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26/2: Borsa di Milano brucia 17 miliardi, tensione post-voto

S&P: no impatto immediato su rating, ma rischi governo non forte

27 febbraio, 08:34

L'Italia affonda i mercati internazionali, la borsa di Milano va a picco bruciando 17 miliardi, i rendimenti dei titoli di Stato volano facendo sfiorare i 350 punti base di spread. E il presidente del Consiglio uscente, Mario Monti, appronta un vertice con il ministro dell'Economia, Vittorio Grilli e il presidente di Bankitalia, Ignazio Visco, per fare il punto sulla situazione. Il rating dell'Italia, comunque, per ora è salvo: Stadard & Poor's ritiene che il risultato del voto non abbia un impatto limitato. Ma - avverte - bisogna andare avanti con la strada intrapresa del risanamento fiscale. "Saranno decisive le scelte del prossimo governo. Alla luce delle significative differenze politiche fra i partiti più grandi, restano numerose incertezze sulla direzione della politica. Riteniamo - afferma S&P - che restino rischi" sul fatto che il prossimo governo "possa non avere un mandato abbastanza forte per attuare ulteriormente importanti riforme strutturali per migliorare le prospettive di crescita dell'Italia", con l'economia che potrebbe rimanere debole per un periodo prolungato.

La reazione violenta degli investitori di fronte al rischio di uno stallo politico, già largamente prevedibile ieri, si è verificata puntualmente nei primi minuti di contrattazione stamani, con gli investitori confusi sul possibile scenario che si apre di fronte a un voto che non ha assegnato una maggioranza assoluta al Senato. Una reazione non inattesa neanche ai vertici istituzionali: nel pomeriggio, mentre si delineava definitivamente la mancanza di una maggioranza in grado di governare, Monti ha ricevuto a Palazzo Chigi Visco e i ministri Grilli(Economia) e Moavero Milanesi (Affari europei).

Una riunione - spiega una nota - dedicata all'esame della situazione congiunturale e di quella dei mercati", si legge in una nota diffusa al termine dell'incontro. L'attenzione - trapela dal vertice - è massima e il monitoraggio nei prossimi giorni sarà costante, anche in vista delle imminenti aste di titoli pubblici. Ma più di tanto il governo non può fare: "Non ci possono essere iniziative del presidente del Consiglio, sono le forze politiche in questa fase a doversi assumere le proprie responsabilità", sottolinea una fonte ministeriale. Specie se dovesse riaffacciarsi l'ipotesi, fin qui sempre scartata, che un'ulteriore impennata dello spread costringa a considerare di chiedere aiuto all'Europa: "spetterebbe ai partiti, di concerto con le massime cariche istituzionali", spiega uno dei consiglieri di Monti. I timori per l'Italia rimbalzano a Washington, dove il presidente della Fed, Ben Bernanke, spiega che "i mercati reagiscono all'incertezza" creata dal voto, ma confida che nessun candidato in Italia sia davvero contrario all'euro. Di fronte allo scossone sui mercati si muove anche la Consob, che dopo essersi detta pronta a intervenire contro l'eccessiva volatilità è passata ai fatti con un divieto di vendite allo scoperto su Intesa Sanpaolo dopo un calo di oltre il 10%: per le le banche, appesantite dalla forte esposizione sui Btp, è un terremoto con perdite di oltre il 10%. Unicredit segna -8,46% in chiusura, Mediobanca -8,64%. Per Piazza Affari lo 'tsunami' creato dal Movimento 5 Stelle fa segnare un calo di quasi il 5%, con una chiusura a -4,89% che brucia in poche ore 17 miliardi di euro. Milano è la peggiore d'Europa e l'incertezza-Italia fa tremare anche gli altri listini, con Madrid a -3,2%, Parigi a -2,67% e Francoforte a -2,27%. Soffre anche l'euro riavvicinandosi a 1,30 dollari, ai minimi da dicembre.

Martedì nero anche per i Btp, con rendimenti volati alle stelle (4,90% in chiusura, quasi mezzo punto in più rispetto a ieri) di fronte alle incertezze sulle politiche di bilancio dei prossimi mesi. Lo spread chiude a 344 punti dopo aver sfiorato 350, sui massimi da inizio dicembre. Per vendere 8,75 miliardi di Bot il Tesoro ha dovuto pagare un tasso dell'1,237%, quasi il doppio del mese scorso: e la vera prova arriva domani con i Btp. Le principali agenzie di rating, tutte con una prospettiva negativa sul merito di credito dell'Italia, stanno alla finestra ("no comment" sia da Standard & Poor's che da Moody's): ma avendo tutte indicato nella stabilità politica un elemento essenziale, sembrano "destinate a muoversi",scrive in una nota Societé Generale. Da Bce e Fondo monetario internazionale non filtrano commenti a caldo, data l'incertezza sugli scenari politici possibili. Fra gli investitori c'é sconcerto ma anche prudenza, in attesa di capire le possibili alleanze: c'é chi - come Loredana Federico, economista di Unicredit, ipotizza un sostegno del Movimento 5 Stelle a Bersani, ma avverte il rischio di una "coalizione instabile". Ma anche chi si spinge oltre, come Barclays che prevede "instabilità politica" nel breve termine, e avverte che se l'impasse politica dovesse prolungarsi, "aumenterebbero le probabilità che l'Italia chieda una linea di credito precauzionale", il salvataggio 'leggero' messo a disposizione dal fondo europeo Esm e dalla Bce.

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