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Alitalia: Letta, con Poste privati obbligati a investire

Ok all'aumento di capitale da 500 milioni. Sarmi: 'Non toccheremo i risparmi'

13 ottobre, 12:16
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Alitalia: Letta, con Poste privati obbligati a investire

ROMA  - ''L'ok dei francesi è una buona notizia che dà ancora più respiro all'operazione''. Così, in un colloquio con il Sole 24 ore il presidente del Consiglio, Enrico Letta a proposito di Alitalia, sottolineando che ''l'intervento di Poste ha obbligato i privati a investire, per rendere possibile la continuità del servizio, scommettendo sul futuro. Se si è arrivati qui - aggiunge - non è certo per nostra responsabilità'', ma ''quello che conta ora è vigilare con grandissima attenzione sulla necessaria discontinuità rispetto a una gestione che ha portato a questa situazione. Asticella alta e tolleranza zero, dunque, verso ogni tentazione di ritorno indietro''. ''In tutta questa vicenda - dice - non si può prescindere da un giudizio molto critico su tutta la storia recente di Alitalia, in particolare sul problema dal quale è partito tutto, dalla scelta nel 2008 di abbandonare l'ipotesi Air France per perseguire una strada solitaria''. Una strada, osserva il premier ''condizionata dall'obiettivo dell'integrazione coatta di Alitalia con Air One, che aveva alla base la volontà di salvare Air One''. Il futuro della compagnia ''è nell'integrazione in una grande alleanza internazionale e in questo modo - spiega il premier - possiamo legittimamente ritenere di arrivare a quell'obiettivo con un assetto più solido, con più forza''. E l'obiettivo ''ora è un cambio radicale del piano industriale, una discontinuità forte a tutti i livelli. Basta con l'Alitalia solitaria modello 'nobile decaduta'. Bisogna andare a negoziare non più con il cappello in mano, l'integrazione in una grande alleanza internazionale. E bisogna farlo in tempi rapidi'. L'intervento di ieri è legato ''all'idea di una operazione industriale 'europea', in cui l'Italia conservi il suo peso, anche in vista dell'Expo, un appuntamento decisivo per il nostro Paese che vedrà l'afflusso di una grande quantità di visitatori''.

Ok manovra 500mln;Sarmi,non tocchiamo risparmi 
- Una boccata d'ossigeno da 500 milioni per Alitalia. E' la manovra richiesta a soci e banche per ridare liquidità alle casse quasi vuote della compagnia: un'operazione varata oggi dal cda e che attende ora il via libera dei soci nell'assemblea di lunedì. Gli occhi ora sono puntati su Air France, che già votò no al precedente aumento da 100 milioni, ma che oggi ha dato il proprio appoggio al nuovo aumento da 300 milioni, facendo sperare in un sì in assemblea. Intanto si definiscono i contorni dell'ingresso di Poste Italiane, il 'salvatore' pubblico scelto dal Governo. L'ad Massimo Sarmi è già al lavoro sulle sinergie e un nuovo piano industriale e ci tiene a rassicurare i cittadini: per questo investimento non saranno intaccati i risparmi. La decisione di oggi allontana anche il rischio che la compagnia resti a secco di carburante: se c'è continuità, ha detto l'ad dell'Eni Paolo Scaroni, i rifornimenti non si fermano. Il cda ha dunque approvato definitivamente, all'unanimità, la manovra finanziaria da 500 milioni, di cui 300 in aumento di capitale e 200 di nuove linee di credito: ''una manovra fondamentale - sottolinea l'azienda - che pone solide basi per il futuro della compagnia''. Nell'operazione, Poste, Intesa SanPaolo e Unicredit interverranno come garanzia sull'inoptato: Poste sottoscrivendo complessivi 75 milioni dell'aumento rimasti inoptati e i due istituti di credito garantendo la sottoscrizione di massimi 100 milioni di inoptato. Soddisfatto il presidente Roberto Colaninno per la disponibilità espressa da un ''congruo numero di azionisti'' a partecipare all'aumento. La vera conta si farà in assemblea lunedì (preceduta da un nuovo cda), quando i soci dovranno approvare o meno l'operazione. E soddisfazione anche da parte dell'Enac, che parla di "decisione che contribuisce sicuramente a rasserenare la situazione finanziaria del vettore". L'ingresso di Poste sara' con una cifra fino a 75 milioni e l'azienda controllata al 100% dal Tesoro avra' una quota ''non trascurabile''. E comunque, assicura Sarmi all'ANSA, l'investimento sarà fatto sulla liquidità che Poste Italiane si procura con attività proprie e non con quelle del risparmio. Sarmi è già al lavoro su un nuovo piano industriale per dare ''novità e innovazione'' al precedente piano di Alitalia: chi conosce bene l'ingegnere assicura che abbia già qualche idea in testa e c'è un team che ci lavora in maniera puntuale. Sarmi vede molte possibili sinergie tra Poste e Alitalia: prima fra tutte quella con la propria compagnia aerea Mistral, un piccolo vettore con 8 velivoli, che di notte consegna lettere e di giorno fa volare passeggeri: ''per la parte cargo possiamo utilizzare anche le stive degli aeromobili di Alitalia e per i passeggeri possiamo essere una compagnia low cost di Alitalia'', è l'idea di Sarmi secondo fonti autorevoli. Altre aree di sinergia sono il commercio elettronico, le strutture informatiche e commerciali. La scelta di Poste solleva però critiche nel mondo dell'industria. Giorgio Squinzi si dice perplesso dall'intervento pubblico. Per Carlo De Benedetti, che battibecca con il regista dell'operazione Fenice Corrado Passera, la mossa sembra più il salvataggio di Mistral che di Alitalia. Dal Governo il ministro Maurizio Lupi rassicura: non ci sarà un altro intervento pubblico, lavoreremo per la ricerca di un partner e se Air France si diluisse vorrà dire libertà di movimento. E a Squinzi: condividerà, forse non avevano chiara l'operazione. Favorevoli i sindacati, con Bonanni che vede di buon occhio l'ingresso di Poste e Angeletti che osserva che l'intervento dello stato a questo punto e' necessario. Susanna Camusso rimane "sempre stupita di chi ha il problema di dire a priori che l'intervento pubblico non serve quando si sta parlando di scelte strategiche per un paese. Sarebbe divertente - aggiunge - immaginare che facciamo dell'Expo l'avvenimento più importante del nostro paese però poi non abbiamo gli aerei. Interessante come logica che non mette mai insieme i problemi". Epifani infine chiede che poi si passi all'integrazione con un big.

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