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Fondo salva stati, la parola ai Governi

27 settembre, 20:12
Schaeuble-Merkel
Schaeuble-Merkel
Fondo salva stati, la parola ai Governi

Ufficialmente si aspetta di conoscere, in settimana, le sorti del primo rafforzamento del fondo salva-Stati (Efsf) deciso il 21 luglio, ma dietro le quinte freme il dibattito sul passo successivo, cioe' la sua trasformazione in un maxi-paracadute per la zona euro.

Ma se Berlino e' gia' contraria, oggi Standard and Poor's le toglie ogni dubbio residuo: un ulteriore ampliamento del fondo metterebbe a rischio la sua tripla A. E Bruxelles si dichiara impotente: sul fondo, la parola e' dei governi. Dopo i richiami degli Usa, all'Europa e' ormai chiaro che bisogna andare oltre le decisioni del 21 luglio, che rafforzano il fondo Efsf (European financial stability facility) dandogli la possibilita' di intervenire sul mercato secondario dei bond e fare quanto sta facendo la Bce dall'estate coi titoli spagnoli e italiani. Ma non basta: serve che il fondo diventi un maxi-strumento in grado di intervenire per ogni emergenza dell'eurozona. Una potenza da 1000-3000 miliardi di euro, secondo le cifre che circolano, e oggi l'Efsf ne ha 440.

Ma come superare la resistenza della Germania, che teme un taglio della sua tripla A se impegnasse piu' capitali? E qui entra in campo l'idea della 'leva', suggerita dal segretario al Tesoro Usa Timoty Geithner: utilizzare l'Efsf non come fondo ma come garanzia presso grandi istituzioni finanziarie, come la Bce, per ottenere fondi per i salvataggi dei Paesi. Secondo il principio della leva finanziaria, sarebbero ampliate le disponibilita' del fondo, senza che gli Stati investano piu' risorse, perche' il capitale gia' esistente sarebbe usato come garanzia presso la Bce, che lo 'moltiplicherebbe' erogando prestiti fino a che le perdite non superino la garanzia. Ma secondo un esperto di S&P, le diverse alternative in campo per la riforma dell'Efsf potrebbero influenzare le valutazioni sulla solidita' del debito dei Paesi coinvolti, mettendo a rischio i Paesi tripla A come Germania, Francia e Finlandia.

Per questo fioccano le smentite: dal ministro tedesco Wolfgang Schaeuble che deve rassicurare i conservatori della sua coalizione, al francese Francois Baroin che non trova opportuno affrontare un argomento cosi' spinoso a due giorni dal voto tedesco sulle decisioni del 21 luglio. E anche il presidente dell'Eurogruppo, Jean Claude Juncker, dice no all'aumento e si' ad un suo utilizzo piu' efficace. Su un punto cruciale, pero', la Germania oggi decide di aprire: ''Inevitabile rivedere i trattati'', ha detto la cancelliera Merkel, pensando a come spingere oltre la riforma della governance economica, per darsi nuove regole comuni che mettano piu' vincoli ai bilanci dei Paesi dell'eur

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