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Volano tariffe, calano consumi. Onesti i piu' tartassati

In 5 anni +650 euro per affitti e bollette. Crisi modifica paniere, giù spesa trasporti e cibo

06 gennaio, 10:36
Un utente controlla una bolletta
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Volano tariffe, calano consumi. Onesti i piu' tartassati

Il fisco "gioca contro": evasione e pressione fiscale alte e normativa complessa creano un contesto "sfavorevole" all'attività d'impresa e si traducono in minore competitività e minore attrattività del Paese. A sostenerlo è Confindustria, che con i dati, nero su bianco, del Centro studi torna a puntare il dito contro l'elevata tassazione in Italia, al top in Europa, a partire proprio da quella sul lavoro e sulle imprese. E a sostenere la necessità di una riduzione del carico fiscale con le risorse che possono essere trovate attraverso la revisione della spesa e la lotta all'evasione. Le imprese sono tartassate, dalle grandi alle micro: a dirlo è anche la Cgia di Mestre, che per l'anno appena archiviato rileva un inasprimento del fisco che ha colpito tutte le aziende con meno di 10 addetti che costituiscono il 95% delle imprese presenti nel Paese, con una pressione record tra il 53 e il 63%. Basta guardare la tassazione sul lavoro in Italia che è al top dell'Eurozona e sopra la media Ue. L'incidenza del prelievo fiscale e contributivo sui redditi da lavoro, misurata con l'aliquota implicita, cioè l'onere medio effettivamente pagato, è stata nel 2011 seconda solo al Belgio: 42,3% contro il 42,8%, rileva il Csc. E contro una media del 37,7% dell'Eurozona e del 35,8% dell'Ue-27. Per avere un'idea del divario, tra i più importanti partner europei la Francia è al 38,6%, la Germania al 37,1%, la Spagna al 33,2%, il Regno Unito al 26,0%. Anche guardando la tassazione dei redditi d'impresa emerge che in Italia questa è superiore alla media dell'Eurozona e dell'Ue-27. L'onere fiscale che grava sui profitti, nel 2011, è stato pari al 2,8% del Pil contro una media di 2,5% nell'Eurozona e di 2,6% nell'Ue-27. Tra i quattro big, solo il Regno Unito ha registrato un'incidenza del gettito sul Pil superiore all'Italia: 3,1%. Per non parlare della pressione reale che finisce per pesare sulle persone che le tasse le pagano. In Italia l'economia sommersa nel 2012 era pari al 21,6% del Pil, il valore più elevato della zona euro (dopo Estonia e Cipro), secondo la stima dell'economista Friedrich Shneider ripresa dal Csc, che calcola: "Considerando questa entità di sommerso la pressione fiscale effettiva che grava sui contribuenti onesti in Italia sarebbe pari al 56,2% del Pil". Se poi si considera l'ammontare complessivo delle imposte pagate dalle imprese, quantificato annualmente dalla Banca mondiale e ricordato dal Csc, per il 2012 il totale pagato dalle imprese italiane è il 16esimo più elevato al mondo: pari al 65,8% degli utili. E soprattutto, evidenzia ancora il Csc, è il più elevato tra i più importanti paesi avanzati, seguito dalla Francia (64,7%) e al terzo posto, ma a distanza, dalla Spagna (58,6%). Non va meglio nel 2013. Per le microimprese, ribadisce la Cgia di Mestre, si è appena concluso un anno caratterizzato dall'ennesimo aumento delle tasse. Rispetto al 2012, le attività fino ai 10 addetti hanno subito un aggravio che va dai 270 ai 1.000 euro. Importi non particolarmente pesanti, che tuttavia si sono aggiunti ad un carico fiscale complessivo che per le attività di questa dimensione si attesta, secondo gli artigiani di Mestre, attorno ad un dato medio che oscilla tra il 53 e il 63%. Un livello che in passato non era mai stato raggiunto.

Volano le tariffe locali, con un aumento annuo del 4,1%, seguite dal +3,8% delle tariffe pubbliche nazionali
. L'analisi è di Unioncamere, su dati a ottobre 2013, che evidenzia la corsa di acqua potabile, +7,6%, e rifiuti urbani, +7%. E nel complesso tariffe nazionali e locali anche nel 2014 cresceranno, +3%, più del doppio dell'inflazione.

I consumi in Italia sono scesi del 9% negli ultimi 5 anni e nel 2013 hanno toccato il livello più basso dal 1997 a questa parte. E' quanto risulta dall'ultimo Rapporto Club Consumo di Prometeia. Nell'anno appena chiuso inoltre, ricorda Prometeia, i consumi sono scesi del 2,3% rispetto al 2012. I 5 anni della crisi hanno profondamente modificato le dinamiche della spesa delle famiglie per i singoli beni e servizi con un aumento di circa 650 euro per le spese obbligate per la casa (affitti, utenze) e per la cura del futuro (sanitarie, finanziarie, di protezione sociale) mentre sono scese le spese per per cibo e mobilità.

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