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Operaio ai cancelli, piangendo ho votato si'

14 gennaio, 20:12

di Paolo Rubino

TORINO - Un si' ''per il lavoro''. Si' all'accordo Fiat-sindacati per Mirafiori ''per la famiglia, per i miei figli''. 58 anni, 25 passati in fabbrica, un operaio ha il viso segnato dalle lacrime all'esterno dei cancelli 'due' su corso Tazzoli a Torino. E' rimasto la', in disparte, lontano dai rumorosi presidi dei sindacati, in silenzio, lasciando lo stabilimento subito dopo aver votato al referendum. Rappresenta tanti lontani da sigle sindacali e posizioni politiche: ''Abbiamo sentito tante persone importanti, le cose che hanno detto in tv, quello che dice Marchionne e quello che dice la Fiom. Ma in fabbrica ci siamo noi. E siamo noi a fare i conti a casa a fine mese. Non e' giusto, ma devo votare si'''.

Anni alla linea di montaggio, ora addetto al collaudo. Pugliese, di Foggia, come tanti del Sud in fabbrica a Mirafiori. Antonio M. chiede di non citare il suo cognome: ''Da fuori non potete capire, dentro la vita e' difficile. Non ho detto nulla di male, ma qui per nulla si rischia un richiamo, di avere problemi''. Un si' piangendo'. ''Cosa potevo fare. Ci hanno scaricato questa responsabilita' , ma non e' giusto, come posso decidere io del futuro della fabbrica che mi da il lavoro per portare avanti la famiglia. Io devo pensare ai miei figli''. Il grande ha 22 anni, ''disoccupato, non trova lavoro''. La seconda ''studia, ha 18 anni, puo' avere una vita diversa''. L'accordo? ''E' sbagliato. Va bene lavorare di piu', va bene cambiare i turni, le pause, gli orari. Io sono pronto. Ma allora perche' devono mortificarci, toglierci i diritti. che c'entrano le malattie, gli scioperi, le rappresentanze''.

Un si' per difendere il salario, ''1.200 euro al mese. E gia' dalla seconda settimana ogni mese devo tribolare. Mai pensato ad andare al ristorante, mai in vacanze, quei soldi non bastano neanche per quello che serve. Votando ho pensato alle bollette che arrivano a fine mese''. Come si vive a Torino con 1.200 euro? ''Malissimo''. Tanti la pensano cosi'. Laura, 58 anni, 32 alla linea di montaggio. Anche lei guarda da lontano i presidi ai cancelli, prima di entrare: ''E' una scelta difficile. Non so cosa faro': devo pensare a me, al lavoro, non a chi ha ragione o a chi ha torto. Non possiamo permettercelo. E' difficile: sono piemontese, questa fabbrica e' la vita di Torino, e' la nostra vita''. Pochi passi piu' in la' Paolo V., 4 figli, da 21 anni alla linea di montaggio, siciliano di Caltanisetta: ''Hanno ragione, come si fa a non pensare al lavoro, alla famiglia, ai figli. Ma io voto no: e' un ricatto, non e' giusto. Voto no''.

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