Ocse: Pil Italia torna giù, no recessione
Bce: ripresa moderata, resta dinamica positiva
10 settembre, 10:19
di Domenico Conti
ROMA - L'Italia torna alla crescita negativa, unica fra i Paesi del G7, e l'incertezza politica frena gli investimenti nella Penisola. Ma nonostante la crescita al rallentatore, non c'é rischio di una nuova recessione. A dirlo è l'Ocse, le cui stime per una ripresa mondiale più lenta del previsto confermano la crescita in moderazione nell'area euro rilevata dalla Banca centrale europea, che torna a chiedere più flessibilità dei salari. Secondo l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico la Penisola, nel terzo trimestre, registrerà un calo trimestrale del prodotto interno lordo dello 0,3% (dato annualizzato), su cui pesa lo stop agli incentivi auto.
Una stima su cui c'é ampio margine d'incertezza (la 'forchetta' è di un punto percentuale in mezzo in più o in meno), che non dovrebbe però innescare una ricaduta nella recessione di oltre un anno da cui il Paese è uscito la scorsa estate (e da cui non sono ancora uscite Spagna e Grecia): "lo escluderei - dice il capo economista Pier Carlo Padoan - i nostri numeri non lo dicono", visto che per il quarto trimestre l'Ocse prevede una crescita dello 0,1% che dovrebbe risparmiare i due trimestri consecutivi che, tecnicamente, definiscono la recessione. In uno scenario di incertezza complessiva ("difficile capire se l'indebolimento della ripresa sia temporaneo" o derivi dai consumi deboli ora che terminano le misure di sostegno, dice Padoan) l'Italia è però fanalino di coda rispetto alle altre economie avanzate: le stime per il terzo trimestre danno gli Usa a +2%, Germania e Francia a +0,7%, la media G7 a +1,4% e quella dei 30 Paesi Ocse a +2,4%. Il problema italiano - spiega Padoan - "é qualcosa che già conoscevamo prima della crisi: una crescita strutturale molto bassa anche nel lungo periodo". Occorrono riforme strutturali - dice Padoan - e per rilanciare gli investimenti serve la minore incertezza possibile sulle prospettive di medio e lungo periodo": non aiuta, dunque, l'instabilità del governo, anche se le condizioni per una ripresa degli investimenti ci sono. A scongiurare nuove recessioni interviene anche la Bce: la ripresa dell'area euro sarà "moderata" - si legge nel suo bollettino mensile - ma la dinamica di fondo è "positiva" con una disoccupazione che non dovrebbe andare dall'attuale 10%, nonostante alcune incertezze sulla crescita di altre economie avanzate (le locomotive Usa e Cina sono in rallentamento). E sempre la Bce si associa all'Ocse nel chiedere riforme strutturali: dove la competitività è in calo e i deficit sono eccessivi - dice l'Eurotower - occorre adottare "profonde riforme", prima fra tutte una maggiore flessibilità dei salari.
Proprio oggi il World Economic Forum colloca l'Italia al 48esimo posto, ultima fra i Sette Grandi per competitività . Per la Cgil - dice il segretario confederale Danilo Barbi - l'Ocse conferma che "non c'é ancora una vera ripresa e in Italia, a differenza di quanto sostiene il governo". La richiesta di riforme strutturali della Bce - commenta Antonio Fuccillo, segretario confederale Uil - "non può che vederci favorevoli" e serve a "far ripartire l'economia". E sul fronte politico, l'opposizione sottolinea il contrasto dei numeri con le stime del governo: l'Ocse conferma - dice il segretario del Pd Pier Luigi Bersani - che "l'Italia ha perso di più ed è in coda alla tenue ripresa, è l'unico paese con il segno meno davanti per il terzo trimestre". Invita invece a non sovrastimare i numeri dell'Ocse Mario Ferrara (Pdl), vicepresidente della Commissione Finanze e Tesoro di Palazzo Madama: "i numeri dell'Ocse - dice Ferrara - sono solo stime, previsioni, azzardi. Lo dimostra la forbice molto ampia che, per l'Italia, oscilla tra una margine di errore di +1,5% e -1,5% nel 2010".








