di Roberta Filippini
Con l'arrivo dei Missoni sulla scena della moda, la maglieria non è stata mai più la stessa. Tutti hanno dovuto fare i conti con questa coppia creativa di imprenditori che ha rivoluzionato per sempre il settore utilizzando fantasia e colore. Ottavio, dopo la guerra, mettendo a frutto l'esperienza atletica, produceva tute sportive. Rosita è di famiglia tessile lombarda, buon dna dunque e un carattere dolcemente di ferro. I due si innamorarono (galeotta fu l'Olimpiade di Londra nel 1948) e si scoprirono entrambi molto creativi e bravi imprenditori. Agli esordi, nel 1953, aprirono un laboratorio a Gallarate, terra della famiglia di lei. Intanto, mentre arrivavano i figli, lavoravano e lavoravano. Furono notati 1958, dopo aver presentato in una manifestazione milanese e la Rinascente commissionò 500 abiti a righe. Ma la fantasia ormai superava le caratteristiche dei macchinari: i Missoni non riuscivano ancora a fare quello che avevano in mente. Ci lavorarono sopra, come veri artigiani, rinnovarono e migliorarono la produzione, crearono le possibilità tecniche della loro moda senza precedenti. Erano vestiti ma anche berrettini a calottina, gonne e soprabiti, pantaloni fluenti e cardigan da sera, tutto combinato con gusto innovativo.
Venne il momento di sfilare in grande: passarono prima per il Pitti di Firenze, che allora era la passerella di tutto il made in Italy, ma quasi subito si spostarono su Milano. A convincerli fu un incidente che adesso farebbe ridere ma che nel 1967 fece scalpore. Rosita aveva fatto togliere le mutandine alle modelle perché, all'ultimo momento, si era accorta che segnavano la sottile maglia dei vestiti aderenti. Ma non si era resa conto che le luci della sfilata avrebbero creato un effetto trasparenza e il 'nude look' venne criticato dai vertici del Pitti. Fu così che Tai e la moglie colsero l'occasione per abbandonare Firenze e andare a sfilare vicino casa, in quella Milano che sarebbe diventata, anche grazie a loro, il cuore del nuovo pret-a-porter italiano. Scelsero la moderna piscina Solari e, in quell' ambiente tutto vetro e acqua conquistarono un grande successo che si propagò a livello internazionale. In famiglia raccontavano di quando Diana Vreeland, potente direttore di Vogue Usa, vide la collezione, urlò: "Ma allora il colore esiste davvero!".
Nel 1969 i Missoni si spostarono a Sumirago, sempre nel varesotto, stabilimento e abitazione quasi attaccati, opere di architettura moderna, luminosa, colorata e pensata in famiglia. In questo ambiente 'casa e bottega' da veri artigiani, Tai e Rosita hanno cresciuto i tre figli, tutti ben presto impegnati in azienda, e insieme hanno percorso la strada del successo mondiale che è arrivato pienamente già all'inizio degli anni 70: arazzi coloratissimi, patchwork e righe, jacquard fiammati e il famoso 'put togheter', espressione con cui Ottavio spiegò agli americani che si trattava di 'mettere insieme' fantasie di punti e colori che mai nessuno avrebbe osato accostare, in un caleidoscopio di motivi e tinte. L'originalità e la riconoscibilità di questa moda senza 'logo' hanno portato i Missoni nei più importanti musei del mondo. Già nel 1969 perfino il pittore Balthus aveva definito Ottavio "maestro del colore" sottolineando l'aspetto artistico della sua creatività. Non si contano le mostre dedicate all'arte di Tai, di Rosita e della loro famiglia speciale: solo per citarne alcune, dalla retrospettiva del 1978 al Whitney Museum di New York per i primi 25 anni di carriera a quella di Tokyo, dalla 'Missonologia' della Permanente di Milano alla celebrazione del Victoria & Albert Museum di Londra per il mezzo secolo di attività. Quando la coppia dei fondatori, ormai piena di riconoscimenti, lasciò il campo ai tre figli, era il 1997. Angela ha preso ben presto in mano la creatività del marchio; Vittorio, fino alla sua scomparsa nei cieli venezuelani il 5 gennaio scorso, ha retto l'amministrazione del gruppo; Luca si è sempre più dedicato agli eventi e all'arte legati alla maison.







