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Fiat, 'piano ambizioso': otto miliardi per l'Italia

Stop auto a Termini dal 2011

22 dicembre, 23:26
Sergio Marchionne
Sergio Marchionne
Fiat, 'piano ambizioso': otto miliardi per l'Italia

ROMA - Un piano "ambizioso" per l'Italia, con investimenti per 8 miliardi nei prossimi due anni, un aumento della produzione auto che potrebbe arrivare fino ad un milione, con il lancio di 17 nuovi 'prodotti' e l'aggiornamento di 13 modelli esistenti. L'ad di Fiat, Sergio Marchionne, presenta a governo e sindacati il 'piano per l'Italià e, con estrema franchezza, non manca di portare a palazzo Chigi anche la conferma delle notizie più negative: Termini Imerese cesserà infatti la produzione a dicembre 2011 perché le "condizioni di svantaggio competitivo" e di difficoltà strutturali continuano a rendere lo stabilimento "in perdita".

Anche per Pomigliano, dove potrebbe approdare la nuova Panda, il cambio di produzione non sarà indolore: lo stabilimento campano "richiede infatti ingenti risorse e comporterà ulteriore inattività per i lavoratori". Servirà un prolungamento del sostegno al reddito, ha spiegato Marchionne, precisando che "questa soluzione, pur comportando un impegno per tutti, è l'unica strada, anche se non è una soluzione ottimale dal punto di vista della logica industriale".

Pomigliano a parte, è la conferma della chiusura di Termini che preoccupa di più governo e sindacati: in una riunione 'presidiata' fuori palazzo Chigi dalle proteste dei lavoratori degli stabilimenti più a rischio del Gruppo, esecutivo e organizzazioni hanno infatti deciso che su Termini il confronto continuerà al ministero dello Sviluppo economico, anche con la Regione Sicilia. "Nessuno vuole abbandonare Termini", dice Claudio Scajola mentre, uscendo, lo stesso Marchionne, piuttosto irritato, esprime dispiacere per aver dovuto dare la notizia "due giorni prima di Natale". "L'unico modo per risolvere il nodo Termini sarebbe spostare la Sicilia e metterla vicino a Piemonte o Lombardia. Se Lombardo è capace di fare questo, che Dio lo benedica", prova ancora a spiegare l'ad di Fiat dopo aver glissato la domanda sulla possibilità di "mettere a disposizione" l'impianto siciliano anche a gruppi stranieri.

"Mi faccia prima vedere la proposta, non faccio cose a vuoto, non mi piacciono progetti inutili; le cose intelligenti le facciamo", dice in proposito, mentre si susseguono le ipotesi sulla possibile cessione. Sebbene il gruppo cinese lo abbia smentito nei giorni scorsi, le voci sul presunto interesse di Chery Automobile per lo stabilimento trovano infatti oggi conferme negli ambienti governativi mentre circolano altre ipotesi che vedono l'interesse dell'imprenditore Di Iorio, che sarebbe stato già interessato all'acquisizione di impianti della ex Bertone. Sul destino di Termini cala ovviamente la netta contrarietà dei sindacati, che rischia di offuscare l'intero giudizio sul piano Marchionne.

"O si risolve la questione di Termini o il nostro giudizio non può che essere negativo perché questo è il cuore del problema", dice il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, mentre il leader della Uil, Luigi Angeletti, fa notare che "l'aumento di produzione annunciato non è tale da assorbire la capacità produttiva necessaria a 'saturare' gli impianti". Proprio per questo il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, guarda ai prossimi "24 mesi", che restano prima della chiusura di Termini, per dare "il giudizio finale" sul piano Fiat. Bonanni torna anche a chiedere di "correlare" l'aumento della produzione con gli incentivi, tema su cui Marchionne tiene comunque a precisare il punto di vista della Fiat. "Non è vero che siamo un'azienda assistita dallo Stato. Gli incentivi sono stati finanziati dalla Fiat", dice Marchionne, ricordando che il gruppo vanta un credito accumulato di circa 800 milioni di euro e chiudendo il discorso con un giudizio tagliente: "ogni volta che sento dire che Fiat si poggia sull'assistenza dello Stato mi auguro - dice - che sia dovuto all'ignoranza piuttosto che alla malafede".

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