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5 milioni in Italia Lavora solo la meta'

Il 23,5% vive in Lombardia, in crescita i senza lavoro. Caritas-Migrantes: sistema di accoglienza e' fragile

30 ottobre, 21:15
Gli stranieri in Italia nel 2011 hanno superato i 5 milioni. Foto di archivio
Gli stranieri in Italia nel 2011 hanno superato i 5 milioni. Foto di archivio
5 milioni in Italia Lavora solo la meta'

ROMA- Gli stranieri in Italia nel 2011 hanno superato quota 5 milioni: a rivelarlo è il XXII Dossier Immigrazione 2012, realizzato da Caritas e Migrantes, presentato oggi a Roma. Il numero più alto di stranieri è in Lombardia, che si conferma la prima regione in Italia per presenze, dove risiede uno straniero su quattro: si stimano infatti quasi 1,2 milioni di immigrati regolari, pari al 23,5%.  Rispetto al 2010, comunque, sono aumentati solo di 43 mila unità. La religione prevalente è quella cristiana. La maggior parte (63,4%) risiede al Nord, il 23,8% al Centro e solo il 12,8% al Sud. I permessi di soggiorno scaduti nel corso dell'anno e non rinnovati sono stati 262.688. Cresce la percentuale degli immigrati rispetto alla popolazione residente in Italia, che passa dal 7,5% del 2010 all'8,2% del 2011. Aumenta pure, leggermente (2,9%), il numero dei permessi di soggiorno in vigore alla fine del 2011 (3.637.724). E' dal continente europeo, rende noto il dossier, che arriva la maggior parte (50,8%) degli immigrati, seguita dall'Africa (22,1%), dall'Asia (18,8%), dall'America (8,3%). I più numerosi sono i romeni (quasi un milione), seguiti dai marocchini (506 mila), dagli albanesi (quasi mezzo milione) e dagli ucraini (224 mila). L'Albania è il primo paese per numero di studenti universitari, oltre 11 mila nell'anno accademico 2011-2012. L'Italia, secondo il dossier, è lo Stato membro che accoglie le collettività più numerose nell'Ue di cinesi, filippini, cittadini del Bangladesh e cingalesi.

2,5 MLN SONO OCCUPATI ,CRESCONO DISOCCUPATI I lavoratori stranieri occupati in Italia sono circa 2,5 milioni e rappresentano un decimo dell' occupazione totale. Lo stima il Dossier Caritas-Migrantes 2012, sottolineando che anche nel 2011 hanno perso il lavoro più gli immigrati che gli italiani (-170.000 contro -75.000).Allo stesso tempo, tra gli stranieri sono aumentati sia i disoccupati (310 mila) che il tasso di disoccupazione (12,1%, pari al 4% in più rispetto alla media degli italiani), mentre il tasso di attività é sceso al 70,9% (9,5% più che tra gli italiani).

CARITAS-MIGRANTES, SISTEMA ACCOGLIENZA FRAGILE E' fragile il sistema italiano di accoglienza dei profughi e richiedenti asilo: lo denuncia il Dossier Statistico Immigrazione 2012 di Caritas e Migrantes, presentato oggi, che ricorda come l'Italia sia una terra d'asilo, visto che dal dopoguerra a oggi le domande di accoglienza al nostro Paese sono state più di mezzo milione. Nel 2011 le domande sono state presentate in prevalenza da persone provenienti dall'Europa dell'Est e dal martoriato continente africano; quasi un terzo (30%) delle richieste prese in esame (24.150) è stato definito positivamente. In Italia - informa il dossier - per far fronte alle esigenze di accoglienza, si dispone di 3 mila posti che fanno capo al Servizio per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) in collaborazione con Enti locali, Regioni e mondo sociale, e di 2 mila posti assicurati dai Centri di accoglienza per richiedenti asilo (Cara), mentre è di altri 3 mila posti la capienza dei Centri di accoglienza per immigrati. Oltre a questa rete di servizi già esistente, le Regioni - con il coordinamento della Protezione Civile - hanno dichiarato la disponibilità di altri 50 mila posti, di cui la metà è stata effettivamente utilizzata per accogliere le persone in fuga dal Nord Africa, che sono state in tutto circa 60 mila tra Tunisia e Libia. Manca dunque, sottolinea il rapporto, un sistema unificato e stabile, basato sul coordinamento di tutte le strutture coinvolte, anche per riuscire a garantire una maggiore attenzione alle categorie più vulnerabili, a partire dai minori. In effetti, nel 2011, dice il dossier, ben 7.431 persone (numero peraltro sottostimato) sono rimaste in lista d'attesa per accedere allo Sprar e poter fruire così di un percorso di accoglienza.

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