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Fiat: Marchionne, non si possono difendere 6 stabilimenti

Ok Chrysler, no altre alleanze. Sugli incentivi decide il governo

20 novembre, 22:09
Marchionne e Gelmini
Marchionne e Gelmini
Fiat: Marchionne, non si possono difendere 6 stabilimenti

di Amalia Angotti

TORINO - Sergio Marchionne è pronto a discutere con il governo, a dicembre, il piano per l'Italia, ma una cosa è certa e la dice con fermezza: "non si può pensare di difendere tutto e di tenere tutti gli stabilimenti aperti. Non è fattibile, è fuori di ogni logica industriale". Nessuno spiraglio, insomma, per la fabbrica siciliana di Termini Imerese. L'amministratore delegato del Lingotto, che in mattinata è stato ascoltato come testimone al processo per l'equity swap, parla con i giornalisti al Centro Ricerche Fiat di Orbassano, dove aspetta l'arrivo del ministro per l'Istruzione, Maria Stella Gelmini. Marchionne spiega che "non c'é bisogno di altre alleanze, Fiat e Chrysler bastano da sole", e che le vendite auto di novembre "sono in linea con le aspettative e permettono di confermare i risultati previsti per il 2009".

Sul rinnovo degli incentivi nessuna pressione sul governo: "Non abbiamo fatto alcuna richiesta - chiarisce l'amministratore delegato del Lingotto - né la faremo. Quella degli incentivi è una scelta di politica industriale, spetta al governo Berlusconi decidere, noi gestiremo qualsiasi decisione venga presa. Non lancio allarmi, mi limito a dare le nostre previsioni sul mercato". Il piano per le fabbriche italiane dell'auto è però il tema centrale. "Abbiamo in Italia sei stabilimenti - dice Marchionne - e produciamo l'equivalente di quello che si realizza in una sola fabbrica in Brasile. Questo è fuori da ogni logica industriale, riflette una realtà che non c'é più. Siamo stati chiari nell'incontro con Berlusconi a giugno e oggi c'é poco da aggiungere". Poi ribadisce che "c'é l'impegno della Fiat a risolvere tutti i problemi legati al riallineamento della capacità produttiva. Confermo che sono disposto a lavorare con il governo e le parti sociali, ma cerchiamo di non illuderci. Capisco la posizione degli operai, sono disposto a lavorare con tutti, ma bisogna vedere qual è la situazione intelligente".

Un'ora dopo la Giunta regionale siciliana vara un piano di interventi da 400 milioni di euro per sostenere il rilancio della fabbrica di Termini e chiede alla Fiat di rivedere il piano. Marchionne non lo sa ancora e quindi non commenta. Fa invece un chiarimento sul contratto di programma del 2008, dal quale secondo i sindacati sarebbero arrivati alla casa torinese 500 milioni di euro. "Ho controllato - afferma - e non c'é nemmeno un euro nelle casse della Fiat. Non abbiamo preso un euro da nessuno. E' stato ritirato, il governo non lo ha ancora approvato. La Comunità Europea lo ha fatto, ma non ha pagato niente. Mi dicano dove stanno questi soldi". I sindacati siciliani chiedono al governo di vigilare, mentre i lavoratori dell'Alfa di Arese preannunciano nuove iniziative di lotta.

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