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Libia: Morsi, rispettiamo libertà culto

Gli Usa inviano navi da guerra verso la Libia. Quattro arresti per attacchi a consolato Bengasi

14 settembre, 18:25
Islamisti iraniani in protesta contro gli Usa Islamisti iraniani in protesta contro gli Usa
Libia: Morsi, rispettiamo libertà culto

TRIPOLI - La notte scorsa, senza preavviso, "per ragioni di sicurezza" è stato sospeso il traffico aereo all'aeroporto di Bengasi. Lo hanno riferito fonti aeroportuarie. "Giovedì sera abbiamo ricevuto l'ordine di sospendere immediatamente tutti i voli per motivi di sicurezza", ha detto la fonte.

Quattro persone sono state arrestate perche' sospettate di aver avuto un ruolo nell'attacco all'ambasciata americana a Bengasi. Lo rendono noto le autorita' libiche, secondo quanto riportato dalla Bbc.

MORSI A NAPOLITANO: RISPETTIAMO LIBERTA' RELIGIOSA - 'L'Islam rispetta le religioni altrui e la realizzazione di ogni liberta', anche la liberta' del credo perche' non vi puo' essere costrizione di religione''. Lo ha detto il presidente egiziano, Mohamed Morsi, al termine dell'incontro al Quirinale con il presidente Giorgio Napolitano. Per l'Egitto - ha osservato -  gli assalti alle ambasciate o ai consolati sono "sono assolutamente inaccettabili" e "abbiamo l'obbligo di difendere missioni diplomatiche e turisti". 'Ci aspettiamo - e' l'auspicio del presidente egiziano - che tutti, Usa compresi, siano contro tali tentativi perniciosi di provocazione''

NAPOLITANO, NO A RISPOSTE IRRAZIONALI ALLE OFFESE - La "cooperazione economica" può dare risposte anche a fenomeni, come quelli avvenuti nei giorni scorsi in Libia, a "risposte terroristiche irrazionali di fronte a fenomeni deprecabili di offesa per qualsiasi credo religioso", detto Napolitano dopo il  colloquio con Morsi. L'Italia ripone "grandissima fiducia e speranza" nelle rivoluzioni arabe - ha sottolineato il Capo dello Stato - e "non c'é dubbio che quella egiziana sia al primo posto per la sua importanza come Paese e per il ruolo cruciale che svolge nell'intera regione".

FILM ANTI-ISLAM: BAN, ODIOSO, MA VIOLENZA NON GIUSTIFICATA - Il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon definisce "odioso" il film anti-islamico prodotto negli Usa che - afferma in una nota - "deliberatamente sembra aver istigato la radicalizzazione degli scontri e le sommosse in corso". Ban si dice "profondamente risentito per le recenti violenze in Libia e in altri Paesi del Medio Oriente" e ribadisce con fermezza come "nulla giustifica" attacchi come quelli verificatisi negli ultimi giorni. In un momento come questo in cui si assiste ad una "crescente tensione", il segretario generale lancia un appello al dialogo e al rispetto reciproco.

FIAMME IN LIBANO CONTRO RISTORANTE KFC - Alcune centinaia di persone hanno dato fuoco a un locale della catena di ristorazione americana Kentucky Fried Chicken (Kfc) di Tripoli, principale porto nel nord del Libano, in segno di protesta per la realizzazione del film anti-Islam. Lo riferisce la TV libanese Lbc.

di Laurence Figà-Talamanca

ROMA - Le ambasciate americane di mezzo mondo sono sotto assedio. Gli Stati Uniti restano nel mirino delle proteste, più o meno pacifiche, contro il film su Maometto prodotto negli Stati Uniti e considerato oltraggioso per l'Islam. E dopo il tragico assalto di martedì sera al consolato Usa di Bengasi in cui l'ambasciatore Chris Stevens e altri tre americani hanno perso la vita, l'amministrazione Obama corre ai ripari: da un lato cerca di placare gli animi e di non pregiudicare i suoi rapporti con i Paesi musulmani condannando il video, dall'altro decide di rafforzare la propria sicurezza nella regione, spostando due navi da guerra verso le coste libiche, la USS Laboon e la USS McFaul, oltre al rinforzo di 200 marines e l'eventuale uso di droni contro le postazioni terroristiche in Libia. Washington prende quindi le distanze dal film "L'innocenza dei musulmani", firmato da Sam Bacile, probabilmente pseudonimo di Nakoula Basseley Nakoula, un produttore di origine copte. "Il governo degli Stati Uniti non ha nulla a che vedere con il video", ha detto il segretario di Stato Hillary Clinton definendolo "disgustoso e deplorevole" e ideato con l'unico scopo di "denigrare una grande religione". "Ogni leader responsabile - ha poi aggiunto - dovrebbe alzarsi e condannare ogni violenza". Da più parti intanto si levano voci a difesa della figura del Profeta. A partire dal presidente egiziano Mohamed Morsi che, prima di imbarcarsi per il suo primo viaggio in Europa - prima a Bruxelles, e da stasera a Roma - mette in chiaro: Maometto rappresenta "una linea rossa intoccabile".

Il leader egiziano aveva appena ricevuto una telefonata del presidente Usa Barack Obama per discutere di cooperazione in ambito di sicurezza ma anche per chiedergli maggiore protezione dell'ambasciata al Cairo, dove martedì sono scoppiate le prime dimostrazioni e dove ancora oggi nuovi scontri tra manifestanti e forze dell'ordine sono finiti con oltre 200 persone intossicate dai lacrimogeni. Il personale americano è stato evacuato dalla sede del Cairo, così come dall'ambasciata di Sanaa, dove oggi quattro persone sono morte durante un tentativo di assalto disperso dalla polizia yemenita. Le proteste si sono allargate, da Casablanca a Giacarta, da Dacca a Tel Aviv, da Teheran a Tunisi, obbligando le ambasciate, non solo Usa, a rafforzare le misure di sicurezza. E Hamid Karzai ha deciso di annullare un viaggio in Norvegia nel timore di possibili violente manifestazioni in Afghanistan. Stamani il presidente Obama ha parlato al telefono anche con il neo premier libico Mustafa Abu Shagur concordando di condurre indagini congiunte sull'assalto di Bengasi e la morte di Stevens. In serata il capo della Casa Bianca ha ripetuto che "nessun atto di terrore resterà impunito", mentre da Tripoli Shagur ha confermato l'arresto di alcuni sospetti, senza precisarne il numero né la presunta 'appartenenza' a gruppi terroristici.

"Finora non abbiamo prove della presenza di Al Qaida in Libia. Gli estremisti islamici sono una minoranza", ha sottolineato il nuovo premier libico. Ma Al Qaida, o meglio le sue diramazioni locali, restano sul banco degli imputati: la manifestazione di Bengasi contro il film su Maometto - è la certezza dell'intelligence Usa - è stato solo un pretesto per mettere in atto un attacco "già pianificato". Un attacco compiuto in due fasi: la prima al consolato dove l'ambasciatore Stevens è rimasto in trappola, la seconda in una casa segreta ritenuta sicura dove lo staff Usa era stato trasferito, ma che i miliziani armati hanno raggiunto provocando una sparatoria e uccidendo i due marines. Secondo fonti libiche, l'assalto al consolato aveva il preciso scopo di far evacuare il personale diplomatico - compreso Stevens - verso il 'rifugio' dove il commando, che già ne conosceva la posizione, aveva deciso di tendere l'agguato agli americani.

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