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Prezzi troppo alti, stop contratti Asl

Obbligo di rinegoziazione, recesso senza penale per aziende sanità

27 giugno, 15:23
Enrico Bondi
Enrico Bondi
Prezzi troppo alti, stop contratti Asl

ROMA  - Addio prezzi troppo alti per l'acquisto di beni e servizi da parte delle Asl, che in questi casi saranno obbligate a rinegoziare i contratti. In caso di mancato accordo, le aziende potranno recedere dai contratti senza penali. Lo prevede un emendamento Idv al dl spending review approvato in commissione alla Camera.

Il governo è stato poi battuto due volte in commissione nelle votazioni sugli emendamenti al decreto sulla spending review. In entrambi gli emendamenti, del PdL, la maggioranza si è spaccata, così come nel voto finale: Pd astenuto, Pdl e Udc favorevoli.

L'esecutivo ha convocato per lunedì 2 luglio alle 9 imprese e sindacati sul provvedimento della spending rewiew. Per la stessa giornata, alle ore 11, le Regioni, l'Anci e l'Upi, incontreranno il governo per discutere dello stesso argomento.

GOVERNO BATTUTO - Il decreto, oltre alla nomina di Enrico Bondi a commissario per la spending review, stabilisce alcune norme per risparmiare sugli acquisti di beni e servizi da parte della Pubblica amministrazione. Il primo emendamento, all'esame delle commissioni Bilancio e Affari costituzionali, su cui il governo aveva espresso parere negativo, esclude Fs e Poste dalla "lente" di Bondi nella sua opera di tagli. Più precisamente l'emendamento esclude le "società a totale partecipazione pubblica e le loro controllate, che esercitano un servizio universale di interesse generale", qualora abbiano chiuso l'ultimo esercizio in attivo. Il Pd ha votato contro perché chiedeva che per essere escluse dalla supervisione di Bondi dovessero avere gli ultimi tre esercizi in rosso; a favore dell'emendamento Pdl e Udc. Stessa spaccatura sul secondo emendamento, su cui il sottosegretario Gianfranco Polillo aveva espresso parere negativo. Il testo del decreto stabilisce che negli appalti le buste con le offerte debbano essere aperte in seduta pubblica, pena la nullità. L'emendamento, del Pdl e dell'Udc, fa salve le buste aperte prima del 9 maggio, data di emanazione del decreto. Per il Pd, ha detto il capogruppo Paolo Baretta, si tratta di "una sanatoria". Curiosamente Polillo ieri aveva prima dato parere negativo e poi positivo, portando una nota della Ragioneria dello Stato; ma oggi è tornato ad una posizione negativa. La Ragioneria aveva osservato che l'annullamento delle gare già tenute nelle quale le buste erano state aperte non in seduta pubblica avrebbe provocato "contenziosi" con ricadute sulla Finanza pubblica. Nelle votazioni finali Udc e Pdl hanno votato a favore, mentre il Pd si è astenuto. Baretta ha detto che il suo partito "non è in grado di garantire in aula un iter rapido" del decreto e che chiederà "una discussione approfondita".

SANITA' - Addio prezzi troppo alti per l'acquisto di beni e servizi da parte delle Asl, che in questi casi saranno obbligate a rinegoziare i contratti. In caso di mancato accordo, le aziende potranno recedere dai contratti senza penali. Lo prevede un emendamento Idv al dl spending review approvato in commissione alla Camera.
Una volta che le Asl abbiano inviato la richiesta di rinegoziazione di una fornitura a causa di prezzi troppo alti devono trascorrere 30 giorni - si legge nell'emendamento approvato con il consenso dei gruppi di maggioranza e del governo durante l'esame del dl spending review in commissione alla Camera - prima di poter recedere dal contratto senza incorrere nella penale. "Si stanno riscontrando - dice il vicepresidente dell'Idv Antonio Borghesi e primo firmatario della proposta - diversità enormi di prezzi per gli stessi prodotti. Ora invece le aziende saranno obbligate a pagare il giusto e questo avrà un impatto molto importante. Si tratta inoltre - sottolinea - di un meccanismo contro le attività legate alla corruzione e alla criminalità organizzata". Qualora "emergano - si legge nel testo dell'emendamento - differenze significative dei prezzi unitari, non giustificate da particolari condizioni tecniche o logistiche delle forniture, le aziende sanitarie sono tenute a proporre ai fornitori una rinegoziazione dei contratti che abbia l'effetto di ricondurre i prezzi unitari di fornitura ai prezzi di riferimento" e senza che "ciò comporti modifica della durata del contratto". In caso di mancato accordo, le Asl "hanno il diritto di recedere dal contratto senza alcun onere a carico delle stesse.

NO TAGLI GRAND COMMIS -
Niente tagli alle pensioni d'oro (sopra i 6mila euro) dei gran commis: il governo frena la maggioranza e chiede tempo. La proposta infatti non verrà approvata con il primo decreto legge sulla spending review all'esame della Camera ma, è la promessa, sarà rimessa sul tavolo insieme alle misure per lo sviluppo. Mentre il Parlamento é a lavoro sul provvedimento-cornice di revisione della spesa, l'Esecutivo lavora invece al provvedimento 'Bondi' che dovrebbe rivedere le uscite per beni e servizi della pubblica amministrazione. Il nuovo decreto legge sembrerebbe però perdere peso e ora si starebbe tornando all'ipotesi di varare pacchetto da soli 4,2 miliardi nel 2012, ai quali si aggiungerebbero altri 7-10 miliardi per ciascun anno del biennio 2013-2014.

L'ipotesi di varare un dl 'light' potrebbe però mettere a rischio la possibilità di evitare l'innalzamento dell'Iva e al contempo la copertura delle spese legate al terremoto. Certo non si può escludere che il testo possa venire rimpolpato una volta arrivato in Parlamento o che possa essere accompagnato da un'altra tranche di misure. Il via libera del Consiglio, inizialmente previsto per domani, dovrebbe comunque arrivare solo la prossima settimana, dopo il Consiglio europeo. "Questione di giorni", dice infatti il vice ministro all'Economia, Vittorio Grilli.

Per il due luglio è previsto un incontro con i sindacati (che insistono nel chiedere che la sanità e il pubblico impiego non vengano toccati) a Palazzo Chigi e questa settimana invece, in vista anche dell'appuntamento a Bruxelles, il premier Mario Monti incontrerà i leader dei partiti della maggioranza.

Intanto alla Camera tiene banco il caso sulle nuove regole per le offerte pubbliche, che con un emendamento del Pd approvato al Senato annullano molte gare e che secondo le stime del Tesoro pesa sulle casse dello Stato per circa 1,2 miliardi di euro. Un nodo (l'eventuale modifica è stata infatti accantonata) che ha rallentato i lavori delle commissioni Bilancio e Affari costituzionali di Montecitorio: i Democratici non sarebbero intenzionati a fare marcia indietro. Capitolo invece chiuso quello dei risparmi per Camere, Quirinale e Corte costituzionale: l'indicazione è di metterli in campo ma spetterà alle istituzioni interessate decidere come, quanto e quando. Altro tema sul quale si sarebbe trovata l'intesa riguarda Ferrovie e Poste, che verrebbero escluse dai tagli previsti dalla spending review.

 

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