esplodere in una moschea sciita a Zahedan.

Il procuratore Marzieh ha detto che nessun arresto è stato ancora effettuato per l'attentato odierno. Come sempre avvenuto in occasione di violenze nelle aree di confine iraniane, abitate da minoranze sunnite, l'Iran ha immediatamente accusato Paesi "nemici" di essere dietro all'attentato. Si è trattato di "un crimine perpetrato da agenti degli stranieri", ha detto Ahmadinejad, affermando che gli autori della strage e chi sta dietro di loro riceveranno "una pronta risposta". I Guardiani della rivoluzione, fedelissimi della Guida suprema, ayatollah Ali Khamenei, e dalle cui file proviene lo stesso presidente, hanno affermato in un comunicato che l'attentato è stato compiuto da "mercenari" al servizio dell' "arroganza globale".

Un'espressione normalmente usata per indicare potenze occidentali, in particolare gli Usa. La televisione di Stato ha puntato il dito contro la Gran Bretagna. Ma il presidente del Parlamento, Ali Larijani, ha accusato gli Stati Uniti di essere gli ispiratori della strage. "Il presidente Barack Obama ha detto di volere tendere la mano verso l'Iran - ha detto - ma adesso vediamo che valore avevano quelle affermazioni". Pronta la risposta di Washington. "Condanniamo questo atto di terrorismo e la perdita di vite innocentì, ha detto il portavoce del Dipartimento di Stato Ian Kelly, aggiungendo che le accuse di un coinvolgimento americano sono "completamente false".

PAKISTAN NEGA OGNI COINVOLGIMENTO
ISLAMABAD - Il Pakistan ha condannato l'attentato di ieri in Iran che ha causato oltre 40 morti, negando ogni coinvolgimento nell'episodio. "Il Pakistan non è coinvolto in attività terroriste, noi combattiamo per debellare questa minaccia", ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri di Islamabad, Abdul Basit, al Daily Times. L'ufficio del premier Syed Yusuf Raza Gilani ha diffuso un comunicato in cui si condanna con forza l'attentato. Il Pakistan ha sostenuto in passato i gruppi sunniti, particolarmente in Afghanistan nel corso del conflitto contro l'Urss negli anni '80. Islamabad ha anche offerto riparo e sostegno alle milizie antigovernative nel Kashmir indiano. Afghanistan e India accusano il Pakistan di aver mantenuto collegamenti con questi gruppi. Ieri le autorita' iraniane hanno di nuovo puntato l'indice contro il Pakistan - come già in passato - accusando Islamabad di ospitare i campi di Jundullah, il gruppo sunnita ritenuto responsabile dell'attentato. Teheran, per bocca del generale Mohammad Pakpur, comandante delle forze di terra dei Pasdaran, ha indicato ieri che il gruppo è addestrato dai servizi segreti di Usa e Gb, accusa rilanciata negli anni scorsi anche dai media occidentali.

 

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