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Rischio chiusura alberghi

Troppe tasse, verso chiusura 2-3mila strutture. Cinquantamila posti di lavoro in bilico. Pesano imposta di soggiorno e l'Imu

12 dicembre, 19:54
Venezia, una delle citta' italiane piu' amate dai turisti di tutto il mondo Venezia, una delle citta' italiane piu' amate dai turisti di tutto il mondo

ROMA - A causa delle tasse, migliaia di strutture ricettive sono ad un passo dal default. L'allarme arriva dal presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, secondo il quale sarebbe a rischio il posto di lavoro per 50mila lavoratori. Le strutture a rischio chiusura sarebbero 2-3mila. E' una tempesta di tasse quella che si sta abbattendo sulle imprese turistico-ricettive italiane, proprio in un'annata come l'attuale che avvia a chiudersi con un -6% di clientela italiana ed almeno un -10% di fatturato. Da una parte l'imposta di soggiorno, cresciuta nel suo ammontare annuo da 150 milioni a 175 milioni di euro (+17%), con un incremento del 28,5% di Comuni che nel breve volgere di pochi mesi (da luglio ad oggi) sono passati da 332 a 426 pronti a riscuotere la tassa. Dall'altra l'Imu passata dai 320 milioni di Euro del 2010 (quando si chiamava Ici) ai 494 milioni di Euro (se l'aliquota applicata è quella dello 0,76%) e/o ai 689 milioni di Euro (se l'aliquota è quella dello 1,06%) di quest'anno, pari ad incrementi che oscillano nell'ordine dal +54,5% al +115%. I dati sono stati forniti da Federalberghi-Confcommercio. "Alla vigilia delle dimissioni del Governo Monti - afferma il presidente Federalberghi, Bernabò Bocca - allo scioglimento anticipato delle Camere ed all'avvio della campagna elettorale, non possiamo non stigmatizzare il fatto che le imprese ricettive italiane rischino un default di massa. Un default capace di provocare nuova disoccupazione per almeno 50 mila lavoratori - prosegue Bocca - e la chiusura di 2/3 mila strutture ricettive". "L'impegno formale che sollecitiamo alle forze politiche -conclude Bocca- è di porre il turismo tra i punti primari dei loro programmi elettorali, per non rischiare di regalare alla concorrenza internazionale quegli 83 miliardi di Euro di valore aggiunto che annualmente produce il settore, pari al 6% del Pil".

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