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Dopo i fratellini avvelenati, altro romeno assassinato

Ma la procura di Agrigento esclude collegamento tra due vicende

18 marzo, 15:19

Dopo il caso dei tre fratellini avvelenati a Naro, uno dei quali è morto per gli effetti devastanti dei pesticidi contenuti nei cioccolatini, un nuovo omicidio scuote la comunità romena che vive nei comuni dell'agrigentino.

Questa volta la scena del delitto si sposta a Campobello di Licata, ad appena 13 chilometri da Naro. La vittima è un romeno di 40 anni. Il cadavere è stato identificato oggi da un amico che ne aveva denunciato la scomparsa alla polizia di Canicatti (Ag). Di lui s'erano perse le tracce da due giorni, i carabinieri hanno ritrovato il corpo in contrada Fondachello. La vicinanza tra Naro e Campobello, mezz'ora scarsa di strada tra i due comuni, e la nazionalità delle vittime coinvolte hanno fatto subito ipotizzare un collegamento tra i due delitti.

La Procura di Agrigento, titolare delle due inchieste, però esclude un nesso. I magistrati sottolineano che l'uomo, assassinato, sarebbe arrivato a Campobello nei giorni successivi all'avvelenamento dei fratelli Lupescu. Un elemento che dunque farebbe cadere l'ipotesi di una vendetta; la famiglia Lupescu, interpellata dagli inquirenti, ha affermato di non conoscere il connazionale, giunto direttamente dalla Romania per lavorare in un'azienda agricola.

Rimane comunque il giallo. Un rompicapo per gli investigatori che stanno ascoltando decine di persone e in particolare la comunità romena, sconvolta dai due delitti. Sebastian Lupescu, 5 anni, è morto tre giorni fa per i postumi dell'avvelenamento. Distrutti dal dolore, i genitori Daniel e Marica Lupescu, continuano a chiedersi il perché di questo atroce gesto. Invocano giustizia per Sebastian, ma anche per gli altri due bambini, Alexandro e Inonout di 7 e 10 anni, anche loro avvelenati dai cioccolatini, ma fuori pericolo.

Gli esami tossicologici hanno appurato che il pesticida usato è vietato in Italia dal 2008, perché inodore e incolore. I cioccolatini erano in una busta di plastica assieme a una bottiglia di vino e delle arance, lasciata davanti la porta della casa della famiglia Lupescu. I ragazzini l'hanno presa e dopo avere mangiato i cioccolatini si sono sentiti male. Sul pesticida e sul confezionamento dei 'bon bon' al caffé riempiti con la sostanza velenosa si concentrano le attenzioni dei carabinieri del Ris di Messina che sono a caccia di impronte digitali o di tracce di Dna per risalire all'autore della "trappola". La tesi privilegiata è che l'obiettivo dell'avvelenatore non fossero i bambini e che il gesto volesse essere una "punizione", forse andata anche oltre le intenzioni, nei confronti di adulti, ma anche su questo fronte al momento mancano certezze.

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