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Cun, si spende poco ma migliora reputazione

07 settembre, 19:03

ROMA  - "La reputazione delle università italiane sale nonostante la spesa per l'istruzione sia il 4,5% del Pil contro una media del 5,7% dei paesi più industrializzati", un valore a cui "si deve sottrarre un ulteriore taglio previsto per il prossimo anno di un miliardo di euro dal fondo di finanziamento ordinario (Ffo)".

Il Cun (Consiglio universitario nazionale) commenta così la classifica del Qs World University Rankings, uno dei più autorevoli sistemi di valutazione della qualità delle università mondiali, che vede due università italiane tra le duecento migliori al mondo, una in più rispetto allo scorso anno, e 15 università italiane tra le top cinquecento al mondo (di cui dieci hanno migliorato la propria posizione rispetto all'anno precedente). "Se permane il problema di spesa che a livello della competizione globale sfavorisce il sistema universitario italiano, così come evidenzia l'ultimo rapporto sull'Istruzione presentato oggi a Parigi dall'Ocse, la reputazione del nostro sistema universitario - osserva il Cun - è alta ed è migliorata nell'ultimo anno, come si evince dal QS World University Rankings".

"Il Qs World University Rankings inglese - precisa il presidente del Cun Andrea Lenzi - misura la qualità della ricerca, il tasso di occupazione dei laureati, le risorse dedicate all'insegnamento e l'impegno per l'internazionalizzazione. A differenza di altri ranking che si basano principalmente sugli indicatori statistici della ricerca universitaria, QS tiene conto anche delle più aggiornate opinioni di accademici e leader del settore, il cui punto di vista è particolarmente rilevante per studenti e genitori. L'Italia è salita nella classifica per la reputazione che hanno nel mondo i nostri ricercatori, i programmi di studio e gli insegnamenti.

Ci sono anche alcune punte di eccellenza, se suddividiamo il ranking per aree. Bologna, Pisa, Firenze, Milano e Padova salgono nelle prime duecento posizioni nell'area umanistica. Nell'area biomedica l'università di Roma Sapienza migliora e passa dalla posizione 229 alla 154". Lenzi sottolinea quindi che "lo studio dell'Ocse, in pratica, ci dice che meno si spende nel sistema della formazione e meno si conterà in futuro". "Ce lo aspettavamo. Il problema del finanziamento del sistema di alta formazione esiste ma fortunatamente, come dice il QS - aggiunge - il nostro capitale umano e i programmi didattici sono rinomati e stimati nel mondo. Le basi culturali impartite dagli insegnamenti sono solide e migliorano perfino".

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