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Bossi: 'Inchieste organizzate da Roma padrona'. Dagrada ai pm: 'Nelle casse soldi in nero'

La segretaria, sentita dai magistrati, conferma quanto emerso dalle intercettazioni. Maroni: 'Si riparte, piu' forti di prima'. Il Senatur: 'Non e' Giuda, ha fatto una corrente'

06 aprile, 14:14
Bossi oggi a Gemonio
Bossi oggi a Gemonio
Bossi: 'Inchieste organizzate da Roma padrona'.  Dagrada ai pm: 'Nelle casse soldi in nero'

"A mio parere sa tanto di organizzato, noi siamo nemici di Roma padrona e ladrona, dell'Italia, uno Stato che non riuscirà mai ad essere democratico", ha detto Umberto Bossi a proposito delle inchieste che riguardano la Lega. "Maroni non è Giuda" e ha "solo fatto una specie di corrente, i barbari sognanti, che non penso sia con me ma neppure contro di me", ha aggiunto. "La Lega è pericolosa, perché è sotto l'occhio non solo di Roma farabutta che ci ha dato questo tipo di magistrati ma anche della militanza, quindi bisogna fare le cose giuste che interessano la gente". Sull'ipotesi di ricandidatura ha spiegato: "Non abbiamo deciso ancora, quando faremo il congresso, allora ve lo diro'".

Bossi ritiene che il nuovo tesoriere della Lega Stefano Stefani "debba rintracciare tutta una faccenda molto oscura, anche l'avvento di questi che poi si scoprono legati alla mafia". 

''Nelle casse della Lega Nord sono entrati anche soldi 'in nero'', ha pero' detto la segretaria amministrativa del Carroccio, Nadia Dagrada, ai pm di Milano e di Napoli, che l'hanno interrogata come testimone il 3 aprile. La donna ha così confermato ai magistrati quanto era emerso da alcune intercettazioni.

Sulla vicenda e' intervenuto anche il vescovo di Como: "Forse il fatto che ci sia un ricambio al vertice potrebbe aprire una stagione nuova per la Lega, una stagione di riflessione e di dialogo, evitando toni di tipo rivoluzionario ed anti-costituzionale che, forse, hanno fatto anche il male della Lega, in passato", ha detto mons. Coletti a Radio Vaticana.

MARONI SU FACEBOOK, SIAMO PIU' FORTI DI PRIMA -"Per noi giorno della passione e del dolore, ma da oggi si riparte": cosi' Roberto Maroni ha scritto sul suo profilo Facebook al termine della giornata in cui Umberto Bossi si e' dimesso da segretario federale. "Lasciate perdere i giornalisti prezzolati e le trasmissioni tv che ci sparano addosso - ha scritto Maroni, che ha postato sul suo profilo un'immagine che lo ritrae con il senatur -, oggi per noi leghisti è il giorno della passione e del dolore, ma da domani si riparte. No non molliamo mai, chi ci da per morti ci allunga la vita. Iettatori fottetevi tutti, la Grande Lega è tornata piu' forte di prima. Godiamoci la santa Pasqua e poi ale', ripartiamo alla grande. Padania Libera".

BOSSI LASCIA,TRIUMVIRATO FINO CONGRESSO - Quello che nessun leghista si sarebbe mai atteso è avvenuto: Bossi, l'uomo del fortunato slogan "mai mulà" ha mollato e si è dimesso da segretario della sua creatura oggi pomeriggio, in via Bellerio, davanti al Consiglio Federale. Ha lasciato affidando la guida della 'sua' Lega ma "fino al congresso in autunno" ad un triumvirato composto da Roberto Maroni, indicato da settimane come l'uomo che ha dato il via alla battaglia contro il cosiddetto Cerchio magico, da Roberto Calderoli e dalla veneta Manuela Dal Lago.

Ma è stato Roberto Maroni a raccontare il momento di commozione e l'abbraccio finale con Umberto. "C'é stata grande commozione - ha spiegato con la voce tremante - quando Umberto ci ha detto che la sua decisione era irrevocabile. Gli abbiamo chiesto di non farlo ma ha tenuto il punto. Io gli ho detto che se in ottobre si presenterà candidato segretario lo sostengo". In serata è lo stesso Bossi ad ammettere le lacrime: "ho pianto, ma poi ho smesso perché piangevano tutti" dice negando di credere in tradimenti di Maroni e assicurando che comunque non sparirà dalla scena politica: "Io non avevo nessuna voglia di star lì perché è giusto che ci sia mano libera per lavorare. Io ero solo d'intralcio, era inutile per me restare. Ma questo - assicura - non è un addio al partito. Resterò anche se solo come simpatizzante".

Non aveva ceduto in mille battaglie Bossi, non con avversari politici interni od esterni. Non davanti a problemi giudiziari che coinvolsero la Lega negli anni '90 e neppure davanti alla malattia nel 2004. Mai mula'. Ma oggi ha ceduto il testimone e la guida della Lega fino a quel Congresso federale mille volte invocato negli ultimi mesi dai leghisti più vicini a Maroni, ma non solo. E che ora appare come un'ancora di salvezza nella tempesta che sta attraversando il Movimento fondato ormai tre decenni orsono dall'Umberto da Cassano Magnago.

Nel giorno in cui sembra trionfare la linea dei 'Barbari' sognanti maroniani e sembra scomparso del tutto il cosiddetto Cerchio magico (uno di coloro che vengono iscritti da tempo a quest'ultimo gruppo, Marco Reguzzoni, oggi non si è neppure presentato al Federale), Bossi, sotto pressione per le inchieste giudiziarie che coinvolgono la sua famiglia, entraa via Bellerio e dice "In Lega chiunque sbaglia paga, qualunque nome porti".

Ora Giancarlo Giorgetti, uno che a Bossi è sempre stato vicino, spiega che "Umberto covava da tempo la decisione dentro di se". Giorgetti non è uso alla retorica ed è assolutamente parco nei commenti ma si sente che è sincero e commosso. Eppure si fatica a credere che Bossi covasse da tempo la decisione. Anzi, fino all'ultimo ha compiuto gli atti che compie un leader, assumendo sempre su di sé le decisioni, senza mai mollare di un centimetro lo scettro. Anche poche ore fa ha ribadito che sua, e solo sua, era la decisione di far dimettere il tesoriere Belsito, al centro dell'inchiesta e che lui avrebbe indicato il sostituto. Così è stato.

Nel contempo ha anche fatto il passo indietro che nessuno delle migliaia di militanti che da più di 20 anni si trovano sul prato di Pontida o a Venezia o nei mille comizi tenuti in paesini dal nome mai sentito, si sarebbe mai atteso. Dicono i presenti che Bossi era "sereno" al momento dell'annuncio, lo conferma anche lo schivo Giorgetti (che era stato indicato come uno dei possibili triumviri) e che tributa al capo parole di affetto profondo "Bossi ha dimostrato anche oggi di essere un gigante. Ha agito per difendere la Lega e la sua famiglia. Vuole più bene alla Lega che a se stesso". Nessuno dei maroniani o comunque degli oppositori del Cerchio magico si sente oggi un traditore del 'capo' e tutti alzano le spalle quando gli si chiede delle contestazioni ( compiute da una decina di militanti) fuori da via Bellerio. Sembra proprio il giorno del tramonto del sole politico di Bossi. Ma nessuno ci vuol credere. Non certo il suo vecchio amico Erminio Boso dalla sua baita trentina: "Umberto farà ancora grandi cose, aspettate e vedrete. Tranquilli. Per vedere il tramonto c'é ancora tempo".

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