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Genova, testimone: un botto e la torre non c'era piu'

Parla guardia giurata che ha fatto entrare 3 vittime in porto

08 maggio, 18:29
Genova
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Genova, testimone: un botto e la torre non c'era piu'

GENOVA - Roberto Gestini, poco piu' di 40 anni, vigilante dell'Autorita' portuale genovese al check point di Molo Giano non dimentichera' mai piu' la notte tra il 7 e l'8 maggio. Non dimentichera' i volti di quei tre ragazzi, piloti del porto, che hanno passato la sbarra poco prima delle 11 e che dopo una manciata di minuti non c'erano piu'. Ne' loro, ne' la Torre Piloti del porto di Genova, inghiottiti dal mare e dal cemento. Al posto di quello che era considerato il 'cuore' del porto, capace di vedere lontano e organizzare traffici imponenti, c'era la grande prora della Jolly Nero, la nave portacontainer che, in manovra, ha sfondato la Torre trascinando in mare cemento e uomini, uccidendo sicuramente 7 persone, con ogni probabilita' 9, visto che sono poche le speranze di trovare in vita i 2 dispersi. Roberto era nel suo gabbiotto, ieri sera, gabbiotto che si trova a una cinquantina di metri dal luogo dove svettava, bella di cristalli e cemento, la Torre Piloti. Roberto ricorda quei tre piloti che erano venuti per fare il turno di notte: ''Li ho registrati, e salutandoli ho detto 'ciao ragazzi, ci si vede'.

Poi sono rientrato e dopo poco ho sentito un boato sordo, un'eco lunga e cupa. Ho sentito alcuni ragazzi, quelli che vengono la sera a pescare qui in porto, che correvano verso l'uscita e urlavano 'hanno buttato giu' la torre, e' caduta la torre' e cosi' sono uscito di nuovo dal gabbiotto. La torre Piloti non c'era piu', al suo posto c'era la prora della nave''. Uno shock che ancora si legge negli occhi sgranati del vigilante. ''Ho preso la radio, ho chiamato subito la mia centrale operativa - racconta Gestini - poi sono tornato a guardare la nave e ho sentito arrivate le prime macchine e anche i soccorsi''. Sono arrivati subito i soccorsi? ''Sono arrivati immediatamente. Ricordo i lampeggianti, tanti lampeggianti, le ambulanze e le macchine d'istituto ma soprattutto ricordo bene quel rumore, quel boato cosi' lungo e cupo. Come un tuono che ruzzola via lontano''. Sembrava un temporale, dice ancora Roberto, ''di quelli che arrivano all'improvviso oppure che stanno per arrivare ma sono ancora lontani''. Eppure, ricorda, ''ero sicuro che fino a pochi istanti prima il cielo fosse completamente sereno, che ci fossero le stelle'', stelle che sono rimaste li' a guardare la tragedia.

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