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Racket pompe funebri a Napoli: coinvolte 45 persone, anche medici

Ordinanza cautelare per sistema di mazzette nel business del 'caro estinto'.

10 luglio, 13:10
Racket pompe funebri a Napoli
Racket pompe funebri a Napoli
Racket pompe funebri a Napoli: coinvolte 45 persone, anche medici

NAPOLI - La squadra mobile della Questura di Napoli sta eseguendo un'ordinanza cautelare nei confronti di 45 persone tra dipendenti cimiteriali, medici legali, titolari e dipendenti d'imprese funebri, accusate di essere coinvolte nel cosiddetto racket delle pompe funebri. L'ordinanza del gip - l' inchiesta è stata coordinata dalla Sezione Reati contro la Pubblica Amministrazione della Procura napoletana - dispone la custodia cautelare in carcere per tre indagati, gli arresti domiciliari per 15 di essi e l'obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria per i rimanenti 27.

Le accuse per la persone coinvolte nell'inchiesta riguardano vari reati, che vanno dall' associazione per delinquere al falso in atto pubblico e alla corruzione. Le indagini furono avviate nel 2009, sulla base di alcune segnalazioni che evidenziavano l'esistenza di un diffuso fenomeno corruttivo tra il personale impiegato nei cimiteri e quello infermieristico in servizio negli ospedali, che intascava mazzette da alcuni gestori d'imprese di onoranze funebri.

E' stato dimostrato il coinvolgimento anche di medici legali Asl, incaricati di constatare i decessi i quali, beneficiando di compensi non dovuti, redigevano il certificato necroscopico sulla scorta delle indicazioni, spesso fornite solo telefonicamente, dagli addetti delle imprese funebri. Un filone di indagine ha riguardato gli infermieri addetti alle camere mortuarie degli ospedali che, previo lauto compenso, erano soliti avvisare del decesso e assistere imprese funebri compiacenti, affinché si aggiudicassero servizi funebri dei pazienti morti. Ipotesi di responsabilità sono emerse anche a carico di taluni dipendenti comunali addetti al servizio di Polizia Mortuaria che percepivano compensi non dovuti per eseguire le fasi conclusive delle esequie, ovvero quelle relative alla sepoltura o tumulazione delle salme. Tutte le somme illegalmente elargite venivano successivamente contabilizzate dalle imprese funebri a carico dei congiunti delle persone decedute sotto la generica voce spese cimiteriali.

Il "business del caro estinto" a Napoli era un meccanismo perfettamente rodato: appena avvenuto il decesso la macchina si metteva in moto coinvolgendo dipendenti cimiteriali, medici legali, titolari e dipendenti di imprese funebri. L'obiettivo era far convergere le famiglie e i parenti dell'estinto sulla impresa "egemone". E per espletare questo compito le "sentinelle", gli infermieri negli ospedali, percepivano circa un centinaio di euro di compenso. Ovviamente oltre alla segnalazione si occupavano anche di addomesticare la scelta da parte delle famiglie.

Le accuse contestate dai pm della Procura di Napoli sono associazione per delinquere, falso in atto pubblico e corruzione. I casi documentati dalle indagini riguardano il 2009, ma - come confermato dal capo della Squadra Mobile di Napoli Andrea Curtale nel corso di una conferenza stampa in Questura - il business andava avanti da tempo, 24 ore su 24. Gli ospedali in sono stati accertati i casi sono il Centro Traumatologico Ortopedico e il Cotugno, ma - ha detto ancora il capo della Mobile partenopea - è estremamente verosimile che il fenomeno si verificasse anche in altri nosocomi cittadini e della provincia. Le persone che si trovano in carcere sono Gennaro ed Emanuel D'Abile, dipendenti dell'impresa funebre Trombetta e Vincenzo Incoronato, dipendente di un'altra impresa funebre. Nell'inchiesta figurano anche i titolari di alcune note imprese funebri napoletane come Dominech, Villani, Bellomunno e Montuoro. Quarantacinque le ordinanze emesse nell'ambito dell'inchiesta: tre in carcere, 15 ai domiciliari e per 27 è stato deciso l'obbligo di firma. Per quanto riguarda gli arresti domiciliari, al momento mancano all'appello quattro persone mentre sono cinque quelle irreperibili sottoposte all'obbligo di firma. "Da quanto è stato acquisito nelle intercettazioni, le richieste rivolte alle famiglie erano esplicite e chiarissime", ha precisato ancora Curtale.

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