Napolitano: 'Nulla da nascondere'
Capo Stato: 'Insinuazioni miserrime'. Pdl: 'Ora commissione inchiesta'
21 luglio, 16:11Correlati
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di Anna Laura Bussa
Il presidente della Repubblica insiste: lui non ha nulla "da nascondere" e se ha deciso di sollevare conflitto di attribuzione davanti alla Consulta contro la Procura di Palermo l'ha fatto solo perché era suo dovere chiedere un pronunciamento "nella sede idonea" su questioni "delicate di equilibri e prerogative costituzionali". Solo così si potrà mettere fine ad una "campagna di insinuazioni e sospetti senza fondamento" e al "trascinarsi di polemiche senza sbocco sui mezzi di informazione". Ma ad Antonio Di Pietro "la difesa di Napolitano" convince poco. E l'attacco continua: il Capo dello Stato "tradisce la Costituzione", dichiara. E sulla vicenda intercettazioni presenta un'interrogazione al Guardasigilli. Il Pdl, intanto, presenta una proposta di legge alla Camera per istituire una commissione d'inchiesta. "A 20 anni dalla strage di via D'Amelio - sostengono i firmatari tra cui Massimo Corsaro - non si possono più tollerare verità nascoste". "E' venuto il momento di fare chiarezza sulla trattativa Stato-mafia e sul ruolo svolto dalla classe dirigente politica dell'epoca", affermano. Durante la cerimonia di consegna del Ventaglio da parte della stampa parlamentare, Napolitano, rispondendo alle domande dei cronisti torna sulla sua decisione di sollevare conflitto davanti alla Consulta e dichiara di averlo fatto perché i principi della "riservatezza" e del "libero esercizio delle funzioni del Capo dello Stato" vanno difesi. Sa bene che questa sua scelta potrà non risultare "comoda per l'applauso" e lo esporrà a "speculazioni miserrime". Ma non è da lui, sottolinea "cedere ad alcuna tentazione di discorsi facili e di confortevoli opportunismi". Parlare un linguaggio "di verità e responsabilità è parte dei doveri del presidente". Quindi, ribadisce, lui ha sempre difeso autonomia e indipendenza della magistratura e la lotta alla mafia è stato "l'impegno della vita". Di Pietro però non molla e da Termoli torna a chiedergli cosa abbia mai da nascondere in quelle telefonate con Nicola Mancino, visto che l'idea di sollevare conflitto davanti alla Consulta nasce solo ora e non per altre intercettazioni indirette che lo hanno riguardato come quella con l'allora numero uno della Protezione Civile Bertolaso. "Forse perché in quelle telefonate - domanda Di Pietro - lei diceva cose che si potevano ascoltare, potevano essere lette e sentite? Infatti sono state pubblicate e lei non si è offeso affatto...". Il Quirinale, però, respinge anche questa critica al mittente. Quando si solleva conflitto davanti alla Consulta, spiegano fonti del Colle, è per affermare un principio generale che riguarda tutto, non solo un singolo fatto. E mentre Ciancimino jr. chiede di conoscere il contenuto delle conversazioni tra Napolitano e Mancino perché lui in quanto parte nell'inchiesta ha "il diritto" di sapere, quasi tutte le forze politiche contestano Di Pietro. Il suo attacco a Napolitano, commenta Fabrizio Cicchitto (Pdl), è "irresponsabile". Da lui "basso opportunismo", incalza Anna Finocchiaro (Pd). E c'é anche chi se la prende con la Procura di Palermo come Pier Ferdinando Casini che dà dell' "imparziale" ad Antonio Ingroia sostenendo che sarebbe preoccupato se il Pm dovesse mai decidere su di lui ("a prescindere dall' innocenza o colpevolezza"). "Preoccupanti", gli ribatte però Fabio Granata (Fli) sono le parole di Casini, "non Ingroia".








