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Stretta su sottosegretari, verso 'squadra' di trenta

Monti sente partiti. Balduzzi, possibile ingresso politici

24 novembre, 15:50
Il ministro della Salute, Renato Balduzzi
Il ministro della Salute, Renato Balduzzi
Stretta su sottosegretari, verso 'squadra' di trenta

ROMA - Prove tecniche di lavoro per la "vasta maggioranza non politica" del governo Monti. Nel giorno libero dagli impegni europei, il presidente del Consiglio in un incontro con i presidenti di Camera e Senato pianifica la futura attività, delineando i meccanismi di "un più incisivo coordinamento" tra Parlamento e governo. Prima, però, c'é da completare la 'squadra', con sottosegretari e viceministri. Saranno probabilmente una trentina in tutto, tecnici 'di area'. Ma non è affatto escluso anche l'ingresso di qualche politico, stando almeno alle affermazioni del ministro della Sanità Renato Balduzzi: 'Come orientamento abbiamo l'apertura da parte del presidente del consiglio a ricevere indicazioni sul tipo di collaboratori di cui abbiamo bisogno. Essendo i ministri senza esperienza parlamentare abbiamo bisogno di qualche altro tipo di esperienza e certamente uno dei criteri potrebbe essere quello politico". Il dossier è in mano a Monti. La trattativa con i partiti è in corso e dei suoi sviluppi il premier potrebbe aver informato il presidente Napolitano nel lungo incontro di questo pomeriggio al Quirinale. I rapporti con i partiti in Parlamento sono essenziali alla riuscita delle politiche del governo 'dei tecnici'. In particolare, bisogna interagire con due partiti, il Pdl e il Pd che a stringere 'larghe intese' tra loro non ci pensano proprio. Per questo la soluzione individuata sarebbe quella di una interlocuzione diretta tra il premier e i capigruppo, di volta in volta, sui singoli provvedimenti. Mentre i ministri si rapporteranno con i referenti dei partiti competenti nelle commissioni per le diverse materie. Di 'metodo di lavoro' Mario Monti ha parlato in un incontro a pranzo a palazzo Giustiniani con Renato Schifani e Gianfranco Fini. Al termine, i presidenti delle Camere hanno messo nero su bianco "la necessità di percorsi parlamentari agevoli, condivisi e veloci per l'esame degli interventi" economici. E hanno sottolineato che la "nuova realtà" di una "vasta maggioranza non politica" crea "l'esigenza di un più incisivo coordinamento dei presidenti del Parlamento con il Governo". Ma perché le Camere possano tornare a lavorare a pieno ritmo, è pregiudiziale la nomina di sottosegretari e viceministri che possano seguire i lavori delle commissioni. Ed é questa la ragione per cui l'intenzione è quella di portare la lista già venerdì in Consiglio dei ministri. O comunque di chiudere la partita nomine nel primo Cdm utile (magari all'inizio della prossima settimana). Contatti tra le segreterie dei partiti e il presidente del Consiglio sono in corso. Ma un incontro potrebbe avvenire nelle prossime ore (più probabilmente domani sera, al ritorno del premier da Strasburgo). Si parla di un colloquio 'a piu' vocì: Monti convocherebbe insieme i leader i Pdl, Pd e Terzo polo. Ma viste le resistenze di democrat e pidiellini a una 'fotografia' da larghe intese, ci potrebbero essere anche incontri 'bilaterali', con ciascuno separatamente. Intanto, Pier Luigi Bersani smentisce ogni "vertice di maggioranza", perché "non c'é una maggioranza". Monti, sottolinea Bersani, deciderà "tempi, logiche e criteri" delle nomine: "Noi ci atterremo". Al momento un accordo sembra trovato sui numeri: si parla di 25 sottosegretari e cinque viceministri (più qualcuno di diretta emanazione del premier), da individuare tra i tecnici 'di area' assegnando al Pdl e al Pd il 40% ciascuno e al Terzo polo il 20% dei posti. Quanto ai nomi, dalle segreterie si racconta che nelle prossime ore verrà completato l'invio a palazzo Chigi dei curricula, con note a margine, dei candidati. Intanto, in un Transatlantico di Montecitorio semideserto, si nota la presenza di diversi 'aspiranti sottosegretari'. E' solo un pallido sintomo, commenta qualcuno, dell'assedio di (auto)candidature degli ultimi giorni. Se si sommano le divergenze (talvolta aspre) tra le diverse correnti, si avrà un'idea delle ragioni che spingono più d'uno a dubitare che Monti riesca a chiudere il dossier già venerdì. E che inducono qualcuno, nei partiti, a guardare con sollievo all'eventualità che il premier accentri alla fine ogni decisione.

 

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