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Il nero di Leonardo dietro la 'Battaglia di Anghiari'

Trovate vecchio tracce degli stessi pignemti usati per la gioconda

13 marzo, 16:00
Un dettaglio della Battaglia di Anghiari
Un dettaglio della Battaglia di Anghiari
Il nero di Leonardo dietro la 'Battaglia di Anghiari'

di Michele Giuntini

FIRENZE - Tracce di colori - anche un nero chimicamente simile a quello della Gioconda - e una cavità nel muro che ha preservato l'affresco per secoli: ecco quali sono le scoperte che oggi fanno dire a Firenze che la Battaglia di Anghiari potrebbe esistere davvero dietro la parete est del Salone dé 500 di Palazzo Vecchio. Sono prove, risultati, che emergono per la prima volta dopo l'ultima fase di studi, la più tecnologicamente avanzata, condotta da Maurizio Seracini, l'ingegnere fiorentino che da 37 anni sta dando la 'caccia' al capolavoro perduto del genio di Vinci e del Rinascimento.

Dentro la parete, dunque, sono stati trovati frammenti di colori. Tracce di nero, rosso e beige. Sembra davvero pittura, per gli esperti. Colori visti, ed in parte analizzati in laboratorio, dove la scoperta più clamorosa l'ha data il campione di colore nero: il team di Seracini dice che la sua composizione chimica è molto compatibile con il pigmento nero usato per le velature brune della Gioconda e del San Giovanni Battista di Leonardo esposti al museo del Louvre. Non solo: è un pigmento formato da manganese (molto) e ferro (meno) in un rapporto fra le due componenti chimiche che è parecchio simile al colore usato proprio da Leonardo.

Anche gli altri colori stimolano la curiosità scientifico-artistica degli esperti: sono stati trovati frammenti di materiale rosso, associabili a lacca. Inoltre le immagini ottenute con la microcamera di una sonda endoscopica di 4-5 millimetri di diametro mostrano uno strato bianco-beige, lattiginoso: per i ricercatori può esser stato messo solo con un pennello. "Anche se siamo ancora alle fasi preliminari della ricerca e anche se c'é ancora molto lavoro da fare per poter risolvere il mistero - commenta Seracini -, le prove dimostrano che stiamo cercando nel posto giusto. Sono dati incoraggianti". Ottimismo giustificato da un'altra conferma: per anni le indagini radar di Seracini davano l'anomala esistenza di una cavità, di un vuoto nella parete est. E solo lì, in tutto il Salone dei Cinquecento. Ma finora non era stato dimostrato in concreto.

Ora invece l'esito degli esami endoscopici di fine 2011 conferma - con tanto di immagini - la presenza di un'intercapedine. Proprio come se Vasari - che fu pittore ed architetto, e fu incaricato di ristrutturare Palazzo Vecchio e la Sala del Gran Consiglio (o Salone dé 500) - avesse voluto davvero 'salvare' il lavoro di Leonardo erigendo una parete di fronte proprio all'affresco della Battaglia di Anghiari considerata dai coevi come la più maestosa del Rinascimento. Ma c'é altro. Dalle immagini della sonda si vede che il muro retrostante è senza 'pietre a vista': una stranezza per un muro qualsiasi, da sacrificare per una nuova edificazione, ma un indizio idoneo a dire che lì dietro c'é l'intonaco su cui Leonardo aveva dipinto la sua Battaglia. Il team di Seracini ha operato con il supporto e la collaborazione di National Geographic, Università di San Diego e Comune di Firenze, ed è stato affiancato nelle operazioni dalla Soprintendenza al Polo Museale fiorentino e dall'Opificio delle Pietre Dure dopo il via libera del ministero per i Beni Culturali. La sonda endoscopica è stata immessa in sei fori praticati nell'affresco di Vasari visibile, oggi anche se Seracini aveva chiesto di esplorare la parete est in 14 punti, passando da crepe e cretti naturali del muro, senza toccare la pittura originale di Vasari.

"Sono fori periferici rispetto alla nostra area di interesse - sostiene Seracini -. Abbiamo appena sondato un quarto dell'area che ci interessa. Ecco perché i risultati che abbiamo ottenuto sono particolarmente incoraggianti". "La ricerca si sta svolgendo sulla parete 'giusta' - ha poi detto il soprintendente di Firenze, Cristina Acidini,- e il mio intervento si è sempre svolto nella salvaguardia della tutela del bene culturale e tenendo informati i vertici del ministero per i Beni culturali", mentre "il coinvolgimento dell'Opificio delle Pietre Dure ha incrementato il livello della tutela. Inoltre l'invasività è stata sicuramente molto più limitata rispetto ad altri tipi di indagini diagnostiche 'distruttive'".

E ora? Il sindaco di Firenze Matteo Renzi non ha dubbi: "L'indagine deve andare avanti per risolvere un mistero che dura da cinque secoli. Scriverò al ministro Ornaghi, chiederemo ufficialmente al ministero dei Beni culturali le autorizzazioni per rimuovere le aree dove nell'800 e nel '900 sono stati effettuati restauri cosi' da non toccare la pittura originale di Vasari ed avere una fotografia della Battaglia di Anghiari più completa di quanto ottenuto finora". Quanto ai finanziamenti, Renzi non ha dubbi: "Stiamo parlando di Leonardo, fa il giro del mondo: non abbiamo alcun problema, i soldi li troviamo dai privati".

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