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Monti, evasori offrono pane avvelenato ai propri figli

'Evasori offrono pane avvelenato ai propri figli'

19 gennaio, 17:46
David Cameron e Mario Monti
David Cameron e Mario Monti
Monti, evasori offrono pane avvelenato ai propri figli

dell'inviato Federico Garimberti

LONDRA - Pur con toni e modalita' diverse, Roma, Parigi e Londra mandano tutti lo stesso messaggio a Berlino: per uscire dalla crisi il rigore non basta, servono barriere piu' alte in difesa dell'euro ed una crescita piu' sostenuta. La tappa londinese del tour europeo di Mario Monti conferma che il cerchio intorno ad Angela Merkel si chiude ogni giorno di piu'. C'e' un'immagine che meglio di altre descrive come adesso sia Berlino al centro dell'attezione delle cancellerie europee.

Durante la conferenza stampa congiunta del presidente del Consiglio italiano e del primo ministro britannico una delle due domande a disposizione dei giornalisti riguarda proprio la Merkel che poco prima, da Berlino, aveva polemicamente chiesto cosa potesse fare di piu' la Germania per l'euro. Interpellati al riguardo, Cameron osserva Monti e, dopo una breve pausa un po' imbarazzata, chiede al professore se voglia rispondere lui per primo. ''Con piacere'', replica il presidente del Consiglio con un tono che scatena l'ilarita' dei presenti. Una sequenza che a qualcuno ha ricordato, pur con le dovute differenze, quello fra la stessa Merkel e Sarkozy sull'ex premier Berlusconi. Un parallelo che a palazzo Chigi trovano privo di fondamento ritenendo che si sia trattato di un semplice scambio di cortesie. Ma al di la' delle interpretazioni e' evidente quanto in poche settimane le cose siano cambiate sotto il cielo europeo. Stavolta e' Berlino ad essere sulla bocca di tutti.

Come dimostrano le parole di Sarkozy che, sebbene dietro le quinte, ha puntato il dito contro ''l'ortodossia tedesca''.

Monti e' molto piu' diplomatico, ma il senso di cio' che dice non e' molto diverso. Si dice ''riconoscente'' verso la Germania che ha insegnato all'Europa l'importanza della disciplina di bilancio ma, con un pizzico di orgoglio, sottolinea come l'Italia non ha ''niente da chiedere'' ai tedeschi. Il punto semmai e' che ''molti'', a cominciare dai mercati, ritengono l'attuale governance europea inadeguata davanti alla sfida che minaccia l'euro. A suo dire bisogna fare di piu' sul fronte della governance, dei firewall a difesa dei Paesi in difficolta' e della crescita. Il rigore, infatti, pur se necessario non e' ''sufficiente''. Cameron annuisce. Si dice pienamente d'accordo: ''Alcuni progressi sono stati compiuti ma, come dimostrano gli alti tassi di interesse di alcuni Paesi, non e' abbastanza''.

Ricorda che il cosiddetto ''bazooka'' antispeculazione non e' mai stato messo in campo e che, sul lungo periodo, e' la competitivita' la migliore arma contro la crisi. Entrambi battono il tasto del mercato unico, della concorrenza, delle liberalizzazioni. Monti ritiene che in Europa non tutti i Paesi abbiano aperto i loro mercati. Non li cita, ma e' ovvio che pensa a Francia e Germania e alle barriere da loro erette in alcuni settori. Ecco perche' l'obiettivo dell'Italia e' far tornare Londra al tavolo europeo: ''Sarei felice se il trattato, del fiscal compact fosse a 27'', dice non a caso.

L'attenzione del premier italiano, pero', e' solo in parte dedicata alla bilaterale a Downing Street. L'altro suo interlocutore sono i mercati. Accolto da un lusinghiero editoriale del Financial Times il premier si reca proprio nella sede del quotidiano della City per incontrarne i vertici. Anche dalle sue colonne si dice ''certo'' di convincere gli investitori della solidita' dell'Italia. Poi si reca alla Borsa dove illustra a banche e fondi di investimento quanto fatto dal'Italia e cio' che il governo si appresta a varare. Lo spread, in lieve calo, sembra ripagarlo. La giornata del professore si chiude alla London School of Economics, dove il premier ribadisce che l'Italia non vuole ''concessioni'' sul fronte del rigore, ma piu' Europa. Il professore vede segnali di ottimismo, ma sa che la partita e' tutta da giocare. E va risolta in fretta, perche' lo spettro del fallimento della Grecia incombe. Agli occhi di Monti la soluzione alla crisi non puo' arrivare - almeno nel breve periodo - dagli eurobond (utili ma nel lungo periodo e per finanziare investimenti, non il debito), ne' dal fondo salva-Stati, ancora troppo condizionato dagli egoismi nazionali. Nell'immediato e' alla Bce che guarda Roma, nella speranza di una sua azione discreta, ma decisiva.

''E' qualcosa che si deve fare, ma di cui non si deve parlare'', spiega infatti un membro del governo.(

 

 

 

 

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