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Unione bancaria, Rompuy: passo più grande dopo euro

Letta, bicchiere mezzo pieno. Draghi, gran passo avanti. Pe annuncia guerra. Contratti a ottobre

20 dicembre, 20:55
Van Rompuy
Van Rompuy
Unione bancaria, Rompuy: passo più grande dopo euro

"L'Unione bancaria è il più grande passo in avanti dalla creazione dell'euro" e "siamo soddisfatti che, con l'accordo sul meccanismo unico di risoluzione, il suo cammino vada come stabilito": lo ha detto il presidente Ue Herman Van Rompuy al termine del vertice Ue.

di Chiara De Felice

L'Europa è soddisfatta della nuova tappa raggiunta dall'Unione bancaria con l'accordo sul fallimento controllato delle banche, e soddisfatto è anche Mario Draghi. Ma il Parlamento Ue, chiamato ora a negoziare con il Consiglio per raggiungere un'intesa finale, annuncia battaglia. La sua non è certo una voce isolata: nei corridoi di cancellerie e istituzioni europee molti si lamentano della poca solidarietà dimostrata ancora una volta dalla Germania, e della macchinosità del meccanismo che invece deve agire velocemente in caso di crisi. Tanto che il premier Enrico Letta parla di un "compromesso" che comunque fa vedere il "bicchiere mezzo pieno". E intanto l'Ue rinvia la discussione sui 'contratti per le riforme' ad ottobre 2014, cioè ancora più in là di quello che si pensava, per elaborare meglio il sistema di incentivi che anche l'Italia vuole in cambio. L'accordo ''è un grande passo avanti per l'Unione Bancaria, ora l'importante è che il negoziato con il Parlamento europeo cominci subito'', ha detto il presidente della Bce Draghi, entrando al vertice Ue dove parlerà con i leader ripetendo l'appello a fare in fretta. Draghi ha chiesto che tutta l'Unione bancaria venga completata prima dello scioglimento dell'Europarlamento, cioè aprile prossimo, e quindi il tempo per negoziare un meccanismo così complesso è pochissimo. E il presidente del Parlamento Ue non lascia sperare in mesi di trattative facili: l'accordo è ''molto lontano'' dalla posizione del Parlamento, ''il negoziato sarà molto lungo'' e la discussione ''durissima'', ha detto dopo aver parlato con i leader al vertice Ue. A Schulz, ma anche alla famiglia politica a lui opposta cioè i popolari europei, non piace che il Consiglio abbia in pratica affidato agli Stati la decisione finale sul se e quando 'premere il grilletto' contro una banca in difficoltà, facendo fuori la Commissione Ue che invece era vista come un organo super partes e quindi dava maggiori garanzie. E a Letta sembrano troppi i dieci anni di transizione prima di vedere il fondo salva-banche. In molti riconoscono che chi ha ottenuto di più dal negoziato sulla risoluzione delle banche, è come al solito la Germania: ha ottenuto che il fondo Esm continuerà a fare il suo lavoro di aiuto agli Stati e non interverrà per le banche, ha eliminato dai giochi la Commissione, ha creato un sistema di 'paracadute' finanziario dove saranno comunque gli Stati di appartenenza delle banche a intervenire se serve, e non un meccanismo comune. Berlino si è quindi assicurata che i contribuenti tedeschi non pagheranno per salvare le banche dei Paesi del Sud, unica preoccupazione della cancelliera Angela Merkel, cavalcata anche durante la sua campagna elettorale e ripresa ora per quella delle elezioni europee in cui teme l'ascesa dei partiti euroscettici. Il Parlamento europeo non è soddisfatto nemmeno del processo decisionale: la nuova autorità che prenderà la decisione è formata da un direttore esecutivo, quattro membri permanenti e i rappresentanti di tutti gli Stati membri dell'Unione. In più c'è il parere della Commissione. Troppe persone dice Schulz, che ne conta almeno 124: ''Se arrivate in ospedale e siete feriti, ma prima che intervengano i medici si deve consultare il consiglio di amministrazione dell'ospedale, dubito che sopravvivereste'', ha esemplificato il presidente. La Bce, durante la trattativa all'Ecofin, aveva chiesto di rendere più efficace e rapido il meccanismo decisionale. I ministri hanno quindi aggiunto una procedura d'emergenza che consentirà di 'risolvere' la banca in 24 ore. Ma la decisione sarà sempre in capo agli Stati.

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