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25 aprile: Napolitano, 'Estirpare marcio da partiti, subito legge finanziamento'

Così Napolitano: 'Partiti si riformino e no voto a ottobre'. Bruciata lapide partigiano a Bergamo.

27 aprile, 10:16
Giorgio Napolitano tra i tricolori a Pesaro
Giorgio Napolitano tra i tricolori a Pesaro
25 aprile: Napolitano, 'Estirpare marcio da partiti, subito legge finanziamento'

dell'inviato Fabrizio Finzi

PESARO - "Estirpare il marcio" che da troppi anni cresce al loro interno, dare "trasparenza" al sistema di finanziamento pubblico e iniettare nuova linfa alla democrazia con immediate riforme politiche: ecco la ricetta che Giorgio Napolitano prescrive ai partiti italiani, malati gravi d'Europa eppure soggetti "indispensabili" per la democrazia. Il rischio è, altrimenti, altissimo: consegnare le chiavi del Paese al "demagogo di turno". Il presidente della Repubblica sfrutta le celebrazioni per i 67 anni della Liberazione per una difesa a tutto campo della politica come bene comune e dell'essenzialità del ruolo dei partiti lanciando un vero e proprio anatema contro il qualunquismo e l'allontanamento dei cittadini dalla 'res publica'. E' il gelido vento dell'anti-politica a preoccupare il capo dello Stato che vede i mercati sempre più aggressivi ed i partiti sempre più inquieti. Le elezioni infatti ci saranno. Ma non ora, solo "alla scadenza naturale della legislatura", avverte Napolitano quasi a smorzare sul nascere le voglie da resa dei conti che stanno crescendo tra le forze politiche. Come dimenticare gli insegnamenti della storia, quasi urla il presidente al microfono di piazza del popolo a Pesaro dove ha scelto di celebrare il 25 aprile. Il ventennio fascista ha portato ad una "intossicazione delle coscienze", al pregiudizio che la politica fosse una cosa "sporca", al vento dell'antipolitica, male antico dell'Italia come dimostra il partito dell'Uomo Qualunque fondato da Guglielmo Giannini nell'immediato dopoguerra.

Ed è solo la premessa di un potente discorso preparato a lungo e con cura nel quale Napolitano sembra quasi dettare l'agenda politica dei prossimi mesi: niente voto anticipato, il clima politico - paradossalmente - oggi permette di cambiare. Via quindi al bisturi per salvare l'immagine disastrata dei partiti. "Limiti e controlli per i loro finanziamenti". Rimboccarsi le maniche e sfruttare l'anno a disposizione "per varare una nuova legge elettorale che restituisca ai cittadini la possibilità di scegliere i loro rappresentanti e non di votare dei nominati dai capi dei partiti". Come andare a votare in queste condizioni e con questa legge elettorale, sembra dire senza dirlo il capo dello Stato. La Resistenza, quindi. Il recente passato della nostra storia: un raggio di luce che ha parzialmente riscattato l'ignominia della dittatura e dell'alleanza nazi-fascista. "Ci si fermi a ricordare e a riflettere, prima di scagliarsi contro la politica", ammonisce Napolitano ad una piazza attenta. "E invece cresce la polemica, quasi con rabbia, verso la politica. E si prendono per bersaglio i partiti, come se ne fossero il fattore inquinante". Ma non si deve cadere in questi "abbagli fatali" perché "nulla ha potuto e può sostituire il ruolo dei partiti". Allora, subito, "estirpare il marcio" "senza abbandonarsi ad una cieca sfiducia nei partiti" e soprattutto tagliare l'erba sotto i piedi del "demagogo di turno" perché il movimento dell'Uomo Qualunque "in breve tempo sparì senza lasciare alcuna traccia positiva per il Paese".

"Non esitino e non tardino" i partiti a fare pulizia e rinuncino alla "sfiducia preconcetta ed aggressiva" quando si tenta di fare delle riforme indispensabili per il futuro del Paese. La parola 'spread' non viene mai usata dal presidente ma rimbomba tra la gente raccolta a piazza del Popolo di Pesaro quando Napolitano ripete il mantra di queste settimane: "rinnovamento, fiducia e unità" per affrontare la crisi "drammatica per le famiglie in condizioni più difficili", per quanti "rischiano il posto di lavoro" e per i troppi giovani completamente "fuori da concrete possibilità di occupazione". La piazza applaude: "tieni duro, presidente", gli urlano in tanti. A poche centinaia di metri una ventina di neofascisti di Forza Nuova contestavano pacificamente il "presidente delle banche" tra l'indifferenza dei pesaresi.

MONTI E NAPOLITANO, COME NEL '45 TUTTI UNITI CONTRO CRISI
di Federico Garimberti

La crisi, come l'occupazione nazifascista, si sconfigge solo tutti uniti. Giorgio Napolitano e Mario Monti, nel celebrare l'anniversario della resistenza, lanciano lo stesso accorato appello: per superare l'attuale momento di difficoltà si deve ritrovare quella coesione che permise la Liberazione del Paese. "Dinanzi alla crisi abbiamo bisogno di attingere alla lezione di unità nazionale che ci viene dalla Resistenza e abbiamo bisogno della politica come impegno inderogabile", afferma il capo dello Stato da Pesaro. Parole molto simili a quelle pronunciate, a trecentocinquanta chilometri di distanza, dal capo del governo. Lo "spirito della liberazione", dice al termine di una visita al museo di via Tasso, oggi può essere molto utile di fronte alle "nuove, gravi, difficoltà economiche e sociali" che l'Italia deve affrontare. Una sfida che potrà essere vinta solo "se tutti lavoreremo nell'interesse del bene comune".

Durante la seconda guerra mondiale, prosegue, la battaglia era certamente più "drammatica" e l'obiettivo erano la "pace e la democrazia". Ma oggi serve lo stesso impegno per superare una sfida ugualmente complessa: "Mettere in atto i principi del rigore, della crescita e dell'equità". Per riuscirci, ammonisce però Monti, non esistono "scorciatoie" perché l'unica strada percorribile è quella che parte dal "rigore" per arrivare "gradualmente" a una "crescita sostenibile". Il premier ricorda che l'attuale situazione è "l'amaro frutto" di decenni di malgoverno, in cui "il sistema politico ha alimentato l'illusione di poter vivere al di sopra dei nostri mezzi". Ed ora, per il bene delle future generazioni, è indispensabile liberarsi di "alcuni modi di pensare e di vivere", facendo quei "grandi sacrifici" per cui ringrazia i cittadini. "Mi auguro - aggiunge - che ciò sia compreso dalle forze politiche, economiche, sociali", perché "tutti devono dare il proprio contributo". Tanto l'appello di Monti quanto quello di Napolitano sono rivolti alle forze politiche che - complice il voto in Francia - da giorni chiedono al governo di fare di più per la crescita. Pressing al quale il premier non ha volutamente risposto perché, ripetono dal suo staff, "da gennaio siamo impegnati sul fronte comunitario proprio per rilanciare il Pil".

Senza che ciò implichi, precisano le stesse, un "rilassamento" sul fronte, altrettanto indispensabile, del rigore. Il timore a palazzo Chigi è che il pressing, in particolare del Pdl (dove si è aperto un dibattito molto acceso sulla necessità di cambiare il Def e il patto di bilancio europeo) ma anche del Pd, si trasformi nella messa in discussione del rigore di bilancio. Cosa che Monti, consapevole dei rischi che ciò comporterebbe sui mercati e per lo spread, non intende assolutamente fare. Da qui le parole di oggi, attentamente calibrate a questo scopo. Dal partito di Berlusconi, però, continuano piovere appelli a fare di più: Fabrizio Cicchitto arriva a legare la durata del governo alla capacità di Monti di ottenere risultati sul fronte della crescita. Mentre Sandro Bondi ammonisce il premier sul fatto che la scelta di privilegiare solo l'austerità è rischiosa. Anche dal Pd, però, non mancano voci critiche: Stefano Fassina, ad esempio, sostiene che la linea di politica economica dominante in Europa e in Italia non porterà da nessuna parte.

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