Borse, torna la paura. Europa brucia 104 miliardi
21 maggio, 08:42NEW YORK - Chiusura in forte calo del Wall Street. Il Dow Jones perde il 3,62% a 10.067,78 punti, il Nasdaq arretra del 4,11% a 2.204,0 punti mentre lo S&P 500 cede il 3,89% a 1.071,61 punti. Per quest'ultimo indice si tratta del calo maggiore da 13 mesi.
La Borsa di Tokyo chiude gli scambi in forte ribasso del 2,45%, terminando la seduta sotto la quota psicologica dei 10.000 punti, ai minimi degli ultimi cinque mesi. L'indice Nikkei si porta a 9.784,54 punti, 245,77 in meno della chiusura di ieri.
Ieri nuovo crollo sui mercati europei, nervosi e affossati dal disappunto per possibili mosse non coordinate tra le varie autorita' europee contro la crisi del debito. Il divieto sulle vendite allo scoperto deciso dalla Germania, insomma, innervosisce ancora e in parte alimenta anche speculazioni ribassiste.
I mercati temono soprattutto misure incerte e alla vigilia della prima riunione a Bruxelles della task force dei ministri delle finanze europei prevalgono i cali. Dopo perdite fino al 3,5% viste ancora nel pomeriggio, nel finale l'indice paneuropeo Dj Stoxx ha comunque limato le perdite terminando in frenata del 2,23% e bruciando altri 104 miliardi di euro. A Milano l'indice Ftse Mib ha perso l'1,69%. Francoforte e' scesa del 2,02%, Londra dell'1,65%. Ieri intanto sono proseguiti i contatti tra le varie autorita' di mercato (Consob) europee. Gli operatori guarderanno poi oggi con grande apprensione alle tradizionali scadenze tecniche del terzo venerdi' del mese (a Milano scadono future su azioni e opzioni), che tipicamente amplificano la volatilita' del mercato. Dalla Francia il ministro delle finanze Christine Lagarde ha comunque criticato espressamente la scelta unilaterale di Berlino sul bando delle vendite allo scoperto. Dal canto suo il cancelliere tedesco Angela Merkel ha ribadito fermezza, garantendo che il governo di Berlino e' ''pronto a prendere le misure necessarie'' a sostegno dell'euro. Sulle piazze azionarie le vendite si sono scatenate soprattutto sui grandi gruppi legati alle materie prime - complice uno studio pessimista diffuso da Bofa Merrill Lynch. La situazione resta pero' tesa un po' su tutti i mercati. L'euro nel mattino aveva cercato di proseguire il rimbalzo sopra la soglia degli 1,24 dollari, ma con l'avvio in netto calo a Wall Street si sono riaffacciate anche le tensioni sulla moneta unica. A meta' pomeriggio la divisa europea e' crollata a 110,68 yen toccando nuovi minimi sulla moneta giapponese dal 2001. Nel finale dei mercati europei viaggiava ancora sotto gli 1,24 dollari (a 1,237). In mattinata, del resto, le Borse del Vecchio Continente avevano aperto la seduta con un rimbalzo, per limare progressivamente i guadagni e portarsi sulla parita' a mano a mano che i future sugli indici di Wall Street hanno segnalato l'arrivo di nuova burrasca. L'attenzione a quel punto si e' concentrata sull'aggiornamento settimanale sul mercato del lavoro negli Usa, con un aumento superiore alle attese delle richieste di sussidi di disoccupazione. Il dato e' bastato a far partire nuove vendite e quando anche gli indici a Wall Street sono partiti in netto calo nei listini europei si e' materializzato un nuovo crollo. Sul finale dei mercati europei, oltreoceano l'indice Dow Jones segnava perdite nell'ordine del 2,7%, lo S&P/500 lasciava il 3%, mentre il Nasdaq segnava tonfi del 3,5%. Rimane teso il mercato dei titoli di stato, con nuovi balzi nei Bund tedeschi e sui titoli del tesoro francesi e cali invece per i bond dei paesi europei cosiddetti 'periferici' al centro dell'attuale crisi del debito. I rendimenti dei Bund decennali hanno segnato nuovi minimi da almeno 20 anni portandosi al 2,68%. I bond spagnoli hanno vissuto invece il sesto giorno consecutivo in frenata, con rendimenti dei titoli a 10 anni in rialzo di 3 punti base al 4,05%. Persistono tensioni anche sui titoli italiani, con rendimenti saliti di 8 punti base al 3,97% (128 punti lo spread sul Bund).
CRISI: GRECIA; MIGLIAIA IN PIAZZA CONTRO LA RIFORMA PENSIONI - Migliaia di persone sono scese ieri in piazza ad Atene, a Salonicco e nel resto della Grecia in occasione di un nuovo sciopero generale di 24 ore contro l'austerity e per chiedere la cancellazione della riforma delle pensioni che oggi praticamente paralizza il paese per la quarta volta dall'inizio della crisi. Mentre militanti del sindacato comunista Pame hanno questa mattina occupato simbolicamente il Ministero del Lavoro, i dipendenti pubblici affiliati al sindacato Adedy e quelli del settore privato, affiliati alla Gsee, cui si aggiungono tradizionalmente esponenti della sinistra parlamentare radicale e del movimento anarchico, si sono radunati al centro di Atene, con la parola d'ordine "Insieme, possiamo" e striscioni che invocano "Giù le mani dalle pensionì. Dalla vicina piazza Omonia parte invece la manifestazione del sindacato comunista Pame, come sempre separata, al grido 'Fuori Ue-Fmi' e "Le misure antioperaie non passeranno". Tutti marceranno fino al parlamento. Lo sciopero ha fermato il traffico marittimo, ferroviario, stradale interurbano, e parzialmente quello urbano e aereo per le isole. Non sono invece stati colpiti i voli internazionali perché i controllori non hanno aderito alla protesta per non infliggere un ulteriore colpo al già declinante turismo. Chiusi invece ospedali (salvo le emergenze), scuole (ma non gli esami), uffici pubblici, ministeri, banche. Non hanno incrociato le braccia oggi neppure i giornalisti, dopo che il 5 maggio scorso erano precipitosamente tornati al lavoro quando tre persone erano rimaste uccise ai margini di una manifestazione durante l'ultimo sciopero generale. I sindacati hanno convocato le proteste per dire 'no' alla "riforma antisociale e neoliberale" delle pensioni varata dal governo socialista con la complicità della "troika" (Ue,Bce e Fmi). Secondo i sindacati la riforma, che dovrebbe arrivare in parlamento a fine mese, riduce fino al 15% gli emolumenti innalzando da 2 a 7 anni l'età pensionistica. Le rappresentanze dei lavoratori, incoraggiate da sondaggi indicanti che la maggioranza dei Greci, e l'80% dei dipendenti pubblici sono pronti a scendere in piazza, avvertono che vi saranno nuove proteste se il governo non modificherà la legge.








