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Celebrazioni in Italia, ma anche polemiche

Contestate autorita' in molte citta'

27 aprile, 10:15
Il corteo dei partigiani a Roma
Il corteo dei partigiani a Roma
Celebrazioni in Italia, ma anche polemiche

ROMA - Celebrazioni e memoria, ma anche polemiche e contestazioni. Dopo 67 anni il 25 aprile fa salire ancora la temperatura in molte città italiane, dove le manifestazioni ufficiali per la Liberazione sono state occasione di proteste di piazza e tensioni.

A ROMA si è svolto senza incidenti il corteo organizzato dall'Anpi, cui non hanno partecipato il sindaco Gianni Alemanno ed il presidente della Regione, Renata Polverini. Dallo spezzone dove sfilavano i centri sociali si sono levati cori insultanti contro Alemanno e Polverini. "Purtroppo - ha commentato il governatore - alcuni gruppi di violenti hanno minacciato di rovinare una giornata di festa e ho voluto raccogliere l'invito dell'Anpi a soprassedere". "Non c'é stato l'invito nei confronti del Comune di Roma" al corteo, ha riferito da parte sua il sindaco, 'e io o ne ho preso atto, perché e' meglio evitare situazioni di tensione che non giovano alla festa e alla manifestazione".

A MILANO scritte contro la ricorrenza ('Partigiano infamé e 'XXV Aprile festa di infami') sono comparse nel corso delle manifestazioni per la Liberazione. Altri slogan più piccoli di tenore nazista sono poi stati scoperti sui muri dell'Università Statale. Nel pomeriggio, poco dopo l'inizio del corteo ci sono state contestazioni nei confronti del presidente della Provincia, Guido Podestà. Alcuni manifestanti, subito tenuti a distanza dalle forze dell'ordine, hanno urlato, fischiato ed esposto cartelli con scritto 'Podesta' spalleggia i nazifascisti, vattené.

A PESARO una ventina di militanti di Forza Nuova ha manifestato contro il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, atteso per la cerimonia del 25 aprile. La protesta, autorizzata per ragioni di ordine pubblico, si è svolta sul lungomare, senza incidenti. "Giorgio, il presidente più amato dalle banche", si leggeva su un grande striscione esposto dai forzanovisti, mentre un altro diceva "Non sei il nostro presidente".

Ad ASCOLI PICENO contestazioni per il sindaco Guido Castelli e il presidente della Provincia Piero Celani, entrambi del Pdl, durante la cerimonia ufficiale al sacrario di Colle San Marco di Ascoli Piceno. Una cinquantina di giovani della sinistra radicale e dei centri sociali ha fischiato il discorso del sindaco e gridato slogan ('Buffoné, 'Vergogna', 'Via i fascisti da San Marco'), per poi contestare anche Celani, che ha svolto un intervento molto breve.

A SALERNO momenti di tensione in piazza Vittorio Veneto durante la commemorazione del 25 aprile. Una cinquantina di persone ha contestato duramente il rappresentate della Provincia, l'assessore alle Grandi Opere Antonio Fasolino (Pdl). Quando Fasolino stava per prendere la parola la contestazione è diventata più aspra tanto che l'assessore è stato costretto a rinunciare al proprio intervento, sepolto dai fischi e dalle urla dei manifestanti che hanno intonato 'Bella Ciao.

A LOVERE (Bergamo) una targa dedicata alla memoria del partigiano Bortolo Pezzutti e' stata bruciata. L'episodio è stato denunciato ai carabinieri dall'Anpi.

A SANREMO il sindaco Maurizio Zoccarato (Pdl) è stato fischiato da militanti di Sel e Partito Comunista dei Lavoratori durante le celebrazioni del 25 aprile, mentre deponeva una corona di fiori ai giardini Caduti di Nassiriya. "La deviazione del percorso del corteo per andare a commemorare i caduti di Nassiriya ci è parsa inopportuna e scorretta - hanno spiegato i contestatori - sia perché non rientrava nel programma delle celebrazioni, sia perché non è stata comunicata ai partecipanti".

A CAGLIARI tensione e scontri in centro: piazza Gramsci, occupata in mattinata da un centinaio di giovani che volevano protestare contro la manifestazione dei gruppi di destra in programma alle 16:30 al Parco delle Rimembranze, è stata sgomberata dalle forze dell'ordine poco prima delle 15.

'CI SONO VIOLENTI', NO POLVERINI A CORTEO - Torna il corteo, restano le polemiche. Roma oggi ha celebrato l'anniversario della Liberazione d'Italia con una marcia di poco meno di due chilometri, dall'Arco di Costantino a Porta San Paolo. Una distanza simbolica che nasconde però quella apparentemente incolmabile tra chi il corteo lo organizza, l'Anpi di Roma, e le maggiori istituzioni locali. Come già annunciato nei giorni passati, il sindaco Alemanno non si è fatto vedere ("Non sono stato invitato, ne prendo atto ma non voglio fare polemiche", le sue dichiarazioni), mentre la governatrice della Regione Polverini ha rinunciato a metà mattinata, dopo essere stata informata di "infiltrazioni da parte di violenti". E proprio per evitare ulteriori polemiche sul corteo anche il presidente della Provincia Zingaretti ha preferito non partecipare alla manifestazione a cui è sempre andato, come lui stesso ha detto nei giorni passati, fin da quando era "in carrozzella". "Nel nostro paese questo giorno non viene mai vissuto come tutti auspichiamo nel segno dell'unità e della democrazia: anche quest'anno è stato impedito di partecipare al corteo dell'Anpi che ci aveva invitato", ha spiegato poi la Polverini ricordando l'invito all'unità lanciato ieri dal presidente della Repubblica Napolitano.

"Noi rappresentiamo la città di Roma e siamo stati presenti a tutte le manifestazioni dove siamo stati invitati", è invece il commento di Alemanno. "Per tutelare il corteo da polemiche che in questa giornata non devono esistere ho preferito celebrare il 25 aprile" negli appuntamenti istituzionali, sono invece le parole di Zingaretti. Presto, però, le incomprensioni potrebbero finalmente essere chiarite, con un incontro ufficiale alla Casa della Memoria tra la Polverini e l'Anpi di Roma. Niente istituzioni, dunque, e niente contestazioni. Anche se qualcuno dai centri sociali era già pronto alla protesta qualora la Polverini avesse confermato la sua partecipazione. "Ha fatto bene a non venire - dicono -, non vogliamo fascisti al corteo". "Senza Gianni e Renata è più bella la giornata", era stato scritto su uno degli striscioni. Tra canti popolari e l'immancabile "Bella ciao", sono stati intonati anche insulti nei confronti di Alemanno e Polverini. "Se la presidente fosse venuta - si difende il numero uno dell'Anpi di Roma, Vito Francesco Polcaro - avremmo garantito la sua sicurezza nella testa del corteo, la parte dove c'eravamo noi a controllare la situazione". Poco prima della partenza, però, qualche discussione c'era stata anche tra alcuni vertici dell' Anpi e una parte dei manifestanti.

"Qui vogliamo solo gli antifascisti e la Polverini non lo è - hanno contestato alcuni di loro -, non rappresenta né noi né le istituzioni". E nel pomeriggio, dai microfoni de 'La Zanzara', dove ha anche intonato 'Bella Ciao' la Polverini ha avuto l'occasione per replicare. "Mi danno della fascista - ha detto ricordando di essere nata nel 1962 - perché questi signori non hanno fatto pace con la storia". "Sono fascisti?" è stata incalzata. "Non hanno nulla di democratico", ha replicato e poi, dopo aver ringraziato Zingaretti per non essere andato al corteo di oggi, ha detto chiaramente: "Io sono antifascista. Il fascismo é stato il male assoluto".

MILANO PARTIGIANA E 'RESISTENTE'IN PIAZZA - I partigiani e la Resistenza come ricordo storico, ma i cui valori - democrazia e uguaglianza - vengono declamati come attualissimi ancora oggi. E poi il presente: la mancanza di lavoro, i diritti negati, la crisi, la poverta' diventata lo spettro anche della middle class, la contestazione alle politiche ''anti-sociali'' del Governo Monti. Sono stati questi i temi della celebrazione del 25 aprile a Milano. Una giornata della Liberazione con migliaia di partecipanti (molte le bandiere del Pd e di Rifondazione Comunista) che e' filata via tranquilla - nonostante le preoccupazioni della vigilia e le scritte naziste comparse in centro citta' - solo con le tradizionali proteste al presidente della Provincia, Guido Podesta', e poi anche al governatore lombardo Roberto Formigoni, assente (quando e' stato citato dall' assessore Domenico Zambetti i fischi hanno assordato piazza Duomo).

'Protagonisti' sono stati quindi il lavoro, la recessione e sopratutto Susanna Camusso. La segretaria generale della Cgil e' stata continuamente applaudita e salutata da decine di persone contenute, in maniera cortese, dal servizio d'ordine. Anche il sindaco Giuliano Pisapia ha preso la sua 'dose' di applausi. Il corteo e' partito verso le 15 da corso Venezia con la banda musicale e i gonfaloni del Comune, Provincia (tante anche le citta' dell'hinterland) e Regione. Hanno sfilato compatti l'Associazione dei partigiani (Anpi), le Acli, gli amici di Israele, gli ex deportati (Aned), l'Associazione dei partigiani cristiani, la Brigata Ebraica. Erano presenti tanti giovani fra cui esponenti dei centri sociali e del movimento 'No Tav' che pero' si sono limitati a qualche fumogeno durante il comizio conclusivo in piazza Duomo e a qualche striscione (fra cui 'Essere partigiani e' stare dalla parte di chi lotta'). Susanna Camusso come e' solita ha parlato con la consueta chiarezza e non ha risparmiato il Governo: ''Monti non sta facendo un buon lavoro perche' ha annunciato un programma di rigore, equita' e crescita e vediamo solo il rigore. Non vediamo equita' nei provvedimenti, soprattutto non vediamo crescita e lavoro''.

''Senza lavoro e creazione di lavoro non si esce dalla crisi'', ha insistito proponendo un piano sul lavoro: ''incentivare le assunzioni, sbloccare gli investimenti, favorire il fatto che i prestiti che la Bce fa alle banche si traducano in credito per i cittadini e le imprese e non semplicemente nell'acquisto di titoli di Stato''. Ancor piu' critico e' stato Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione Comunista: ''Monti e' un tecnocrate e uno scienziato insensibile, si comporta come uno scienziato che fa esperimenti solo che invece di farli in laboratorio li fa sulla gente. E' una cosa priva di morale. Altrimenti avrebbe visto che la sua ricetta e' sbagliata perche' sta aggravando la crisi producendo una sofferenza sociale enorme che non fa nessuna giustizia. L'avrebbe dovuta abbandonare invece continua come se nulla fosse''. Se Pisapia ha rilevato che ''oggi e' tempo di una nuova Liberazione, di una nuova rivoluzione morale'', Podesta' ha sottolineato che ''c'e' sempre un piccolo gruppo di intolleranti che non capisce il valore della democrazia e il senso stesso di questa giornata''.

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