Tremonti minaccia veto in Ue, chiarezza su euroritenuta
Conti pubblici: Pil Italia 2010 intorno all'1%
19 gennaio, 18:45
di Ugo Caltagirone
BRUXELLES - "I want my money back, rivogliamo indietro i nostri soldi". Giulio Tremonti lo ha detto chiaramente al tavolo dell'Ecofin, puntando il dito contro Lussemburgo ed Austria che a suo avviso non versano all'Italia quanto dovuto per i risparmi e i capitali italiani detenuti nelle banche dei due Paesi. E' la cosiddetta euroritenuta, applicata sui conti esteri negli Stati in cui vige il segreto bancario. Il ministro dell'Economia chiede alla Commissione Ue un rapporto sul funzionamento di questo meccanismo, minacciando il veto sulle questioni fiscali se non verrà fatta chiarezza. Intanto il titolare di via XX settembre si mostra più ottimista sulla crescita dell'economia italiana, confermando che nel Programma di stabilità che sarà inviato a Bruxelles a fine mese il Pil 2010 sarà indicato "intorno all'1%", contro lo 0,7% precedentemente previsto dal governo.
- MONITO SUL FISCO. Inutile estorcere al ministro anche una sola parola sulla sua mancata candidatura alla presidenza dell'Eurogruppo. E sulla scelta dei 16 di Eurolandia di riconfermare sulla poltrona di Mister Euro Jean-Claude Juncker, che pure è premier e ministro del Tesoro di un Paese che molti considerano ancora una sorta di paradiso fiscale nel cuore dell'Europa. Tremonti prima fa una battuta: "Escludo di essere candidato alla Bce". Poi una frecciata a Juncker: "Nel suo programma per l'Eurogruppo non mi risulta vi sia alcun impegno per un ritorno del Lussemburgo sulla strada della trasparenza. Se così fosse è il benvenuto". Ma l'attacco al Granducato, così come all'Austria, è duro quando si tratta di parlare di euroritenuta. "Non mi risulta ci sia una convincente simmetria tra gli stock di capitale italiano all'estero e i dati sull'ammontare dell'euroritenuta versataci. Per esempio - ha spiegato il ministro - sulla base dei dati sull'euroritenuta non è credibile che in Austria capitali italiani non superino i 2-3 miliardi di euro. Oppure che in Lussemburgo non superino 1-2 miliardi". Per questo l'Italia nel corso dell'Ecofin ha chiesto esplicitamente a Bruxelles "un resoconto su quanto le spetta. Perché non ci sembra che da alcuni Paesi ci sia stato riconosciuto quanto dovuto". E se tale richiesta non dovesse essere accolta, Tremonti ricorda come in sede Ue sulle questioni fiscali vige la regola dell'unanimità . Il messaggio è chiaro.
- PIU' OTTIMISMO SU RIPRESA. Tremonti ricorda di non essere un "fanatico dei decimali" e di non amare particolarmente chi vive di stime e previsioni. Ma conferma che comunicherà a Bruxelles una crescita dell'1%, "più o meno". "Ma - ha spiegato - potremmo anche mettere un altro numero. Purtroppo siamo costretti a dover prevedere come sarà la situazione al 31 dicembre 2010". Quindi ribadisce che "c'é chi alle previsioni ci crede e chi è obbligato a farle. Noi siamo obbligati". Il tutto in un quadro europeo in cui - ha spiegato il direttore generale del Tesoro, Vittorio Grilli. "la ripresa resta fragile, con incognite dovute al perdurare della gravità della crisi".
- IPOTESI SUPERTASSA BANCHE. Intanto sul tavolo dell'Ecofin é approdata l'ipotesi di una supertassa sulle banche per recuperare i soldi stanziati per salvarle, sulle orme della decisione annunciata dall'amministrazione Obama. Il ministro spagnolo Elena Salgado, presidente di turno dei ministri finanziari europei, ha detto che se ne discuterà insieme ai governatori delle banche centrali, preferendo parlare di "prelievo, e non di tassa, per costruire un fondo di garanzia in caso di necessità ". D'accordo la Svezia, con il ministro Anders Borg che per primo ha posto la questione. Ma tra i ministri si registra una certa freddezza. Secco il 'no' del cancelliere dello Scacchiere britannico Alistair Darling. Juncker l'ha definita una strada molto difficile, visto che in Europa la materia fiscale è di competenza dei singoli Stati membri. Tremonti ha sottolineato la necessità di studiare a fondo la questione. Il ministro francese, Christine Lagarde, ha chiesto di aspettare che sulla questione si pronunci l'Fmi che già sta lavorando al caso. Probabile della questione si parli al vertice straordinario dei leader Ue dell'11 febbraio.








