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Draghi: avanti con riforma banche. Tremonti: politica, non tecnicismi

Il governatore di Bankitalia: a Davos emerso un impegno condiviso per riformare la finanza

31 gennaio, 12:44
Il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi
Il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi
Draghi: avanti con riforma banche. Tremonti: politica, non tecnicismi

Una riforma della finanza frutto di un impegno condiviso: questa la volonta' emersa a Davos, secondo quanto riferito dal governatore di Bankitalia Mario Draghi al termine di una serie di incontri a porte chiuse a margine del Forum in Svizzera. Frena pero' il ministro dell'Economia Tremonti secondo cui nelle finanze e nell'economia e' determinante il ruolo della politica, non bastano invece le regole tecniche che 'anzi, sono dannose perche' fanno perdere tempo'. Tremonti ha anche parlato della questione del tetto agli stipendi dei manager. E' un tema importante, ha sottolineato, ma la norma votata al Senato e' destinata a cambiare.

DRAGHI: AVANTI CON LA RIFORMA BANCHE, IPOTESI AUTHORITY

dell'inviato Paolo Rubino

DAVOS (Svizzera) - Banchieri centrali, governi, organizzazioni economiche internazionali, lavorano ad una "riforma su tre pilastri" per mettere il sistema finanziario mondiale al sicuro dal rischio di fallimenti di grande banche, una lezione che ci ha dato la crisi. Mario Draghi, il governatore di Bankitalia, sintetizza così i perni del "progetto del Financial Stability Board che va avanti da 5-6 mesi", e su cui a Davos, in un serrato programma di riunioni ai massimi livelli a margine del World Economic Forum, si è tentato di definire una soluzione: "Ridurre il rischio di fallimenti di grande dimensione; ridurre la probabilità di questi fallimenti; mettere in campo dei meccanismi che permettano una gestione ordinata di questi fallimenti".

Tra i possibili strumenti emerge l'ipotesi forte di una authority "che abbia il potere, i fondi, il budget, e la competenza per gestire i fallimenti in maniera ordinata", dice Draghi; così come quella di una soprattassa "per gli istituti che sono troppo grandi per fallire o che sono sistemicamente importanti". Obiettivi chiari, confronto ancora aperto sulle soluzioni. Sul tavolo del confronto a Davos (oggi anche con il consigliere economico della Casa Bianca Larry Summers, ed i ministri delle Finanze francese, Christine Lagarde, e inglese, Alistair Darling, ma anche politici e banchieri) non sarebbe arrivata la proposta di far pagare alle banche un "gettone", una sorta di assicurazione per alimentare un fondo anti-fallimento che consentirebbe di non far pesare sulle risorse pubbliche il costo di eventuali collassi delle banche "too big to fail".

"Di questo non se ne è discusso", dice Draghi. Ma c'é comunque, indica il governatore di Bankitalia, l'ipotesi di creare in qualche modo "un capitale di emergenza". Mentre il presidente della Bce Jean Claude Trichet incalza: "Serve un insieme globale di regole che siano coerenti e consistenti. Se non avremo un sistema di regole globale, correremmo il rischio di una catastrofe". La strada, da quanto trapela dalle riunioni a porte chiuse di Davos, potrebbe essere quella di far "pagare" alle banche i rischi di eccesso di esposizione, di rapportare quindi una eventuale tassa al rapporto indebitamento e solidità patrimoniale. La difficoltà è quella di arrivare a regole universali, dagli Usa all'Europa, valide in Paesi, viene fatto notare, "che hanno sistemi molto diversi, basta pensare alle "robin hood tax" dell'Italia.

L'economista Nouriel Roubini, che ha partecipato agli incontri a porte chiuse di Davos, dice di aver assistito ad "un dialogo che va avanti, molto costruttivo e utile", le banche su un fronte, il pressing di governi e regolatori dall'altro, con l'obiettivo "di raggiungere entro la fine dell'anno" un accordo. La "volontà di tutti" nell'andare avanti c'é, ed è già un importante risultato raggiunto a Davos. Lo sottolinea Draghi: è emersa, dice, "una volontà condivisa di portare avanti una riforma del sistema finanziario, nell'impegnarsi in questa direzione" espressa da "governi, politici, economisti, banchieri, regolatori, da parte di tutti" gli intervenuti al tavolo dei confronti a porte chiuse a margine del forum sulle alpi svizzere.

TREMONTI, SERVE POLITICA NON REGOLE TECNICHE

SESTOLA (MODENA) - Nelle finanze e nell'economia determinante il ruolo della politica e "non bastano le regole tecniche che, anzi, sono dannose perché fanno perdere tempo". Lo ha detto il ministro dell'economia, Giulio Tremonti, a margine della cerimonia nel corso della quale gli verrà conferito il diploma di sci ad honorem. Parlando dei lavori di Davos, che Tremonti ha definito "una montagna incantatà", il ministro dell'economia ha detto che "il discorso di maggiore spessore è stato quello del presidente francese Sarkozy che ha parlato di una nuova Bretton Woods. E quello che cerco di sostenere da tanti anni. "Quello che qualcuno fa passare come divergenze personali - ha sottolineato il ministro - è invece una profonda diversa visione del mondo: c'é chi dice che non è necessario passare dai parlamenti, io sostengo che è fondamentale invece l'impegno della politica che prende forma nei trattati. Tutto il resto è perdita di tempo. Fare un trattato sull'economia mondiale è difficilissimo ma fare regole tecniche è inutile, anzi peggio, é dannoso perché fa perdere tempo".

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